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Trento
13 novembre | 19:52

''Separavamo i vitelli dalle mamme e i bimbi restavano scioccati, così abbiamo cambiato''. Storia dell'azienda che alleva in maniera etica le vacche: meno latte ma più benessere

L’esperimento di Lorenzo Azzolini e Nicole Giacomini cambia le regole dell’allevamento: vitelli che restano con la madre fin dalla nascita, meno latte ma più benessere e un nuovo modo di vivere la campagna. Il progetto ha suscitato l'interesse di esperti e istituzioni, tra cui l'Università di Padova e Milano, ma anche istituti del nord Europa, dove pratiche simili sono già in uso ed è oggetto di studio

di Giorgia De Santis

ARCO. Dare valore agli animali e unire sostenibilità ambientale e benessere: è questa l'idea alla base dell'azienda agricola "Agrisalus" a Pratosaiano di Lorenzo Azzolini e Nicole Giacomini che, con la creazione del progetto "Vitellaia etica" rispetta la naturale crescita dei vitelli che solitamente vengono separati alla nascita dalla madre.

 

Laureato in veterinaria all’Università di Padova, Lorenzo ha scelto di non seguire il flusso della produzione intensiva, ma di concentrarsi esclusivamente sugli animali della sua azienda: nove vacche da latte, 250 galline e alcuni maiali. Insieme a sua moglie Nicole, hanno dato vita a una realtà che unisce la passione per gli animali con un forte impegno verso la sostenibilità e il benessere : “Abbiamo sempre avuto il desiderio di fare qualcosa di diverso – racconta Azzolini – qualcosa che fosse legato agli animali e che avesse un impatto positivo sul territorio e sulle persone".

 

"Vitellaia Etica", un progetto nato quasi per caso, che studia la separazione graduale del vitello dalla madre: Un aspetto che spesso genera discussioni nel mondo dell’allevamento, visto che la separazione immediata tra madre e vitello è una pratica comune usata per massimizzare la produzione di latte a scopo commerciale.

 

“Quando alcuni bambini in visita ci hanno chiesto cosa fossero quelle gabbiette fuori dalla stalla, abbiamo dato per scontato che lo sapessero - racconta Lorenzo - e dopo aver spiegato il motivo, che i vitelli vengono separati dalla madre subito dopo il parto e messi in quello spazio ristretto, sono rimasti molto scioccati e questo ci ha fatto riflettere. Da qui, ci siamo resi conto che dovevamo fare qualcosa di diverso".

 

Da quel momento, Lorenzo ha deciso di sviluppare un metodo alternativo, incentrato sul rispetto dell’etologia animale: un percorso approfondito di ricerca sugli studi esistenti per apprendere qualsiasi informazione tecnico-pratica. Ma la bibliografia limitata e sperimentale ha reso difficile un’impostazione definita e sicura, che è stata migliorata nel tempo grazie ad osservazione e apprendimento.

 

"Ho fatto diversi tentativi cercando di andare incontro alle esigenze di ogni madre con il suo vitello e cercando di capire la loro etologia, come si comportano tra di loro per capire quando distaccarli, evitando in qualsiasi maniera lo stress da separazione- spiega Lorenzo -. Dopo il parto, quindi, il vitello sta con la mamma per un periodo che va dai tre ai dieci giorni, per 24 ore continue, e durante questi giorni si fanno dei tentativi di distacco per vedere il comportamento della mucca. Dopo essersi abituati, si cerca di capire se diminuire i tempi di contatto e dopo circa dieci giorni si divide il legame, dove per 12 ore il vitello resta con la propria mamma e le altre 12 restano separati per permetterci di mungere il latte per creare poi i nostri prodotti. Una fase lunga circa due mesi, ma una volta che il vitello ha imparato a mangiare da solo e stare con gli altri, si stacca definitivamente dalla madre restando, però, sempre a vista. Questo ovviamente fa perdere del latte per la vendita, ma viene valorizzata una scelta che per noi è giusta".  

 

Un metodo che ha dato dei risultati positivi: " I vitelli crescono più velocemente, senza le problematiche infettive che solitamente prendono quando vengono isolati - spiega il veterinario -  in questo modo stanno insieme fin da subito, imparando tutti i comportamenti alimentari, come mangiare il fieno e bere in autonomia senza ricorrere al ciuccio. Questi comportamenti da un punto di vista etologico sono segno di benessere dell'animale rispetto ai comportamenti anomali che si verificano nei vitelli che crescono separati".

 

Il progetto ha suscitato l'interesse di esperti e istituzioni, tra cui l'Università di Padova e Milano, ma anche istituti del nord Europa, dove pratiche simili sono già in uso: "Quando l’università di Padova è venuta in azienda per capire il mio metodo di lavoro hanno deciso di aprire uno studio comportamentale su questo caso reale - racconta Lorenzo - e da lì sono partite le rilevazioni tra test di comportamento, reattività, e posizionando delle telecamere nella stalla. Uno studio ancora in corso, che si completerà primavera prossima, con la collaborazione di altre università come quella di Milano e del nord Europa, più interessato verso questo tipo di pratica, che ci hanno seguito fino alla nascita ufficiale del progetto il 29 ottobre, con la partecipazione di Luigi Bertocchi, direttore del Centro di Referenza Nazionale per il benessere animale, Pasqualino Santoro, direttore del comitato di bioetica per le produzioni animali, assieme ai ricercatori delle università, allevatori, ma anche la Fondazione Mach di San Michele e la Provincia di Trento, che si sono interessati al progetto fin da subito anche se inizialmente con un occhio critico dovuto alle diverse scuole di pensiero molto ferme a riguardo, dato che questa pratica è poco conosciuta". 

 

Un approccio nuovo, che secondo Lorenzo potrebbe essere replicato anche altrove, seguendo l’esempio di alcuni allevamenti del Nord Europa: "Credo che questo metodo possa essere applicato in altre realtà -spiega - all’estero esistono già aziende con 50 o 70 vacche da latte che lo utilizzano con successo, ma si tratta ancora di numeri piccoli: la maggior parte della produzione mondiale di latte proviene da allevamenti intensivi, dove oggi non è possibile adottare questo approccio senza un forte supporto tecnologico e anni di ricerca specifica". 

 

Proprio per questo, la chiave sta nelle piccole realtà agrituristiche: "Gli agriturismi hanno la possibilità di offrire una visione diversa, più dinamica e sostenibile. Riescono a dare valore aggiunto non solo ai prodotti, ma anche alle persone e agli animali, creando un legame più etico con il territorio. Quando riesci a trasmettere questi principi nei tuoi prodotti, la clientela lo percepisce, non compra solo del latte o del formaggio, ma un’esperienza, un modo di vivere il luogo e ciò che rappresenta" aggiunge Lorenzo.

 

Senza un sostegno politico concreto, la strada resta però in salita: "Siamo ancora lontani da una diffusione ampia di queste pratiche. Oggi sono i piccoli agriturismi gli unici in grado di dimostrare, con i fatti, che un altro modello è possibile. Noi siamo una nicchia, ma ogni piccolo cambiamento può fare la differenza. Se ci fosse più educazione e consapevolezza, saremmo tutti in grado di produrre meno, ma in modo più responsabile e rispettoso" conclude Azzolini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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