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Ddl Zan, minaccia per la libertà di opinione o strumento di tutela contro discriminazioni e violenza? Ecco tutto quello che c'è da sapere

Mentre il Senato si prepara a discutere il disegno di legge il 6 maggio, in Italia infuriano le polemiche sul Ddl Zan dopo la querelle tra Fedez e la Rai in occasione del Concertone del primo maggio. Alle paure per la possibile 'censura' delle opinioni contrarie risponde il testo stesso, che ribadisce la "libera espressione di convincimenti e opinioni"

Di Filippo Schwachtje - 04 maggio 2021 - 15:14

TRENTO.  "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità".  E' questo il titolo del disegno di legge contro l'omotransfobia (battezzato Ddl Zan dal nome del suo relatore, il deputato del Pd Alessandro Zan) che dopo l'approvazione alla Camera lo scorso 4 novembre verrà discusso in Senato giovedì 6 maggio. Negli ultimi mesi la discussione politica in merito alla proposta di legge si è polarizzatadividendo gli schieramenti (anche interni alla maggioranza di governo) tra chi grida alla 'censura' e chi parla di una semplice misura di civiltà che allineerebbe l'Italia agli altri grandi paesi dell'Europea occidentale (Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Norvegia).

 

Recentemente la polemica si è riaccesa anche al di fuori dall'arena politica, coinvolgendo personaggi pubblici (uno su tutti Fedez, intervenuto al Concertone del primo maggio e criticato tra gli altri anche da Sgarbi), giornalisti e opinionisti. In Italia la questione di una legge contro l'omofobia non è però una novità: Nichi Vendola già ne presentò una prima bozza oltre 20 anni fa, nel lontano 1996. In ogni caso, per fare un po' di chiarezza sulla proposta attuale ed evitare strumentalizzazioni politiche e non solo (il 'sobrio' titolo di apertura della prima pagina di Libero oggi, 4 maggio, è "Omosessuali alla riscossa", per fare un esempio), è sufficiente leggere il testo del disegno di legge.

 

Riassumendo: il Ddl Zan punta ad equiparare nel codice penale le discriminazioni e le violenze basate sul sesso, sull'orientamento sessuale, sul genere, sull'identità di genere e sulla disabilità a quelle legate al razzismo, all'odio etnico, nazionale e religioso. Il disegno di legge andrebbe quindi ad aggiungersi all'articolo 604 bis (introdotto con la legge Mancino) e ter del codice penale italiano, prevedendo pene fino a 4 anni per chi istiga atti di violenza o discriminazioni legati all'omotransfobia. Tra le ipotesi in discussione anche l'aggiunta dell'aggravante di discriminazione omofoba o transofoba, come già avviene (anche in questo caso) per discriminazioni ed aggressioni a sfondo razziale.

 

A spaventare il fronte 'conservatore' (formato principalmente da parte del centrodestra e del mondo cattolico), è in primo luogo la presunta possibilità che alcune opinioni politiche e religiose possano essere "censurate" con l'approvazione del Ddl Zan. In poche parole la paura di chi si dice contrario alla proposta di legge è che su temi particolari, come ad esempio il concetto di identità di genere (inserito peraltro nel Ddl all'articolo 1) o il riconoscimento dei pari diritti per le coppie formate da persone dello stesso sesso in merito a matrimonio o adozioni, possa verificarsi una sorta di censura di alcune opinioni, che potrebbero essere bloccate perché "discriminatorie". 

 

Come specificato all'articolo 4 del Ddl stesso però: "Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti o opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti". Nel testo si ribadisce quindi che la proposta di legge non si applica ai reati d'opinione, ma solo a quelle iniziative che possono concretamente portare alla discriminazione o ad atti di violenza. Una differenza importante, che sottolinea come l'intento della proposta sia lontano dall'instaurare, usando le parole del senatore leghista Simone Pillon, una fantomatica 'censura gay'. 

 

L'introduzione del concetto di 'identità di genere' (definito all'interno del disegno di legge come "l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione") è un'altra delle critiche mosse dagli oppositori della proposta, secondo cui si finirebbe così per incitare la diffusione della 'dottrina gender' nella società, in particolar modo nelle scuole. Anche in questo caso però, leggendo il testo del disegno di legge, emerge come l'opera di sensibilizzazione all'interno degli istituti (che dovrebbe in linea teorica essere prevista per il 17 maggio, il giorno proposto dai promotori del testo per l'istituzione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) avverrà "nel rispetto del piano triennale dell'offerta formativa" e "del patto educativo di corresponsabilità". In poche parole: prima di discutere di alcunché nelle scuole bisognerà trovare un accordo tra istituti e genitori

 

Ad oggi il progetto di legge è in attesa di essere discusso in Senato: dopo l'approvazione incassata lo scorso 4 novembre (ai tempi quindi del Conte bis) alla Camera, con l'arrivo del governo Draghi e della nuova maggioranza, che ha incluso parte del centro destra (Lega e Forza Italia), gli oppositori del Ddl (in particolare il leghista Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia dove si discute il testo) hanno spinto per allungare i tempi relativi alla discussione del disegno di legge, affermando che non si tratterebbe di una "priorità". Il rischio ora è che giovedì la proposta venga modificata a Palazzo Madama, richiedendo quindi un ulteriore passaggio alla Camera che sposterebbe significativamente in là l'eventuale approvazione definitiva.

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