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Comitato Rsa Unite: "Ogni giorno vissuto in chiusura è un giorno in meno per queste persone. Il ruolo del parente deve diventare centrale"

A un anno dalla chiusura delle case di riposo alle visite dei familiari la denuncia del Comitato Rsa Unite: “La politica, sia nazionale che locale, non è ancora stata in grado di individuare modalità di avvicinamento affettivo verso queste persone”

Di Laura Gaggioli - 06 marzo 2021 - 17:24

TRENTO. Il 5 Marzo 2020 in Trentino tutte le strutture assistenziali con in carico gli anziani della nostra società, chiudevano le porte alle visite dei parenti a causa dell'emergente crisi sanitaria alle porte. Così il comitato “Rsa Unite”, oltre a ringraziare tutto il personale di queste strutture, costretto a lavorare in condizioni decisamente difficoltose, ha voluto ricordare tutte le vittime di questa pandemia. Un particolare cordoglio però è stato dedicato a tutti quei parenti che hanno sofferto, non solo per la perdita di un caro, ma, anche, per non aver avuto la possibilità di assisterlo o accompagnarlo nelle sue ultime settimane. 

 

Il comitato Rsa Unite, un gruppo rappresentativo dei familiari degli oltre 3500 anziani ospiti nelle strutture assistenziali presenti sul territorio Trentino, ha voluto rivolgere un pensiero alle sofferenze dei residenti delle oltre 50 realtà provinciali, vittime non colpevoli dell’essere anziani e bisognosi di assistenza. Ospiti colpiti non solo nel corpo, quando sorpresi dall’infezione virale, ma anche nella psiche, costretti per settimane a restare soli e separati nelle proprie camere, isolati dai propri affetti, spesso unica loro motivazione per sopravvivere e fonte di sostentamento alla loro condizione psicofisica. 

 

“Ogni giorno vissuto in chiusura è un giorno in meno per queste persone. Ogni giorno vissuto così peggiora le loro abilità cognitive e motorie - sottolinea il comitato - ma ad oggi la politica, sia nazionale che locale, non è ancora stata in grado di individuare modalità di avvicinamento affettivo verso queste persone, nonostante la loro copertura vaccinale contro Covid-19 abbia ormai raggiunto, in molte strutture assistenziali, percentuali ben superiori al 90%”.

 

Sono infatti molti gli appelli e le iniziative che in questi 365 giorni hanno contraddistinto il dibattito politico sul tema. “Guardiamo ancora al futuro con l’auspicio che si possa ridefinire il ruolo del parente nella vita dell’anziano, facendogli assumere un ruolo centrale e non dispensabile. Speriamo di vedere presto riformato il sistema delle Rsa, sui livelli di maggior trasparenza dell’operato, sulla valorizzazione del personale, sull’omogeneizzazione dei servizi, ma soprattutto sulla continuità dell’assistenza medica nei fine settimana, ad oggi ancora limitata o assente. Carenze storiche, accentuatesi a seguito dell’emergenza, sulle quali Rsa Unite è pronta ad offrire il proprio contributo anche in prima fila”.

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