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Il "Ragno delle Dolomiti" compie 91 anni. La vita di Cesare Maestri tra polemiche, scalate (e discese) in solitaria

Scrittore, partigiano e alpinista fortissimo dalle Dolomiti alla Patagonia. Con la sua intensa carriera alpinistica e il suo approccio moderno, Cesare Maestri contribuì a dare uno slancio importante alla tecnica d'arrampicata e allo sviluppo di nuovi materiali da montagna 

Di Lucia Brunello - 02 ottobre 2020 - 18:04

MADONNA DI CAMPIGLIO. E' nato nel 1929, 91 anni fa, colui che nel panorama alpinistico mondiale è conosciuto come “il Ragno delle Dolomiti”. Stiamo parlando di Cesare Maestri, alpinista oggi considerato come un innovatore oltre ad essere stato uno dei primi ad affrontare vie di sesto grado (all'epoca ritenuto il grado di massima difficoltà) in solitaria in salita, ma soprattutto in discesa, come era solito fare solo il leggendario Preuss.

 

Rocciatore fortissimo, scrittore, guida alpina e partigiano, è nato e ha vissuto tutta la vita in Trentino, dove vive ancora a Madonna di Campiglio. Dai monti dolomitici, alla Patagonia. La sua intensa carriera alpinistica e il suo approccio moderno alle difficoltà, hanno contribuito a dare uno slancio alla tecnica di arrampicata e allo sviluppo di nuovi materiali da montagna.

 

Dopo l'esperienza in guerra come partigiano comunista e la partecipazione alla guerra di Liberazione, tornò a Trento. Qui, cercando un modo per incanalare lo stress derivato dall'esperienza bellica, incomincia ad arrampicare, dando inizio ad una carriera che l'ha visto su vie nuove, su pareti invernali, in discesa, di notte, in solitaria: comunque sempre al limite delle possibilità umane.

 

La prima grande impresa non si fece infatti attendere: nel 1950, a soli 21 anni, salì in solitaria la Preuss al Campanil Basso, nelle Dolomiti di Brenta, dove nei due anni successivi fece la Detassis-Giordani sul Croz dell’Altissimo, e la via Dibona. Da qui in poi fu un inanellarsi di un'ascesa memorabile dopo l'altra: dalla Comici sul Sassolungo, alla Solleder sulla Civetta

 

Una personalità unica, che in questo video esclusivo possiamo vedere insieme al giornalista trentino Nereo Pederzolli, parlare della propria infanzia in una passeggiata tra i "Casoni" che l'hanno visto crescere (qui il video).

 

Le cronache alpinistiche degli ultimi venti anni si sono spesso occupate di lui, intrecciando la descrizione delle sue imprese con grandi polemiche che di tanto in tanto mettevano in evidenza il tumultuoso temperamento dello scalatore trentino. "Eppure se vi è un personaggio simpatico, questo è proprio Cesare Maestri. Le sue arrabbiature, le polemiche feroci, gli atteggiamenti dittatoriali, le reazioni infantili, ce lo rendono troppo umano per definirlo antipatico. Insofferente, ma allo stesso tempo dipendente dal giudizio degli altri; anarchico, ma desideroso di dominio; solitario, ma sensibile agli applausi del pubblico", è infatti come Gian Pietro Motti ha descritto lo scalatore trentino nel libro "La storia dell'Alpinismo".

 

L’attività extraeuropea di Cesare Maestri va poi quasi esclusivamente riferita ad una montagna: il Cerro Torre. Con questa cima delle Ande patagoniche, da alcuni definita la montagna più difficile del mondo, Maestri ha aperto un conto fin dal lontano 1959.

 

In quell'anno partecipò infatti con Toni Egger e Cesarino Fava, ad una spedizione al Cerro Torre, in Patagonia. La spedizione, che affrontò la parete nord, vide la morte di Toni Egger per una valanga durante la discesa; Maestri dichiarò di aver raggiunto la vetta con Egger, ma di non avere prove concrete dell'impresa. Questo fatto sollevò moltissime polemiche. Basti pensare che, ad oggi, lo stesso Reinhold Messner sostiene che Maestri quel giorno non abbia raggiunto la cima. Nel 1970 Cesare Maestri tornò sul Cerro Torre, questa volta risalendo lo spigolo sud-est con l'uso di un compressore per piantare i chiodi sulla roccia invece del tradizionale martello, fino al limite del fungo di ghiaccio terminale, senza giungere in vetta. Anche in questo caso vi furono polemiche, sia per l'uso del compressore che per la mancata scalata dell'ultimo tratto terminale sul ghiaccio.

 

Tornando indietro, nel 1955 sul Sass de Luesa fece in solitaria la via Vinatzer, quindi la Oppio al Croz dell’Altissimo. Nel 1956 ritornò sul Crozzon di Brenta dove percorse in discesa e in solitaria la via delle Guide. Due importanti realizzazioni risalgono al 1956: la via Micheluzzi al Piz Ciavazes e la prima solitaria invernale dello spigolo nord del Cimon della Pala.

 

Nel corso della sua attività alpinistica Maestri ha portato a termine circa 3.500 salite di cui almeno un terzo in solitaria. La sua passione per la montagna l’ha spinto a continuare ad arrampicare. All’età di 69 anni arrampicava ancora così bene che nel 1998 ripeté la via Maestri-Alimonta alla Rocca di San Leo. 

 

Indipendentemente da quelle che possono essere le opinioni personali su Cesare Maestri, nessuno può negare che quest'uomo abbia scritto indelebili pagine di alpinismo che, ad oggi, fanno ancora sognare.

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