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Ritrovato in Argentina un documento con 12mila nomi di nazisti. Il Centro Wiesenthal: "Finanziato il Credit Suisse con i beni espoliati agli ebrei"

Un investigatore argentino ha ritrovato un documento che si pensava scomparso nel 1943 riportante 12mila nominativi di emigrati tedeschi simpatizzanti del nazismo. Consegnato al Centro Simon Wiesenthal, ha posto le basi per una richiesta di apertura degli archivi dell'importante banca zurighese del Credit Suisse

Di Davide Leveghi - 05 marzo 2020 - 18:09

TRENTO. La guerra era cominciata già da due anni quando il presidente radicale Roberto María Ortiz ordinò la creazione di una commissione speciale per indagare sulle attività anti-argentine, nel tentativo di de-nazificare un Paese che da tempo aveva mostrato sfacciate simpatie nei confronti della Germania hitleriana. Nel biennio di attività, la Comisión especial avrebbe raccolto 12mila nominativi di simpatizzanti locali, svelando le triangolazioni che permettevano di aggirare le restrizioni nella conversione del marco tedesco in dollari.

 

Al centro dell'attenzione finivano così la Unión Alemana de Gremios, l'unione dei sindacati degli immigrati tedeschi, e degli organismi finanziari che trasferivano in Svizzera i ricavati delle spoliazioni dei beni messe in atto nei confronti degli ebrei. Fondi che, a detta del Centro Simon Wiesenthal, famigerata agenzia impegnata nella “caccia al nazista”, finanziarono la banca Shweizerishe Kreditanstalt, oggi nota come Credit Suisse.

 

Ma le luci dei riflettori sul flusso di denaro “riciclato” in Argentina durarono il tempo di un battito di ciglia. Dopo il rovesciamento del successore di Ortiz, uscito di scena per un diabete grave, il governo del generale Edelmiro Julián Farrell avrebbe chiuso i battenti della commissione, dando l'ordine di eliminare ogni copia del documento. Per decenni, attorno alla nutrita compagine di simpatizzanti nazisti, sarebbe sceso un velo di silenzio.

 

Dall'oblio, però, la verità talvolta fa capolino. E così, durante delle investigazioni sul trasferimento di denaro dall'Argentina al Terzo Reich, un detective portegno s'è imbattuto in una copia impolverata del documento, nascosta nelle segrete di un vecchio edificio una volta sede di una banca d'affari tedesca. L'intestazione recitava: Congreso de la Nación Argentina.

 

 

L'investigatore Pedro Filipuzzi, a quel punto, non poteva che rivolgersi al Centro Wiesenthal, che tramite i suoi legali stilava immediatamente una richiesta ufficiale al Credit Suisse per aprire il prima possibile gli archivi della banca. La prova si trova nei registri della banca zurighese, pensano dal Centro. “La crescita esponenziale dei depositi coincise con la spoliazione nazista dei beni agli ebrei”, ha spiegato il direttore per l'America Latina Ariel Gelblung.

 

I conti in Svizzera subivano in quegli anni importanti iniezioni di fondi. “Questi conti includevano imprese tedesche come l'IG Farben, rifornitore del gas Zykon-B utilizzato per sterminare ebrei e vittime del nazismo, e organismi finanziari come la Banca Tedesca Transatlantica o la Banca Tedesca dell'America del Sud. Due banche, queste ultime, che apparentemente servirono per realizzare i trasferimenti nazisti verso le Svizzera”, racconta Shimon Samuels, direttore del dipartimento relazioni internazionali del Centro.

 

L'Argentina della Década Infame (1930-1943) – dalla definizione di uno storico nazionalista – aveva offerto agli emigranti tedeschi un porto sicuro, lasciando fiorire la presenza di istituzioni e associazioni legate più o meno direttamente al Partito nazional-socialista dei lavoratori. Nello stadio Luna Park di Buenos Aires, nel 1938 una massiva celebrazione hitleriana aveva avuto luogo senza che ci fosse stata alcuna reazione da parte delle autorità, mentre nella sola capitale argentina la sezione estera del partito poteva contare su 1400 membri – a cui s'aggiungevano altri 8000 appartenenti ad altre organizzazioni naziste locali.

 

L'apertura delle porte della nazione alle migliaia di emigrati dal Terzo Reich aveva introdotto il germe del nazionalsocialismo al di là dell'oceano, facendo dell'Argentina un vero e proprio porto franco, una base sfruttata nel dopoguerra dai criminali di guerra tedeschi per far perdere le proprie tracce. Le simpatie, anche nelle alte sfere della politica argentina, venivano testimoniate dal soprannome affibbiato al dittatore José Félix Uriburu, principale fautore del filo-germanesimo argentino: “Von Pepe”.

 

Attraversando le rovine dell'Europa, tra gli scampoli di una guerra ormai persa e il confusionario immediato dopoguerra, migliaia sarebbero stati i nazisti salpati per la lontana “terra della pampa”. Un viaggio il più delle volte effettuato trovando luoghi sicuri dove acquisire la documentazione necessaria, su tutti l'Alto Adige, prima di imbarcarsi da Genova.

 

E proprio dal dopoguerra avrebbero agito figure come Simon Wiesenthal, vittima dell'Olocausto che avrebbe dedicato il resto della sua esistenza a consegnare alla giustizia i nazisti latitanti. Missione ereditata dal Centro che porta il suo stesso nome, il quale, raccolto il documento rinvenuto da Filipuzzi, non ha tardato a chiedere verità alla banca svizzera.

 

Crediamo che sia molto probabile che i conti inattivi contengano il denaro saccheggiato alle vittime ebree in virtù delle leggi di arianizzazione di Norimberga degli anni '30 – recita il testo della lettera recapitata al vicepresidente del Credit Suisse Christian Küng – speriamo che questa storia e gli attivi di questi 12mila nazisti siano visti in maniera differente, per il buon nome del Credit Suisse. Oggi sappiamo che ci sono eredi di coloro che avevano i conti che vogliono recuperare il denaro. Prima la banca deve aprire i suoi archivi perché si possa investigare le origini di questi fondi”.

 

Ma dalla Svizzera, fino ad ora, nessuna risposta.

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