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Coronavirus, un anno fa il primo paziente in Trentino. L'Apss: "Ricordiamo chi non c'è più e chi ancora lotta. C'eravamo, ci siamo e ci saremo"

Esattamente un anno fa veniva annunciato ufficialmente il primo paziente di coronavirus in Trentino. Da allora sono passati 366 giorni di lotta, impegno e restrizioni con un solo obiettivo in mente: arrivare alla fine. C'è ancora strada da fare, ma dopo un anno di sforzi potremmo prenderci un momento e ricordare tutto ciò che è successo

Di M.Sartori - 02 marzo 2021 - 18:59

TRENTO. Il corridoio vuoto del reparto malattie infettive dell’Ospedale S.Chiara. Un letto appena dopo la porta. Un senso di quiete destinato a non durare. È ciò che si vede nella foto pubblicata oggi, martedì 2 marzo, su Facebook dall’Apss. L’immagine risale a un anno fa e, come scrive l’Azienda, “non è un luogo qualsiasi, non è un corridoio qualsiasi, non è un letto qualsiasi. È la quiete prima della tempesta”.

 

Esattamente un anno fa veniva annunciato il primo caso ufficiale di coronavirus in Trentino, lanciando così anche la nostra casa nella battaglia globale che si è rivelata la lotta contro il virus. Da quel giorno è passato solo un anno, anche se sembra molto di più. In Trentino abbiamo avuto 34.957 casi totali di cui 1.274 decessi, 29.956 guariti e 3.727 attualmente positivi. Abbiamo iniziato le vaccinazioni con tutte le difficoltà del caso. Tutti abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo un evento che in quanto a portata non ha eguali da decenni e che purtroppo si è portato via molti di noi.

 

In questo difficile anno tra noi e il virus si è messo il personale sanitario. I medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che tutti i giorni sono entrati in quei reparti, mettendo a rischio la propria salute e combattendo in prima linea contro una malattia che ancora oggi continua a imperversare. Ad un anno dal primo paziente ricoverato, condividiamo il loro pensiero.

 

 

“Noi che qui lavoriamo, vogliamo ricordare chi è tornato a casa guarito, chi purtroppo non ce l'ha fatta e tutti noi operatori sanitari e di supporto che in malattie infettive abbiamo combattuto ininterrottamente fino al 14 luglio, quando è stato dimesso l'ultimo paziente della prima ondata.

 

Noi che nostro malgrado siamo stati pronti in prima linea quando il 2 agosto abbiamo ricominciato ad accogliere pazienti Covid che sono andati via via aumentando nel corso del mese fino ad arrivare al 10 settembre con ricoverati nuovamente tutti pazienti Covid. Possiamo dire che da qui è partita a tutti gli effetti la seconda ondata tutt'ora in corso, costringendo via via alla riapertura dei vari reparti Covid già da ottobre.

 

Noi che siamo a fianco e ci sentiamo uniti ai nostri colleghi di tutti i reparti Covid della provincia di Trento che ogni giorno, appunto da ottobre, operano nel miglior modo possibile, pur con i limiti che questa pandemia impone, cerchiamo di non mollare e di andare avanti con fiducia e con la speranza che finalmente un giorno si possa mettere la parola fine a questo difficile momento. C'eravamo, ci siamo e ci saremo”.

 

 

Come dicono i membri del personale sanitario la battaglia non è ancora finita, la pandemia non è ancora stata fermata, c’è ancora molto da fare. Bisogna produrre e distribuire vaccino, fare ricerca sulle varianti, sostenere le persone e l’economia e, mentre cerchiamo di sconfiggerlo, trovare modi per convivere in sicurezza con questo virus. Bisogna rispettare le misure di sicurezza nonostante questo significhi fare dei sacrifici, non perché ci viene detto di farlo, ma perché da un anno a questa parte le persone stanno morendo a causa del Covid.

 

Bisogna fare tutto questo, ma ad un anno esatto dall’inizio della battaglia seguiamo l’esempio dei medici e degli infermieri: prendiamoci un attimo. Per ricordare tutti quelli che oggi non sono più qui. Per ringraziare chi, anche oggi, è accanto ai nostri cari ricoverati in ospedale e non li fa sentire troppo soli. Per darci una speranza. Per guardare avanti, alla quiete dopo la tempesta.

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