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Coronavirus, l'epidemia ha creato un esercito di poveri. Trentino Solidale: ''Disperazione profonda, 20 nuove richieste di aiuto alla settimana'', Caritas: ''Tanta solitudine''

Con la pandemia i bisogni sono cambiati e la solitudine e la disperazione hanno preso forma anche in Trentino. La Caritas: ''Ci sono persone che mai avrebbero pensato di doversi rivolgere a noi''. Ad aumentare è anche la solitudine e in molti rinunciato a chiedere aiuto 

Di Giuseppe Fin - 03 gennaio 2021 - 21:04

TRENTO. Il virus ha azzerato tutto, il loro lavoro, la loro vita, i loro sogni. Mentre il Trentino cerca di guardare avanti c'è un esercito di persone che non ha più nulla. Sono i nuoveri poveri, persone senza più un reddito che magari attendono ancora i sussidi del Governo. Speranze che si mescolano a rabbia.

 

Per loro non ci sarà un ritorno alla normalità, la pandemia gli ha rubato uno stipendio, gli ha tagliato un pezzo alla volta quella rete sociale costruita negli anni. L'isolamento, il lock-down, il virus non colpisce solamente il fisico.

 

Ci sono persone che mai e poi mai avrebbero pensato di ritrovarsi in una situazione del genere. Persone che avevano un lavoro, uno stipendio ma che da una giorno all'altro si sono trovate senza più nulla” ci racconta Alessandro Martinelli della Caritas Trentina che in questi durissimi mesi della pandemia ha continuato a restare accanto agli ultimi, sia pure in forme spesso nuove e adattate alle necessità contingenti.

 

I bisogni sono cambiati e la solitudine e la disperazione hanno preso forma anche in Trentino diventando un “nulla”, come quello della Storia Infinita, il famoso film del 1984, nutrito da chi ha rinunciato a sperare e a guardare avanti.  In uno degli ultimi report realizzato dalla Caritas, è stata fatta una fotografia su come è cambiata l'Italia nel corso della prima ondata. Sono state assistite quasi 450 mila persone, di cui il 30% erano “nuovi poveri”, ovvero persone che per la prima volta stavano vivendo una situazione di deprivazione. Questo rappresentava un aumento del 105% nel numero di nuove persone assistite.

 

“Abbiamo gestito un'emergenza alimentare dando 3500 pacchi di viveri e buoni spesa rispetto ai 700 – 800 che davamo gli altri anni” spiega Martinelli. Ma il primo grande dato che sta arrivando da questa seconda più imponente ondata di pandemia che ha travolto tutti noi in queste settimane è la solitudine. “Ci sono sempre più persone che si trovano sole, fanno fatica ad uscire e in alcuni casi anche a chiedere aiuto. Ci sono persone trentine doc che mai avrebbero pensato di doversi rivolgere a noi” continua il referente della Caritas.

 

 Per colpa del virus gli ultimi stanno rimanendo sempre più indietro e chi prima dell’epidemia poteva contare su un reddito adesso non sa più cosa fare. Purtroppo la perdita del posto di lavoro per molti è significata anche la perdita dell'unica entrata economica per mandare avanti la famiglia. Si inizia così, a chiedere di rinviare il pagamento dell'affitto, a non poter far fronte alle bollette di acqua, luce e gas e sempre più persone hanno problemi anche per pagare le rate del mutuo. “Da giugno siamo riusciti a mettere in campo 632 interventi economici in aiuto a famiglie e singoli” dice Alessandro Martinelli riferendosi al progetto “InFondo Speranza” avviato con il contributo dell'otto per mille della Cei. Un fondo pensato per sostenere singoli e nuclei familiari in questa delicata fase di crisi dovuta alla pandemia.

 

Stiamo vedendo la disperazione più profonda” dice quasi a bassa voce Giorgio Casagranda, presidente di Trentino Solidale, mentre aiuta a preparare i pacchi di viveri che vengono consegnati in tutto il Trentino alle tante famiglie che non riescono ad arrivare a mettere un piatto caldo in tavola. “Da un mese e mezzo circa abbiamo una ventina di nuove chiamate alla settimana di persone che ci chiedono dove possono andare a prendere del mangiare perché non hanno più soldi” spiega il presidente di Trentino Solidale. “Cerchiamo di dare cibo anche ai dormitori della città ma non è semplice” conclude Casagranda.

 

“Ci sono persone che hanno una forte dignità e fanno fatica a chiedere aiuto” ci dice anche Pino Palatucci che gestisce Casa Maurizio e Casa Paola, strutture che a Trento ospitano senza tetto e migranti ma che non si tirano indietro nell'aiutare le famiglie che chiedono da mangiare. “Da ottobre abbiamo una decina di famiglie a cui portiamo il cibo. Nulla viene sprecato”.

 

A lavorare dietro le quinte è come sempre il mondo del volontariato trentino. Quel mondo silenzioso che si alza presto alla mattina per raccogliere i beni di prima necessità per poi distribuirli a chi ne ha bisogno. Un mondo a cui tutti noi dobbiamo dire grazie.

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