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"Ha aspettato di diventare maggiorenne per non addossarci colpe''. Vittorio si è tolto la vita a due giorni dal 18esimo compleanno. Il dramma di una famiglia e l'aiuto di Ama

In Trentino c'è l'associazione Ama che grazie ai gruppi di auto mutuo aiuto è un sostegno fondamentale per tante famiglie. Qui la testimonianza di una famiglia letta per Ama da Giacomo Anderle

Di Giuseppe Fin - 30 novembre 2020 - 19:11

TRENTO. Ogni morte lascia un vuoto incolmabile: ci si sente privati di una presenza unica che non potrà più essere rimpiazzata. L’impatto di un suicidio sulle famiglie, sulla rete sociale, amicale e sulla comunità è rilevante, anche dopo molto tempo dall’evento. Ogni cosa viene travolta.

 

In questi casi è di fondamentale importanza lo sforzo che alcuni intraprendono per uscire dall’isolamento sociale grazie anche e soprattutto alla creazione di nuove relazioni o al proprio coinvolgimento in varie forme di impegno come il volontariato.

 

Tra le risorse importanti c'è il sostegno reciproco che i 'sopravvissuti' mettono in atto mediante i gruppi di auto mutuo aiuto. Questi gruppi esistono in tanti Paesi. Ve ne sono alcuni anche in Italia, incluso il Trentino attraverso l’Associazione Ama (qui il sito).

 

Tra di loro ci sono anche i genitori di Vittorio (nome di fantasia), un ragazzo che due giorni dopo essere diventato maggiorenne si è suicidato. “Ha aspettato essere diventato maggiorenne per non addossarci alcun genere di responsabilità” raccontano i loro genitori in una testimonianza che per Ama è stata letta da Giacomo Anderle.

 

Qui il video della testimonianza

 

 

 

Vittorio, in mezzo agli altri, è stato sempre un ragazzo timido e riservato ma in casa, invece, era ironico, affettuoso e simpatico. I suoi problemi di ansia iniziarono l'ultimo anno di scuola media. In classe era presente un gruppo di ragazzine bulle che avevano messo a dura prova gli equilibri.

 

Fu in quegli anni che Vittorio iniziò a ritirarsi in se stesso, a smettere di fare sport e a diventare solitario. “Pensavamo che il passaggio alle superiori, con un nuovo inizio, fosse positivo. Alla fine del primo anno fu uno dei pochissimi ad essere promosso senza alcun debito”.

 

I problemi, però, sono tornati all'inizio della seconda. I mal di testa, la nausea, il non riuscire ad entrare a scuola, la paura. Tra un tentativo e l'altro smise di frequentare le lezioni definitivamente prima di Natale. I compagni di classe e i professori cercarono di aiutarlo. “Siamo stati aiutati da una psicologa e ci rendemmo conto che non sarebbe più tornato nella stessa scuola” riportano nella testimonianza i genitori. Ecco allora che poi è stata scelta una scuola privata per poter continuare gli studi. “Le sue difficoltà di stare in mezzo agli altri – raccontano il padre e la madre - sembravano aumentare il suo stato d'ansia. Così ricorremmo anche all'aiuto di una piccola terapia farmacologica e ad alcuni colloqui con lo psichiatra e con una psicologa familiare”.

 

Vittorio si trovava bene solo a casa con il suo computer e i videogiochi. La casa divenne ben presto il suo rifugio – prigione. Diceva sempre di no agli amici usando varie scuse. “Non avevamo la reale percezione della situazione perché le richieste degli amici arrivavano sul cellulare di Vittorio e non come una volta suonando il campanello”.

 

Essendo una scuola privata alla fine dell'anno scolastico è stato necessario affrontare degli esami in una scuola riconosciuta a Roma. Lo scoglio più grande per Vittorio che chiese alla madre di accompagnarlo. Qui, la madre, vide le ansie del figlio e si accorse anche che si era innamorato di una ragazza. Questo generava altra ansia.

 

Gli esami andarono benissimo e Vittorio sembrava poi rinato, era pieno di positività. Un momento positivo che però durò poco. La situazione, ad un tratto, infatti, è degenerata. Forse a causa di un probabile rifiuto della ragazza che gli piaceva. “Non lo sappiamo con certezza – spiegano i genitori – ma da quel momento iniziò il suo inesorabile avvitamento su se stesso e smise di essere socievole in casa”.

 

Continuava con regolarità a prendere i farmaci, ad andare dalla psicologa. Diventò sempre più silenzioso e lontano. Ha aspettato di diventare maggiore e a due giorni dal suo 18esimo compleanno si è tolto la vita.

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