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Condanna a Mimmo Lucano, padre Alex Zanotelli: “Processo politico, ho pianto quando ho sentito la sentenza”

Padre Alex Zanotelli era in aula al momento della lettura della sentenza che ha condannato l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, a 13 anni e 2 mesi di carcere: “Dopo il verdetto sono andato ad abbracciarlo, si sta facendo la guerra al modello di accoglienza che Mimmo stava portando avanti”

Nella foto a partire da sinistra Luigi de Magistris, Domenico Lucano, Ada Colau e Alex Zanotelli
Di Tiziano Grottolo - 03 October 2021 - 06:01

TRENTO. “Ero presente in aula alla lettura delle sentenza, è stato agghiacciante. Ho pianto. Mi sembrava impossibile, 13 anni e 2 mesi non si danno nemmeno agli stupratori. È più del doppio di quanto chiesto dai Pm”. A parlare è padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano trentino, fra i testimoni al processo che ha visto imputato Domenico “Mimmo” Lucano, l’ex sindaco di Riace diventato famoso nel mondo per aver promosso un modello di accoglienza in grado di portare benefici tanto ai migranti quanto alla comunità ospitante.

 

“Ho deciso di piantare tutto e scendere a Locri in Calabria per stare vicino a Domenico”, prosegue Zanotelli. “Per quanto mi riguarda questo è un processo politico”. Secondo i giudici l’ex primo cittadino di Riace avrebbe messo in piedi un’associazione a delinquere finalizzata a “commettere un numero indeterminato di delitti” fra cui ci sarebbe anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Inoltre Lucano è stato condannato in primo grado per i reati di abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta e falsità ideologica.

 

Il padre comboniano però non si dà pace. “Dopo la sentenza sono andato ad abbracciarlo, siamo stati assieme tutta la giornata per cercare di capire”. Non è un mistero che il processo stia facendo parlare di sé, sono in molti a chiedersi quali siano le ragioni che hanno portato i giudici a raddoppiare la pena chiesta dai Pm, anche se per avere delle risposte si dovrà attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. I giudici possono prendersi 90 giorni di tempo. È un verdetto abnorme”, commenta Zanotelli. A pesare poi c’è soprattutto l’accusa di associazione a delinquere: “Contro un uomo che non si è messo nulla in tasca. Com’è possibile – si domanda il religioso – che la Procura abbia perseguito un uomo che non ha fatto altro che del bene, mentre in Calabria spadroneggia la più potente organizzazione criminale del mondo, la ‘ndrangheta”.

 

La sentenza del tribunale di Locri peraltro, arriva a pochi giorni dalle elezioni regionali calabresi dove Lucano si è candidato a sostegno dell’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Qualcosa non torna – aggiunge Zanotelli – con questa sentenza si stracciano sia la giustizia che la democrazia, è un precedente molto grave”.

 

Come riportano varie testate nazionali, nel chiedere la condanna durante la sua requisitoria, il pubblico ministero di Locri Michele Permunian ha affermato: “A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno, veniva allontanato”.

 

Quest’ultima una tesi respinta con forza dagli avvocati della difesa e dallo stesso Zanotelli. Può darsi che Domenico abbiamo commesso degli errori, non sono un giudice, ma perché non si indagano tutti i grandi centri di accoglienza? Mimmo non ha preso nulla per sé, se ha usato quei soldi è stato solo per creare lavoro per i migranti e per la gente di Riace”. Nel 2019 il primo cittadino di Riace ricevette un avviso di garanzia per aver rilasciato i documenti d’identità a dei migranti benché questi fossero sprovvisti di un regolare permesso di soggiorno. “Uno di questi era il figlio piccolo di una donna arrivata su un barcone, stava male e senza documenti non poteva andare in ospedale”.

 

Come spesso accade in Italia il processo sta sollevando molte polemiche. Se per alcuni il verdetto (da ricordare che si tratta ancora del primo grado) è la dimostrazione delle falle presenti nel sistema dell’accoglienza per altri si tratta di un processo politico volto a criminalizzare amministratori, Ong e chi più in generale presta soccorso ai migranti. Si sta facendo la guerra al modello di accoglienza che Lucano stava portando avanti – conclude Zanotelli – ora con Mimmo ci sentiamo spesso al telefono, sarò al suo fianco fino alla fine”.

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