Zone rosse, promesse di impianti aperti, critiche per il mercatino di Trento chiuso: un anno fa l'Italia nel suo momento peggiore e il Trentino veniva travolto dal virus
Oggi si parla di zona gialla per l'Alto Adige che ha 79 ricoverati (9 in intensiva) ma un anno fa il Trentino aveva 423 ricoverati (35 in intensiva), registrava 15 decessi in un giorno e l'Alto Adige si appellava alla cittadinanza chiedendo loro di recarsi al ''pronto soccorso solo se la vita è in pericolo''. In Italia c'erano oltre 500 morti al giorno ed erano sette le regioni in zona rossa. Il Trentino ''resisteva'' in gialla con la mossa dei tamponi e prometteva impianti aperti. Alla fine conterà il più alto incremento di decessi in Italia in quel trimestre

TRENTO. Una media, a 7 giorni, di 34.850 casi ogni 24 ore, 731 morti solo oggi (17 novembre) e le zone rosse che si moltiplicavano di regione in regione; una situazione che in Trentino contava 418 ricoveri (32 in terapia intensiva) e 15 morti solo in un giorno, il 16 novembre 2020, ma dove i dati sui contagi erano tenuti a bada tramite un trucchetto che proprio in quei giorni il Dolomiti svelava e così il 10 novembre l'assessore al turismo si poteva permettere di promettere a tutti che era ''Assicurato l'avvio della stagione invernale''. Contemporaneamente in Alto Adige la situazione era talmente drammatica che la Provincia di Bolzano si metteva da sola in zona rossa e scriveva in un comunicato stampa: ''Al Pronto Soccorso solo se la vita è in pericolo''; domani (18 novembre) si sarebbero trovati altri 581 positivi, c'erano 392 persone ricoverate nei normali reparti ospedalieri e 39 persone in terapia intensiva e si contavano 11 nuovi decessi a Bolzano. Questa in estrema sintesi era la situazione che stavamo vivendo esattamente un anno fa (per il confronto con i numeri di oggi si vada in fondo al pezzo).
Il Covid stava raggiungendo il suo apice (il picco dei contagi è stato raggiunto il 13 novembre con più di 40.000 positivi mentre quello dei decessi, come ormai abbiamo imparato tutti, è arrivato due settimane dopo, il 3 dicembre con 993 morti in 24 ore). Dal 15 novembre a Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Calabria, Valle d'Aosta si aggiungevano Toscana e Campania come zone rosse; erano arancioni Puglia, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Liguria, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia. Restavano gialle Lazio, Molise, Provincia di Trento, Sardegna, Veneto. In zona rossa gli spostamenti, sia all’interno che all’esterno, erano ammessi solo per questioni di lavoro, salute o urgenza (obbligo di utilizzare l’autocertificazione al di fuori della propria abitazione). Scuole e università erano in Dad come chiuse erano tutte le attività ritenute non essenziali. Corse e passeggiate erano consentite solo nei pressi della propria abitazione.
L'Alto Adige si era messo da solo in zona rossa, nonostante per i parametri nazionali fosse da zona gialla, già l'8 novembre perché aveva compreso di essere letteralmente travolto dal virus e responsabilmente il presidente Kompatscher aveva emesso un'ordinanza di chiusura. In Trentino le cose andavano pressoché nella stessa maniera ma la strategia era opposta: fare di tutto pur di cercare di tenere aperto con la promessa dell'assessore Failoni e del presidente Fugatti che in ogni caso in Trentino gli impianti avrebbero riaperto.

Visto che il cambio di colore era legato essenzialmente all'Rt e all'incidenza comunicando solo i positivi da tamponi molecolari quando, ormai, si affidava il grosso della ricerca dei positivi ai tamponi antigenici (che bastavano per finire in isolamento) la Provincia di Trento si è assicurata la zona gialla fino a Natale (poi con il nuovo anno con l'obbligo di conteggiare anche i positivi agli antigenici anche il Trentino è finito in zona rossa). Come il Dolomiti avevamo svelato l'inghippo dimostrando che i positivi erano almeno il triplo rispetto a quelli comunicati e i dati sui ricoveri, d'altronde, parlavano chiaro (il Trentino era uno dei territori messi peggio d'Italia). La stessa Pat nell'istituire le zone rosse per i comuni di Cinte Tesino, Bedollo e Baselga di Piné (finivano in lockdown il 13 novembre) aveva dovuto affidarsi al dato reale e non a quello fittizio legato ai molecolari (per capirci Bedollo aveva l'1,7% dei residenti positivi ai molecolari e Piné l'1,9% dunque erano lontani dalla soglia fissata per la zona rossa del 3% ma la superavano con i positivi agli antigenici non comunicati alla cittadinanza che, quindi, si era ritrovata in lockdown senza avvisaglie perché non al corrente della situazione reale che stava vivendo).
Il risultato, purtroppo, è noto: il Trentino in quel trimestre ha avuto il più alto incremento di decessi d'Italia e gli impianti sciistici non hanno aperto da nessuna parte come sono rimasti chiusi i mercatini di Natale. Anche per quelli mentre dall'Austria a Verona, passando per l'Alto Adige le amministrazioni avevano tutte già deciso di rinunciarvi, a fine ottobre in Trentino, la Giunta Fugatti aveva rimesso la responsabilità ai sindaci attaccando poi quello di Trento, Franco Ianeselli, per aver scelto responsabilmente di bloccare tutto prima che la macchina organizzativa partisse visto che era chiaro che la situazione stava diventando drammatica.

Nei giorni a seguire gran parte dei sindaci del Trentino avevano seguito l'esempio di Ianeselli e poi era arrivata Roma e un dpcm a mettere la parola fine alla vicenda. Insomma come stavamo un anno fa? Malissimo con un Paese travolto dal Covid, la scuola per molti in didattica a distanza, la socialità azzerata, le attività economiche in grandissima difficoltà, migliaia di morti e tanto, tantissimo dolore, tra malattie, lutti, ricoveri in terapia intensiva. Ora c'è il vaccino e c'è il green pass che sta permettendo a tutti (in parte, con i tamponi, anche a quegli irriducibili che credono alle teorie più assurde e si fidano più della propria paura e del proprio egoismo che della scienza mondiale e dei dati che sono sotto gli occhi di tutti) di vivere un'esistenza quasi normale, pur essendo ancora in piena pandemia.
I positivi in Italia viaggiano su una media a 7 giorni di 7.500 casi, i decessi sono una 50ina, rischiano la zona gialla solo il Friuli Venezia Giulia (che con Trieste è stata la capitale della protesta no vax per settimane con dei focolai enormi partiti proprio da quelle piazze) e l'Alto Adige (che ha il più alto livello di no vax tra la popolazione del Paese con un 30% di residenti che ancora non hanno fatto la prima dose). In Trentino si contano 30 ricoveri (4 in terapia intensiva) e i decessi anche ieri erano, fortunatamente zero. In Alto Adige i ricoveri sono 79 con 9 persone in terapia intensiva e i positivi trovati, ieri, erano 143 con 3 decessi. Dati, quest'ultimi, che preoccupano ma sono ancora, fortunatamente, molto lontani dalla situazione di un anno fa. La differenza è data dai vaccini (anche perché la variante attuale è molto più contagiosa di quella di un anno fa). Cerchiamo tutti di fare la differenza.







-2-2-2-2-2 (1).jpg?itok=0rUZhMEJ)










