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Suicidi e autolesionismo fra i giovani, la referente del gruppo Ama Trento: “Dopo un 2020 disastroso, con le prime riaperture vediamo miglioramenti”

L'emergenza sanitaria e le normative governative anti-contagio, dice Monica Sadler (referente del progetto di ascolto e sostegno dell'Ama dedicato ai giovani): "Hanno portato ad un aumento dei casi di suicidio e di autolesionismo fra i giovani. Dopo un 2020 disastroso oggi vediamo i primi segnali di miglioramento"

Di Filippo Schwachtje - 11 giugno 2021 - 06:01

TRENTO. A circa 15 mesi dallo scoppio della pandemia, l'impatto avuto dal Coronavirus sulla società continua a delinearsi in maniera sempre più chiara. Nel numero di decessi giornalieri si è consumata la fine di un'intera generazione spazzata via dal virus, nel numero dei ricoveri si è intravisto il dramma dei reparti ospedalieri sempre sul limite della saturazione, nei dati sull'andamento economico le difficoltà di chi ha dovuto chiudere la propria attività per mesi e di chi non è riuscito a riaprire. Non ci sono ancora cifre, però, in grado di restituire la portata della tragedia che nei mesi più duri della pandemia ha visto protagonisti i più giovani.

 

“Dal punto di vista dei suicidi giovanili, dell'aumento dei fenomeni di ansia, depressione e degli episodi di autolesionismo, il 2020 e i primi mesi del 2021 sono stati un vero e proprio disastro”. A parlare è Monica Sadler, referente di Tra-di-Noi Youngle, il progetto di ascolto del gruppo di Auto Mutuo Aiuto di Trento dedicati ai giovani dai 10 ai 35 anni. “Negli ultimi mesi – spiega Sadler – con il migliorare progressivo della situazione pandemica sembra che i ragazzi stiano pian piano ritornando a sognareTornare a scuola ha aiutato molto, ma la problematica è complicata e con ramificazioni di cui è difficile riuscire a valutare le conseguenze al momento”.

 

Il servizio che offre Youngle si basa sul concetto di peer education ed è in sostanza una chat anonima di sostegno dedicata ai giovani dai 10 ai 35 anni. “Dall'altra parte dello schermo – racconta Sadler, referente del progetto per l'Ama di Trento – a rispondere ai ragazzi ci sono giovani volontari dai 18 ai 35 anni. Nel 2020 il numero di giovani che hanno usufruito del nostro servizio è praticamente triplicato”. Nelle discussioni e nelle richieste d'aiuto arrivate all'Ama le problematiche sollevate erano spesso relative alla rabbia e alla frustrazione per le misure anti-contagio e alla paura nei confronti della pandemia. “La maggior parte di loro non era spaventata di ammalarsi, ma di poter creare problemi ai genitori, agli zii o ai nonni” sottolinea la referente del progetto.

 

A pesare anche la partecipazione scolastica in presenza altalenante, con molte classi che si sono ritrovate per lunghi periodi ad alternare giorno per giorno la presenza in classe e la didattica a distanza. “Negli ultimi mesi sta andando un po' meglio – ribadisce Sadler – ma nella prima e seconda ondata è stato un disastro: alcuni dei giovani che ci contattavano in chat trovavano rifugio nell'autolesionismo, il comune denominatore era un forte stato di ansia che spesso sfociava anche nella depressione”. Un problema che, tragicamente, ha portato ad un aumento dei tentativi di suicidio fra i più giovani sul territorio provinciale. “A Trento e dintorni – spiega la referente di Youngle – sia i tentativi che i suicidi effettuati sono aumentati in seguito all'arrivo del Covid. Nel corso del 2020 ci hanno scritto in molti per chiedere aiuto, raccontandoci di essere dei 'sopravvissuti' o di conoscere amici che avevano deciso di farla finita. Nell'ultimo periodo fortunatamente il tema è meno evidente”.

 

Con la ripresa delle lezioni in presenza e il graduale allentamento delle misure anti-contagio degli ultimi mesi la situazione infatti è migliorata, spiega Sadler: “In generale dividerei i ragazzi in tre categorie: quelli che si sono resi conto di apprezzare la scuola e sono stati entusiasti d'aver avuto la possibilità di tornare dietro ai banchi, quelli che hanno fatto più fatica a riallacciare i rapporti e riprendere una normale vita sociale dopo mesi di chiusura e infine quelli che nel corso della pandemia hanno deciso di ritirarsi del tutto, evadendo i rapporti con le persone rinchiudendosi in casa”. Si parla, in quest'ultimo caso, dei cosiddetti hikikomori, di chi cerca l'isolamento e il confinamento sociale evitando il più possibile il contatto con il mondo esterno. “In questo contesto non possiamo ancora parlare di un aumento – spiega Sadler – si potrà fare un bilancio solo a settembre quando sarà possibile quantificare quanti ragazzi saranno tornati a scuola”.

 

Oggi la situazione comunque sta migliorando – conclude la referente del progetto – con le riaperture i più giovani hanno potuto progressivamente riappropriarsi della socialità, delle loro passioni e dei loro sogni. Tanti hanno smesso di scriverci per cercare aiuto e hanno iniziato a raccontarci dei loro progetti per il futuro, delle loro aspettative”. 

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