Forti piogge e violente precipitazioni ma il vino è al di sopra delle aspettative. Studio per valutare l'impatto delle cimici sul profumo del vino
Ha avuto luogo la tredicesima giornata della vite e del vino. Si è parlato della vendemmia difficile a causa delle piogge, ma anche della buona qualità dei vini prodotti. Preoccupano i giallumi in crescita e la presenza delle cimici

TRENTO. Si è tenuta oggi, mercoledì 16 dicembre, la tredicesima giornata tecnica della vite e del vino. Hanno partecipato l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli, e il presidente Mirco Maria Franco Cattani. È stata fatta la tradizionale valutazione della vendemmia, che è stata giudicata come difficoltosa (per via delle piogge di agosto e settembre), ma molto produttiva. La produzione infatti ha avuto un aumento del 5,7% rispetto al 2019, mettendo in luce due punti di forza della filiera trentina: la vocazionalità del territorio e la vendemmia manuale.
La pioggia caduta a marzo e tra agosto e dicembre è stata superiore alla media e questo ha determinato una vendemmia con qualche criticità. Dal punto di vista fitosanitario, le preoccupazioni si sono concentrate nelle prime due decadi di giugno con continue precipitazioni che hanno determinato attacchi di peronospora, un fungo che impedisce la maturazione dell’uva. La comparsa del fungo è stata veloce e solo un'attenta e precisa difesa fitosanitaria è riuscita a contenere le problematiche. La minaccia che più preoccupa i viticoltori è quella dei giallumi. Si conferma infatti un trend in crescita della presenza di viti sintomatiche che necessitano di estirpazione immediata e di un'attenta difesa insetticida.
L’evento meteorologico cruciale è stata la perturbazione del 29-30 agosto: sull'intero Trentino sono caduti oltre 90 millimetri di pioggia. L'esagerata quantità di acqua ha aperto ad una successiva fase critica per la situazione sanitaria, portando a concentrare la vendemmia nella seconda decade di settembre. Per contro, la trasformazione si è svolta senza particolari problemi, salvo il ricorso a più consistenti interventi di arricchimento dei mosti. Fermentazioni molto regolari con un‘ottima fermentescibilità dei mosti e produzione limitatissima di acidità volatile, “potremmo spingerci a dire - affermano i tecnici - come mai visto”. Non è facilmente spiegabile: l’ipotesi principale è che le eccezionali piogge abbiano provocato una maggiore presenza di fattori di crescita dei lieviti. Inoltre si pensa che la grande quantità d’acqua abbia dilavato i fitofarmaci, lasciando uve particolarmente pulite.
La qualità dei vini è al di sopra delle aspettative, con profili aromatici di tutto interesse e con buona tenuta delle acidità. Nei vini rossi il colore e la dotazione tannica sono ottimali, le macerazioni si sono avvantaggiate di una buccia comunque molto matura e fragile che ha permesso di ottenere buone estrazioni dei composti fenolici. Il limite maggiore sembra riscontrarsi nella struttura dei vini, non sempre ottimale, ma si spera che l’attenta gestione sul deposito feccioso fine possa permettere di recuperare sufficientemente il volume del vino desiderato.
Nel 2020 dopo diversi anni di valutazione del comportamento di alcuni genotipi resistenti si sono registrati quattro nuove varietà provenienti dall'attività di miglioramento genetico di FEM. Le varietà sono Charvir (Merzling X FR 946-60) adatto come base spumante; Valnosia (Nosiola X Bianca) varietà a bacca bianca con note di nocciola e aromi che richiamano a note tioliche. A bacca nera sono stati iscritti Termantis e Nermantis entrambi ottenuti dall’incrocio (Teroldego X Merzling) con caratteristiche di fruttato e floreale simili al Teroldego.
Queste prime varietà tolleranti verso peronospora e oidio sono le prime iscrizioni al Registro Nazionale delle Varietà da Vino, e l’attività nei prossimi anni vedrà la selezione di varietà con geni di resistenza tra oltre 200 genotipi scelti tra i semenzali risultati resistenti a diverse condizioni di temperatura e umidità, ottimali per lo sviluppo dei funghi. Successivamente questi semenzali sono valutati in pieno campo per le loro caratteristiche produttive. L’attività di valorizzazione di questi genotipi è realizzata dal Consorzio Valorizzazione Vite (CIVIT) realizzato da FEM e AVIT (Associazione Vivaisti Viticoli Trentini).
È emerso che in ambito vitivinicolo la presenza delle cimici sui grappoli d’uva, seppur non determini gli stessi disastrosi effetti, ha creato un certo allarmismo a causa dei liquidi fisiologici rilasciati dall’insetto stesso durante la fase di raccolta, pigiatura e spremitura. Tali liquidi, infatti, sono caratterizzati da un odore particolarmente sgradevole che potrebbe in qualche modo compromettere le caratteristiche organolitiche dei prodotti finali
Per poter dare una risposta concreta a tale quesito, il Dipartimento Alimenti e Trasformazione del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach ha avviato uno studio sperimentale mirato a valutare i rischi associati alla presenza della cimice, andando a monitorare la stabilità chimica/biochimica e la possibile evoluzione di tale composto in mosto e vino. I risultati preliminari evidenziano come la molecola responsabile dello sgradevole odore tenda a degradarsi velocemente durante il normale processo di trasformazione da uva a vino.















