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Covid, il 68% dei ricoverati in Trentino non ha ricevuto il vaccino. Over 80: più pazienti in ospedale con ciclo completo rispetto ai no vax: ''E' l'effetto paradosso''

Gli ospedali trentini hanno accolto tra luglio e agosto 53 pazienti di cui 36 persone non vaccinate. Tra gli over 80 le persone con ciclo completo superiore a quelle no vax, Merler (Fbk): ''La copertura della popolazione è maggiore e questa inversione è attesta: proporzionalmente colpisce di più chi non ha ricevuto inoculazioni''

Di Luca Andreazza - 18 agosto 2021 - 06:01

TRENTO. Il 68% dei pazienti ricoverati per Covid tra luglio e Ferragosto non è vaccinato, il 17% invece ha completato il ciclo con le due dosi. A fronte di una curva del contagio che è risalita e di un leggero peggioramento delle ospedalizzazioni, il tasso di occupazione dei posti letto resta comunque contenuto e sotto controllo, mentre i decessi si sono azzerati da oltre un mese.

Il quadro appare piuttosto diverso rispetto a 12 mesi fa: l'Italia e il Trentino provenivano da un lockdown totale di mesi, mentre oggi si arriva al mese di agosto dopo limitazioni e restrizioni impattanti sulle vite di ogni cittadino ma meno drastiche rispetto alla serrata. A questo si aggiunge la progressione della variante Delta. La differenza profonda è nella disponibilità dei vaccini.

 

I dati dell’Istituto superiore di sanità con riferimento alla doppia dose indicano, operando una media delle fasce d’età, che il ricovero in ospedale si riduce del 94%, il ricovero in terapia intensiva del 97% e l’esito fatale della malattia al 96%. E' alta anche la protezione dall’infezione, si stima l'88%. Numeri che, come per ogni cura, non possono arrivare al 100%, ma si avvicinano e possono fare la differenza in materia di salute pubblica.

 

Gli ospedali trentini hanno accolto tra il 1 luglio e il 15 agosto 53 pazienti di cui 36 persone non vaccinate: il 68%. Nel dettaglio fornito dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari 1 ricovero riguarda un ragazzo minorenne, 10 casi tra 19-39 anni, 13 positivi tra 40-59 anni, 4 contagi per ogni fascia tra 60-69 anni, 70-79 anni e over 80.

 

Sono invece 8 le persone con una sola dose che sono dovuti ricorrere alle cure del sistema sanitario, ci si attesta al 15% del totale: 1 caso tra 19-39 anni, 1 caso tra 40-59 anni, 5 casi tra 60-69 anni e 1 caso tra 70-79 anni; 9 i pazienti con ciclo completo (cioè doppia dose): 1 caso tra 40-59 anni, 2 casi tra 60-69 anni, 1 caso tra 70-79 anni e 5 casi tra gli over 80.

In Trentino, come anticipato, non si registrano decessi legati a Covid da 42 giorni, mentre le percentuali di occupazione dei posti letto sono basse e il reparto di terapia intensiva ospita 2 pazienti. Nelle scorse ore è emerso un focolaio all'ospedale di Tione, un contagio partito da alcune persone non vaccinate le quali poi hanno infettato anche cittadini che hanno aderito alla campagna.

 

L'evidenza è quella che la campagna di somministrazione funziona nel prevenire casi gravi nel decorso della malattia, le ospedalizzazioni e i decessi per Covid. In questa fase si osserva quasi una diramazione dell'epidemia tra vaccinati e non vaccinati. Ma seppur il ragionamento possa apparire controintuitivo, questo rapporto è destinato a invertirsi.

 

"In questo momento - dice Stefano Merlerepidemiologo direttore del Centro per le emergenze sanitarie della Fondazione Bruno Kessler - i dati sono in linea con gli studi, l'efficacia dei vaccini nel prevenire l'infezione e il decorso più grave della malattia è evidente. Poi nei prossimi mesi ci sarà un'inversione del rapporto. E' un effetto paradosso ma più la campagna di somministrazione progredisce e più aumentano i casi di vaccinati in ospedale. E' un modello complesso e il dato deve essere proporzionato".

 

Per esempio in questo mese e mezzo sono stati ricoverati 5 over 80 che hanno ricevuto una doppia dose, nessun paziente con 1 dose e 4 persone senza vaccinazione. Si deve però tenere conto che il 93,46% (dato al 9 agosto) di questa fascia di popolazione in Trentino ha ricevuto una dose e il 90,56% ha completato il ciclo. Proporzionalmente gli effetti del virus continuano a colpire in maggioranza chi non ha aderito alla campagna perché il bacino potenziale di infezione è più basso.

Se in questa fase i casi 70-79 anni registrano più casi nei non vaccinati, l'effetto paradosso si può riscontrare in un'altra fascia nella quale la campagna vaccinale è più forte, cioè tra 60-69 anni: 4 casi tra i non vaccinati, 5 casi con 1 inoculazione e 2 casi con ciclo completo. Mano a mano che la copertura cala, i più colpiti sono i cittadini che non hanno ricevuto dosi.

 

"Se le vaccinazioni nella popolazione raggiungono alti livelli di copertura si verifica questo effetto paradosso, per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Diventa quindi fondamentale calcolare l’incidenza, intesa come il rapporto tra il numero dei casi e la popolazione. Questi numeri - aggiunge l'epidemiologo direttore del Centro per le emergenze sanitarie della Fondazione Bruno Kessler - se letti correttamente, quindi, ribadiscono quanto la vaccinazione sia efficace.

 

Insomma, con l’aumentare della copertura vaccinale decresce il numero dei casi proprio per l’efficacia della vaccinazione: questo comporta che i pochi casi tra i vaccinati possano apparire proporzionalmente numerosi in gruppi con una copertura vaccinale alta: la numerosità della popolazione è più elevata rispetto ai non vaccinati.

 

"Questo effetto paradosso è atteso e conosciuto, deve essere riconosciuto per evitare preoccupazioni e perdita di fiducia nella vaccinazione. In linea generale, se la copertura dovesse arrivare intorno all'80% degli italiani, questo dato può essere considerato un ottimo risultato", conclude Merler.

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