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| 14 dic 2020 | 16:15

Manifesti antiaborto, dopo la rimozione Pro Vita pronta a nuove affissioni e a nuovi camion vela

In una nota spiega: "Già da martedì scorso sono partite nuove affissioni e nuovi camion vela in molti Comuni come Bergamo, La Spezia, Forlì, Ravenna, Trento e Milano che ne ha proprio bisogno"

di Redazione

TRENTO. Trento, Milano, Perugia, Roma e tante altre città. In quasi tutte i manifesti fatti appendere da Pro Vita per una campagna antiabortista sono stati tolti. L'organizzazione, però, non vuole demordere ed ha quindi deciso di ritornare alla carica annunciando nuove affissioni e nuovi camion vela anche a Trento.

 

“Chi ha paura di parlare di aborto? Ma lo sanno, i nostri rappresentanti istituzionali, che la rimozione da parte dei Comuni, come è successo anche a Trento e Bergamo, è stata fatta illegalmente, perché i nostri cartelloni sono stati regolarmente pagati ed autorizzati come la legge prevede? Contro di noi si sono mobilitati centri sociali e femministe e la dittatura del pensiero unico che loro auspicano si è attivata con tutta la violenza di cui è capace” spiega Pro Vita in un comunicato.

 

“Già da martedì scorso sono partite nuove affissioni e nuovi camion vela in molti Comuni come Bergamo, La Spezia, Forlì, Ravenna, Trento e Milano che ne ha proprio bisogno. Oggi parte un'altra ondata in nuove città come Firenze, Torino e Bologna per reagire alle violenze e alla tirannia istituzionale. A Treviso abbiamo previsto maxi manifesti per un anno" spiega il presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, Toni Brandi sulla campagna contro la Ru486.

 

A Trento a prendere posizione nei giorni scorsi era stata la consigliera provinciale Sara Ferrari (Qui l'articolo) e il sindaco Franco Ianeselli. Dicono di essere dalla parte delle donne. Ma vogliono decidere per loro. Accostano una pillola approvata dal sistema sanitario nazionale a una mela avvelenata, inquinando le acque del diritto di ogni persona a decidere per sé e per la propria vita. I manifesti comparsi in questi giorni sui muri di Trento – aveva scritto in un post - sono subdolamente violenti e menzogneri. Spettacolarizzano una decisione dolorosa per dare addosso ancora una volta – guarda caso – alle donne, esibendo una cultura paternalista che sembra non aver ancora recepito l'abolizione (nel 1956) dello 'ius corrigendi', il supposto potere maschile di correggere e indirizzare mogli, figlie, sorelle. Il movimento che ha affisso questi manifesti se ne faccia una ragione. Non è più tempo per Biancaneve, mele avvelenate, principi e streghe. Le ragazze e le donne di questa città non si fanno intimidire. E noi difenderemo sempre la loro libertà da ogni tipo di controllo, coercizione, violenza”.

 

A parlare di “Censura su un pensiero diverso” era stata invece la destra con Claudio Cia e Mara Dalzocchio. (Qui l'articolo)

 

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