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La storia del cervo Cristopher, abbandonato dalla madre e salvato da Gianluca. "Gli ho dato latte di capra e gli ho insegnato a brucare. Ora vive libero e selvatico"

Una mattina Gianluca vede fuori dalla finestra un piccolo di cervo e decide di tenerlo con sé. "Ora lui continua a tornare da me ma lo allontano. Cristopher deve stare tra i cervi, non l'ho tirato su per farne il mio personale animaletto domestico. Non doveva, e non deve, vivere come suppellettile ma come cervo. Posso essere felice solo se lui sta bene, e l'unico modo per farlo star bene è farlo rimanere con gli altri cervi"

Di Arianna Viesi - 19 luglio 2020 - 15:46

BELLUNO. Gianluca D'incà Levis è un curatore, nell'accezione più ampia del termine. Cura le cose: che siano mostre, luoghi, animali. Grazie al suo progetto, Dolomiti Contemporanee, vengono individuati, misurati, selezionati siti e spazi dal forte potenzialesiti trascurati, depressi, inutilizzati (come siti industriali, fabbriche abbandonate, complessi d’archeologia industriale dismessi, ai piedi delle guglie dolomitiche). Questi siti, risorse frustrate, vengono riattivati, attraverso processi incentrati su arte cultura. Un programma strategico d’azione, poi, consente di sviluppare e implementare sistemi articolati di reti che fungono da ossatura di sostegno al progetto, che (ad oggi) è supportato da oltre un centinaio di soggetti pubblici e privati (QUI ARTICOLO).

 

Il progetto prevede anche l'occupazione dei siti dismessi. Ed è proprio mentre si trovava in uno di questi siti (quello dell'ex villaggio Eni a Borca di Cadore) che Gianluca ha fatto un incontro speciale, un nuovo percorso di curatela che, presto, diventerà un libro.

 

 

"Sei anni fa - spiega Gianluca - sono arrivato a Borca di Cadore dove, insieme agli altri di Dolomiti Contemporanee, abbiamo portato avanti un progetto simile a quello degli altri siti (QUI SITO Dolomiti Contemporanee per approfondire)".

 

L'anno seguente, un mattino qualunque, guardando fuori dalla finestra, Gianluca s'accorse che, tra l'erba, c'era un piccolo cervo. "La madre, - racconta - che conoscevo da un anno e che conosceva bene me, non tornava. Abbandono di primavera? Non lo sapevo, a quel punto non sapevo ancora nulla. Qualcuno ipotizza addirittura che l'abbia voluto affidare a me. Quella mattina il cerbiatto urlava, non era prono, in autodifesa. Le madri abbandonano i piccoli per diversi motivi: se sono primipare, se ne hanno avuti due ad esempio".

 

A quel punto Gianluca - come sempre nella vita - ha dovuto scegliere. Prendersi cura (parole che tornano) di Cristopher (questo il nome del cervo) o voltarsi dall'altra parte, non curarsene appunto. "Se uno è distratto da mille incombenze, o non vede il cervo o non se ne preoccupa. Ma io, qui, sono venuto a vivere e il progetto si chiama Dolomiti Contemporanee. Per me è stato naturale decidere, in poco tempo, di tenere Cristopher con me".

 

 

Va detto: Gianluca non ha preso questa strada da solo. "Quel giorno ho passato ore ed ore al telefono con esperti di ungulati. Una cosa mi era ben chiara: se avessi deciso di prendere Cristopher, poi avrei dovuto tenerlo con me per uno o due anni (senza, per altro, essere certo dell'esito che questa 'curatela' avrebbe avuto). Mi sono detto che sì, faceva per me ed era la cosa giusta da fare. Mi sono chiesto: questo cervo deve morire? No, mi sono detto. Bisogna sempre dare un'opportunità alle cose di sorgere, o di risorgere. E' così che Cristopher è diventato un progetto, una curatela appunto".

 

Nel punto esatto in cui la madre (forse primipara) ha abbandonato Cristopher, Gianluca, da circa dieci mesi, era solito lasciare del cibo ad una volpe che spesso passava di lì. "Se dunque, alla fine di quel primo giorno, non avessi deciso di prenderlo, il cucciolo non sarebbe mai giunto al secondo. Quindi, per chi crede nella vita prima che nella morte, non c'era una scelta da compiere, ma un'unica cosa da fare".

 

"Mi sono messo a sostenere questo: che la natura non è la certezza della morte, ma la possibilità della vita".

 

Gianluca, così, decise di prendere Cristopher con sé, ma con una consapevolezza nuova (e precisa): Cristopher, da grande, sarebbe tornato da dove era arrivato. "Da subito ho interdetto tutti gli spazi in cui ho messo a vivere Cristopher alle persone. Nessuno, da quel momento, poteva venire in residenza qui a Borca. Ho deciso che Cristopher, quando sarebbe stato autonomo, sarebbe tornato in libertà. Ma, per far questo, avrei dovuto tenerlo selvatico, altrimenti non sarebbe più stato autonomo o sarebbe diventato pericoloso".

 

 

"Per un anno - continua - ho avuto cura di lui. Ho preso delle capre per dargli il latte, e  poi mi sono messo nudo a quattro zampe nel bosco per insegnargli a brucare, perché è così imparano dalla madre. Non è stato facile. Ho litigato anche con molte persone che volevano accarezzarlo, avvicinarsi. Ho tenuto le persone lontane. Ho limitato talmente tanto le sue interazioni con la gente che, dopo un anno, sono riuscito ad inserirlo in un branco di un centinaio di cervi selvatici. Ci sono voluti alcuni mesi perché lo accettassero ma alla fine Cristopher è tornato lì, da dove era arrivato".

 

Gianluca, insomma, c'era riuscito. Cristopher era restato un cervo libero, selvatico. "E' stata una scelta di responsabilità, figlia di una visione etica delle cose. Lui continua a tornare da me ma lo allontano. Cristopher deve stare tra i cervi, non l'ho tirato su per farne il mio personale animaletto domestico. Non doveva, e non deve, vivere come suppellettile ma come cervo. Posso essere felice solo se lui sta bene, e l'unico modo per farlo star bene è farlo rimanere con gli altri cervi".

 

Cristopher è nato nel 2015. "Va verso il sesto anno di vita - conclude Gianluca - e sta benone. Quella di Cristopher non è la storia di Bambi, di libruzzi tremendamente banali su animali e bosco ce ne son già molti, noi stiamo da un’altra parte, la parte opposta, dove si lavora sulla complessità della differenza tra le cose, e non sulle semplificazioni commerciali delle ecologie acritiche in strenna. Quella mattina Cristopher doveva avere l'opportunità di vivere, e siamo riusciti a dargliela" (QUI PER APPROFONDIRE).

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