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"Nello zaino sempre un kit di pronto soccorso e almeno 2 litri d'acqua": in un ferragosto di sole ecco il monito del soccorso alpino per vivere la montagna in sicurezza

"Verificate costantemente le condizioni del percorso e, in caso di difficoltà elevate, pericoli ambientali, maltempo o altro, è bene ricordare che una rinuncia non è mai disonorevole". Ecco anche come fare in caso di emergenza per chiamare i soccorsi

Pubblicato il - 15 agosto 2020 - 13:22

TRENTO. Proprio nella giornata di Ferragosto, quando molti sono portati a scegliere di trascorrere la giornata con una bella escursione in montagna, il soccorso alpino del Veneto ha colto l'occasione per ricordare alcune semplici pratiche da tenere sempre a mente per vivere in sicurezza le uscite in ambiente e non farsi trovare impreparati.

 

 

Si parte dal consiglio più importante: scegliere escursioni e salite commisurate alla propria preparazione tecnica e alla propria condizione psico-fisica. E' infatti bene non sopravvalutare mai le capacità individuali e considerare sempre i limiti di tutti i compagni di uscita.

 

Prima di partire, è doveroso "preparare" l’escursione, ossia studiare il percorso con carte topografiche e guide aggiornate e assumendo informazioni dalle locali previsioni meteo aggiornate. "Ricordiamo che per schianti e frane alcuni sentieri risultano impraticabili, è quindi fondamentale rivolgersi alle sezioni del Cai del posto, alle guide alpine, ai gestori dei rifugi", aggiunge inoltre il soccorso alpino.

 

Sempre meglio essere in compagnia per contare sull’aiuto reciproco in caso di difficoltà. Verificare costantemente le condizioni del percorso e, in caso di difficoltà elevate, pericoli ambientali, maltempo e altro, ricordare che una rinuncia non è mai disonorevole". Anzi, è segno di intelligenza e maturità per sé stessi e per l'eventuale soccorritore che dovrebbe mettere in pericolo la propria vita per venirvi a salvare.

 

Nello zaino è bene che ci sia un ricambio completo asciutto, cibo e soprattutto delle bevande. Il consiglio è di portare con sé (specialmente nelle giornate calde come queste) almeno 2 litri di acqua. Un piccolo kit di pronto soccorso e una pila frontale non devono mancare. Vestirsi in modo appropriato con particolare attenzione alle calzature; sempre utile, anche nella bella stagione e a bassa quota, una giacca anti pioggia/vento e abbigliamento pesante.

 

"Attrezzarsi adeguatamente in relazione all’attività programmata - sottolinea poi il soccorso alpino - al percorso, alla quota e alla stagione. Lasciare detto ai familiari l’itinerario e la meta, non variarla se non per necessità e avvisare al rientro. Se ci si trovasse in difficoltà, non bisogna farsi prendere dal panico, ma mettersi in posizione di sicurezza e attendere i soccorsi. Non affidarsi mai unicamente a strumenti tecnologici (smartphone, gps, ecc.), sicuramente utili, ma non in grado di proteggere in assoluto dai guai.

 

E se, malauguratamente, aveste la necessità di chiamare i soccorsi? Niente paura. Ecco qui come fare:

"Il numero da contattare in Veneto per allertare il Servizio sanitario e il Soccorso alpino e speleologico è tuttora il 118, mentre in Trentino - Alto Adige è attivo il numero unico di emergenza 112", spiegano. "In Veneto, al 112 - che resta nelle zone di assenza di copertura l’unico attivabile - rispondono ancora i Carabinieri, che provvederanno subito a trasferire la chiamata al 118. Alla Centrale del 118 risponderà un operatore che, in base alla situazione in corso, stabilirà quale tipo di intervento, mezzi e personale siano necessari. Qualora si contatti il 118, bisogna cercare di non spostarsi dal luogo in cui ci si trova: si faciliterà l’individuazione da parte dei soccorritori; si potrebbe non essere più raggiungibili telefonicamente a poca distanza dal punto in cui prima c’era copertura; cambiando luogo si potrebbe addirittura peggiorare la propria situazione. Gli operatori del 118 chiederanno tutte le informazioni indispensabili, fornendo al contempo gli opportuni consigli in attesa dell’arrivo dei soccorsi".

 

 

Il disegno in copertina è di Tatiana Faghera.

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