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Covid-19, il report di Gimbe: in Trentino tasso di occupazione delle terapie intensive da zona rossa

La percentuale di occupazione delle terapie intensive in Trentino è al 30%, la soglia indicata dal Governo per il passaggio in zona rossa. A frenare, per il momento, il passaggio della nostra Provincia in zona arancione è il dato sull’occupazione dei posti letto in area medica, al 25%: in pochi giorni però i ricoveri sono cresciuti di 20 unità

Di F.S. - 13 gennaio 2022 - 14:58

TRENTO. Sul fronte Covid-19 i dati sono in crescita in tutta Italia: oltre ai contagi aumentano anche i ricoveri (+31,2%), le terapie intensive (+20,5%) e i decessi (+37%). È questo in sintesi quanto riportato dalla Fondazione Gimbe nel report relativo all’andamento epidemiologico nel nostro Paese per la settimana 5-11 gennaio, nel quale si evidenzia anche come la Provincia autonoma di Trento sia il territorio in Italia con la più alta percentuale di occupazione delle terapie intensive. Secondo i dati di Agenas del 12 gennaio infatti (il report di Gimbe è fermo ai numeri comunicati il giorno precedente), in Trentino il tasso di occupazione in rianimazione è al 30%, raggiungendo quindi la soglia indicata dal Governo per il passaggio in zona rossa.

Al momento a frenare il passaggio del Trentino in zona arancione è solo il dato relativo all’occupazione dei posti ospedalieri in area non critica (per Agenas al 25% con riferimento ai dati di ieri), visto e considerato che l’incidenza settimanale dei casi per 100.000 abitanti ha ormai da tempo superato tutti i parametri. Come sottolineato anche dal presidente Fugatti negli scorsi giorni, al momento il Trentino dovrebbe rimanere in zona gialla, ma la situazione sta evolvendo rapidamente anche per quanto riguarda i ricoveri ordinari

Nel giro di soli due giorni infatti, dal 10 al 12 gennaio, il totale dei posti letto occupati negli ospedali (che comprende anche i ricoveri in terapia intensiva) è cresciuto di 20 unità, da 137 a 157. Scorporando i dati relativi alle rianimazioni però si nota come l’aumento abbia inciso in sostanza solo sul numero di ricoveri in area medica, passati da 110 a 130 in due giorni. In termini assoluti, il limite per il passaggio del Trentino in zona arancione è 155 ricoveri nei normali reparti.

Insomma i prossimi giorni saranno cruciali per capire l’evoluzione della situazione in Trentino dove visto il numero di abitanti, come ha ricordato Fugatti, anche pochi ricoveri incidono molto sulle percentuali di occupazione dei reparti. L’andamento epidemiologico si conferma molto serio anche a livello nazionale dove, secondo Gimbe: “Le misure sono insufficienti per frenare la salita dei contagi e il sovraccarico degli ospedali rinvia le cure di altre malattie”. Nella settimana 5-11 gennaio infatti il monitoraggio della Fondazione ha rilevato un aumento del 49% dei nuovi casi (passati da circa 800mila a oltre 1,2 milioni) con un’incidenza che in 56 province supera i 2.000 per 100mila abitanti.

 

Gli italiani senza nemmeno una dose di vaccino sono oltre 8,6 milioni, di cui quasi 3 milioni nella fascia 5-11 anni. Per quanto riguarda le terze dosi invece il tasso di copertura è al 61,5%, con rilevanti differenze regionali (il Trentino è al 58,1%). “L’enorme quantità di nuovi casi – sottolinea Gimbe –, ‘incontrando’ una popolazione suscettibile troppo numerosa, sta progressivamente saturando gli ospedali. Di conseguenza, molte Regioni si avviano verso la zona arancione entro fine mese, ma soprattutto si riducono le possibilità di cura per i malati non-Covid”. In Trentino la percentuale di popolazione vaccinata con ciclo completo è al 78% (media italiana 79%). Per quanto riguarda il tasso di copertura nella fascia 5-11 anni invece, sul territorio provinciale il 3,6% dei bambini ha ultimato il ciclo (media italiana 2,4%) e il 16% ha ricevuto solo la prima dose (15,9% la media nazionale).

“Ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia – conclude il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute delle persone e per l’economia del Paese. Innanzitutto, l’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la progressiva saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati - anche in pazienti oncologici - e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è ormai allo stremo. In secondo luogo, l’enorme numero di persone positive sta progressivamente paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di “iniezioni” di posti letto dell’ultimora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose Regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave”.

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