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Coronavirus, piazza Duomo a Trento si ferma e si illumina per ricordare un anno di vittime: ''Medici lasciati allo sbaraglio in un sistema impoverito da riforme mai moderne''

In un'iniziativa di Sos Covid, un gruppo Trentino impegnato nella gestione trasparente dei dati della pandemia, sabato 20 febbraio si è svolto un momento di raccolta per ricordare lavoratori, volontari e vittime ad un anno dal paziente zero italiano

Di Laura Gaggioli - 20 February 2021 - 20:44

TRENTO. Il 20 febbraio è una data destinata a diventare una triste ricorrenza: il giorno in cui nel 2020 fu individuato il paziente zero del nuovo coronavirus anche in Italia. Da quel giorno sappiamo tutti quale tempesta ha travolto il nostro Paese e il mondo intero. Al centro del ciclone, la sanità pubblica che, in un conteggio senza fine, ha registrato ricoveri, rianimazioni, decessi, turni di lavoro esasperanti per tutti quei lavoratori e volontari lasciati troppo spesso senza il giusto riconoscimento. Così, oltre a celebrare la Giornata nazionale dei professionisti sanitari, sociosanitari, socio-assistenziali e del volontariato (Qui articolo), Trento ha voluto omaggiare anche tutte le vittime con un'iniziativa promossa da Sos Covid Trentino, gruppo da mesi impegnato nella richiesta di trasparenza nei dati del coronavirus.

A un anno esatto da quella data, sabato 20 febbraio alle 18 in piazza Duomo si è svolto così un momento per ricordare tutte le vittime della pandemia, in una distesa di luci accese a indicare e onorare, tra i canti del coro alpino “Gli Armonici Cantori Solandri”, le tante vittime che si sono susseguite da quella data. Sono 1.259 le vittime in Trentino, compreso una medica in val di Fassa e un'operatrice socio-sanitaria.

“Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”. Queste le parole del presidente dell’Ordine dei medici, Marco Ioppi, ricordando il primo comma su cui la deontologia medica si fonda per riconoscere il sacrificio dei tanti operatori ancora impegnati nella pandemia. “Medici lasciati allo sbaraglio in un sistema sanitario impoverito da riforme mai moderne - continua - spesso basato sull’improvvisazione, di cui purtroppo il Trentino non ha fatto eccezione, pur potendo sfruttare quell’autonomia che lo avrebbe reso parte attiva nel combattere l'impreparazione”. Appello al quale si è unito anche il presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti

A cornice della commemorazione anche due testimonianze da parte di chi ha affrontato la malattia. “Pensiamo sempre che tocchi all’altro - commenta il professor Andrea Zanotti - poi ti prende e speri di cavartela con poco, fino a quando non ti ritrovi da solo senza certezze ma pieno di paure, in una stanza di ospedale, a immaginare i tuoi cari, i loro volti e i volti degli infermieri. E’ dentro di te che si combatte la vera guerra, non nei parametri del monitor di cui non capisci nulla, ma scavando in profondità per cercare la tua via di uscita e non cedere all’inerzia del lasciarsi andare”, mentre la Oss Kristina Blas ha parlato dell'esperienza nelle case di riposo, tra la sofferenza delle persone più fragili: “In questi mesi la relazione di aiuto si è annullata. Vanno cambiate le modalità con cui relazionarsi con gli anziani, prima che la depressione li vinca, portandoli verso la morte”.

 

A concludere la cerimonia un minuto di silenzio, allo scoccare delle campane trentine, simbolo di vita, interrotto dal suono dell’unità con l’inno italiano.

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