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"Un errore macroscopico": la val di Fiemme ricorda Stava. Quando incuria e profitto spazzarono via 268 vite

Attorno alle 12.30 di 35 anni fa, il bacino superiore della miniera del Prestavèl crollava su un secondo più a valle, creando un'enorme colata di fango e acqua che a 90 chilometri orari spazzò via l'intero paese di Stava. Quest'anno, a causa dell'emergenza Coronavirus, il ricordo si terrà in forma più contenuta, con una messa trasmessa in diretta nazionale

Di Davide Leveghi - 19 luglio 2020 - 10:28

TESERO. Sarà una commemorazione delle vittime in sordina quella che si terrà quest'anno a Tesero. A 35 anni anni da quel maledetto giorno, in cui una frana e l'incuria umana si portarono via un intero paese e la vita di 268 persone, la val di Fiemme e il Trentino intero si stringeranno nel rispetto delle norme di sicurezza, affidando alla televisione il compito di connettere la comunità nel momento di ricordo alla chiesa di San Leonardo, a Tesero.

 

Niente via crucis, dunque, tradizionale appuntamento lungo la valle spazzata via dalla frana di detriti dei due bacini artificiali e niente concerto delle vittime, che quest'anno sarebbe stato affidato alle voci del Coro della Sat, custode delle memorie della terra trentina. La messa, officiata dall'arcivescovo di Trento Lauro Tisi alle ore 10 di domenica 19 luglio, verrà trasmessa in diretta televisiva (diretta nazionale su Telepace), radio e streaming, con l'accesso all'area cimiteriale consentito ad un numero limitato di persone.

 

C'è un lavoro fondamentale, però, al di là della specifica giornata d'anniversario in cui si ricordano le vittime. Un lavoro che, come spesso accade in questo Paese, pesa tutto sulle spalle di un'associazione formata dai famigliari delle vittime. La Fondazione Stava 1985 fa “memoria attiva”, ricordando e al tempo stesso facendo informazione affinché le 268 vittime “non siano morte invano”.

 

Al nostro giornale, in occasione del 34o anniversario, il presidente Graziano Lucchi ci raccontava il ruolo della Fondazione. “Noi vogliamo spiegare a chi ha e avrà responsabilità cosa avvenne qui e come ci si deve comportare perché non avvenga più”. “Una sommaria osservazione della morfologia della località su cui sorgevano i bacini di decantazione della miniera di Prestavèl, indipendentemente da ogni considerazione attinente l'impatto ambientale di tali strutture, dà l'immediata convinzione che ubicazione meno adatta per i bacini in questione non poteva essere trovata”, si leggeva nella relazione della Commissione ministeriale d'inchiesta del 24 luglio 1985.

 

“Un errore di localizzazione così macroscopico può trovare giustificazione soltanto nella scarsa considerazione generale che all'epoca il mondo della produzione e quello preposto alla gestione del territorio mostravano verso i problemi della salvaguardia dell'ambiente e della sicurezza civile”, continua. Frasi che, rilette a 35 anni di distanza, fanno riflettere non poco alla luce dei tanti altri disastri occorsi nella penisola, molti dei quali se non prevedibili quanto meno evitabili.

 

L'Italia delle associazioni delle vittime è un Paese che ragiona a posteriori. Così avvenne, dopo che 180mila metri cubi di fango e acqua si rovesciarono sull'abitato sottostante di Stava, spazzando via case, alberghi, alberi e persone, scendendo a circa 90 chilometri orari e non risparmiando niente e nessuno – solo una donna venne estratta viva dalle macerie, per poi morire qualche giorno dopo in ospedale.

 

Sopra il paese, frazione di Tesero, si era deciso, senza grandi preoccupazioni sulla tenuta idrogeologica e senza alcun successivo controllo, di costruire un secondo bacino di decantazione. Bacino superiore che, una volta crollato, avrebbe portato con sé quello inferiore, creando la colata che spazzò via un intero paese. Stava, da quel giorno, non sarebbe più esistita.

 

Per il fatto sarebbero state condannate dieci persone con l'accusa di disastro colposo e omicidio plurimo. Tra questi i responsabili della costruzione del secondo bacino, i direttori della miniera e alcuni tecnici della Provincia. Per le famiglie colpite dalla tragedia, fu deciso un risarcimento di circa 133 milioni di euro. Le 268 vittime ora riposano in 64 cimiteri diversi. Saranno loro ad essere ricordate in questo anniversario particolarmente tragico, dopo il primo (e si spera peggior) passaggio della pandemia da Covid-19. In silenzio.

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