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L’artista veneto vuole installare una poltrona su Cima Carega ma la Sat si oppone: “Non è così che si valorizza la montagna”

La Sat contro la poltrona d’artista sul Carega: “Avallare una simile operazione significherebbe creare un precedente pericoloso, non abbiamo bisogno di questo tipo di turismo da selfie”. Il sindaco di Ala Soini: “Mai arrivata nessuna comunicazione dell’evento, non è possibile posare materiali senza l’autorizzazione del comune”

Di Tiziano Grottolo - 02 luglio 2020 - 19:24

ALA. “Una spedizione su cima Carega” questo l’annuncio che in poco tempo ha fatto il giro della bassa Vallagarina stavolta però a contendersi le cime della catena montuosa non ci sono l’esercito italiano e quello austroungarico, bensì la Sat, la società che dal 1872 custodisce le vette trentine, e un artista vicentino.

 

Spedizione Cima Carega infatti, sarà la terza tappa del progetto “Sit Down To Have An Idea” dell’artista Andrea Bianconi che, dopo aver invaso gli spazi urbani di Bologna, ora punta a conquistare una vetta con una delle sue poltrone. “Voglio portare la poltrona sulla vetta – si legge nel comunicato diffuso per pubblicizzare l’iniziativa – un luogo in cui l'arte interagisce sia con l'ambiente che con le diverse prospettive, e con l'ossigeno che è vita, anche per l'arte e per le idee. La mia intenzione con questo progetto è quella di dare, quindi, ossigeno e ho scelto la cima della montagna che ne è la massima rappresentazione”.

 

Beninteso, l’iniziativa non è fine a sé stessa visto che mira a raccogliere fondi in favore della ricerca contro la fibrosi cistica, grave malattia genetica fra le più diffuse in Italia, eppure dell’evento non era stato informato praticamente nessuno né il comune di Ala (nel cui territorio ricada la Cima) né la Sat. Ma a far storcere il naso ai più è stato un passaggio dello stesso comunicato laddove si afferma che “la poltrona diventerà un’installazione permanente”.

 

“Non comprendo il significato dell’operazione, non è così che si valorizza la montagna”, commenta Valentino Debiasi presidente della Sat di Ala che poi aggiunge: “Siamo venuti a conoscenza dell’iniziativa solo nei giorni scorsi e, al netto della bontà della raccolta fondi, siamo contrari a questo genere di trovate”. Nello statuto della Sat ci sono la tutela dell’ambiente e della montagna e immaginare una poltrona, seppur d’artista, impiantata su una cima difficilmente può essere compatibile con gli ideali promossi dalla società alpinistica. “Avallare una simile manifestazione significa creare un precedente pericoloso – prosegue Debiasi – fatto una volta, altri potrebbero seguire l’esempio e decidere di impiantare le loro opere in montagna. Meglio evitare non abbiamo bisogno di questo tipo di turismo da selfie”. Per il presidente della Sat di Ala sarebbe meglio spostare la poltrona al rifugio Mario Fraccaroli, fra gli sponsor dell’iniziativa.

 

“Dopo aver contattato l’ufficio stampa dell’artista abbiamo saputo che l’opera sarà portata installata al Rifugio e non sulla Cima come lasciato intendere in un primo momento”, conferma il sindaco di Ala Claudio Soini che comunque ricorda di non essere mai stato interpellato dagli organizzatori. “Non voglio entrare nel merito dello scopo benefico dell’iniziativa ma anche la nostra amministrazione ne è venuta a conoscenza tramite il passaparola”. Insomma un’iniziativa che forse non è stata gestita nel migliore dei modi: “Ripeto – sottolinea il primo cittadino alense – a noi non è arrivata nessuna richiesta formale bisogna tener presente che non è possibile posare materiali senza autorizzazione”.

 

La questione quindi sembrerebbe rientrata, con la poltrona d’artista che sarà custodita al rifugio Fraccaroli, anche se il presidente della Sat alense ci tiene a fare un’ultima precisazione: “Non vorrei che tutta l’iniziativa sia nata da un errore banale – spiega –  il toponimo Carega infatti, secondo quanto abbiamo ricostruito, non ha nulla a che vedere con sedie e scranni ma deriva radice antichissima che si trova in molte lingue indoeuropee, forse da quella cimbra ‘Kar’, che significa roccia, scoglio, catino. La seconda parte invece potrebbe essere ‘Eike’ cioè dosso, cima”. Quindi ‘Kar-eike’ corrotto mutato nel tempo in Carega. “Abbiamo già visto toponimi violati per via di iniziative discutibili – conclude Debiasi – simili circostanze non devono ripetersi per rispetto verso la storia locale”.

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