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A 10 anni dalla scomparsa il padre ricorda il campione Marco Simoncelli: “E' stato e rimarrà speciale”

A Trento il ricordo del campione con il padre Paolo e il pitolo Tatsuki Suzuki: il 23 ottobre saranno 10 anni da quella maledetta domenica a Sepang quando “Supersic” ha perso la vita in un terribile incidente

 

Pubblicato il - 09 ottobre 2021 - 19:06

TRENTO. Il 23 ottobre saranno passati 10 anni dal Gran premio della Malesia in cui Marco Simoncelli perse la vita, a Trento il ricordo del padre Paolo in occasione del Festival dello sport. “I dieci anni di Marco fanno male, e tanto – dice Paolo Simoncelli, che ha ricordato il figlio insieme al pilota Tatsuki Suzuki -. E' tanto quello che ha lasciato questo ragazzo, una traccia viva, un segno indelebile per chi ama il motociclismo. La gente lo cerca ancora oggi nei ricordi. Quanto a noi, io, i familiari, abbiamo cercato di sopravvivere e siamo andati avanti. Oggi parliamo volentieri di lui. Rifaremmo tutto, pur sapendo com'è finita: Marco è stato e rimarrà speciale”.

 

L'incontro 'Io sono leggenda' al Muse, condotto da Paolo Ianieri, parte proprio da lì, da quella maledetta domenica di 10 anni fa: “Di fronte a questo anniversario il dolore è sempre grande - esordisce il padre del 'Sic', team manager Sic58 Squadra Corse (in Moto3), dove corre anche Suzuki-. Molti mi chiedono cos’è successo nel frattempo. Abbiamo cercato io, la mamma Rossella e la sorella Martina di sopravvivere, ci siamo impegnati con la Fondazione, la Squadra corse e tanti altri progetti”.

 

Ianieri chiede a Tatsuki che immagine aveva di Marco da tifoso: “Mi dava l’impressione - racconta il pilota giapponese, trapiantato in Italia dove ha incontrato i suoi “genitoriitaliani, appunto Paolo e Rossella Simoncelli - dell’aggressività e della voglia di vincere, mi dava quell’energia speciale. Aveva l’obiettivo di essere forte in pista. Dentro la pista era aggressivo, fuori sapeva scherzare”.

 

Per Paolo il figlio “è mancato nel momento migliore: era entusiasta della crescita della cilindrata nella MotoGp, la moto se la sentiva benissimo. Avremmo visto dei duelli con Marquez in cui ci saremmo divertiti”. Sarebbe stato il degno erede di Valentino Rossi. Ora che il “Dottore” sta per lasciare l’agonismo, Paolo non vede tra gli italiani astri nascenti allo stesso livello: “Quel qualcosa che li accomuna è difficile da trovare”.

 

L’immagine più dura rimasta impressa a Sepang: “Mi ricordo - prosegue il padre - il silenzio assordante del paddock, ce l’ho ancora nelle orecchie. Poi l’abbraccio con Dani Pedrosa, uno dei suoi rivali più accesi. È stato eccezionale in quel momento, ancora oggi quando ci vediamo ci abbracciamo”.

 

Ma anche nei momenti più duri, incalza Ianieri, qualcosa di bello rinasce. La famiglia ha creato tanti progetti, la Fondazione, il centro per ragazzi disabili a Coriano, l’iniziativa per l’autismo, il progetto ad Haiti. “Fin dall’inizio la gente - racconta il padre - ci ha subissato di donazioni, poi è diventata una onlus, ogni anno con il 5 per mille raccogliamo tanti fondi. Le persone credono in noi. La sfida è spendere i soldi degli altri nel migliore dei modi”.

 

La chiacchierata piena di emozioni si chiude con lo sguardo rivolto al futuro. A breve Suzuki lascerà la scuderia dove è stato di casa. “Io sulla maledetta curva di Sepang ho promesso di vincere per Marco, di salire sul podio in suo nome”, spiega il pilota. A lui il consiglio del team manager: “Tatsuki deve fare la sua strada - conclude Simoncelli -. Lui è velocissimo e non ha quel carattere aggressivo, ma penso che si toglierà comunque delle belle soddisfazioni

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