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Droghe, gioco d'azzardo, alcool, ma anche psicofarmaci e isolamento: ecco come sono cambiate le dipendenze durante la pandemia

Non c'è solo la droga a preoccupare. Sono in aumento considerevole il consumo di alcol, di farmaci e psicofarmaci, i comportamenti alimentari scorretti, il cyberbullismo, così come il ricorso al gioco d’azzardo e il ritiro sociale. Zagni: "Non dobbiamo negare che stiamo male, chiediamoci cosa possiamo fare nel nostro piccolo per stare meglio"

Di Laura Gaggioli - 07 febbraio 2021 - 16:30

TRENTO. “Vivere a contatto con le emozioni generate da questa pandemia è un trauma. Non ce ne accorgiamo perché siamo coinvolti, ma tutti noi stiamo sperimentando vari e nuovi stati emozionali. La ricerca di evasione è diventata ormai un’esigenza. Le droghe, l’alcol, il gioco d’azzardo e tutte le altre forme di dipendenza rischiano però di essere la soluzione più facile, ma per molti è stato anche momento per scoprire nuove passioni”. Michele Zagni, psicologo esperto di dipendenze, nel corso degli ultimi mesi ha raccolto numerose esperienze. Tra il Ser.D di Mantova dove tratta le assuefazioni da gioco d'azzardo e le associazioni trentine NeuroImpronta, Indipendenze e Ama, è riuscito così a delineare un quadro generale del territorio. Ipotesi che fanno luce su come le dipendenze sono cambiate a seguito del coronavirus.

 

“Una dipendenza è una strategia disfunzionale per migliorare la nostra funzione emotiva e arrivare a stare meglio - spiega Zagni - proprio come prendere un analgesico quando si ha il mal di testa. Ma anche una semplice pasticca, assunta per un periodo prolungato, può portare a effetti collaterali anche gravi. Ecco che, un periodo come questo, segnato dall’incertezza e da emozioni negative, può portare alla rottura di quel filo, spesso sottile, che divide l’uso dall’abuso. Non sono però solo le droghe a preoccupare. Quello che abbiamo notato, insiemi ai vari servizi sul territorio - continua lo psicologo - è un aumento generale del consumo di alcol, un pò in tutte le tavole, e un crescendo generale dei disturbi d’ansia, dei comportamenti alimentari scorretti, del cyberbullismo, così come dell’assunzione di farmaci e del gioco d’azzardo”.

 

L’uso delle droghe è quindi aumentato, ma si è andato anche a modificare. Si è diversificato. “Nelle zone in cui è stata prevista una limitazione agli spostamenti - spiega lo psicologo - i luoghi dello spaccio sono cambiati e con essi anche il reperimento delle sostanze che si è spostato sull’online, ricorrendo al cosiddetto dark web. Qua, però, si possono trovare anche ben altri prodotti come gli oppiodi sintetici". Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) sarebbero proprio questi i responsabili, insieme a eroina e metanfetamina, dei 81 mila morti per overdose in America registrati nell'ultimo anno.

 

“Anche il gioco d’azzardo ha avuto un’evoluzione importante. Sebbene nel primo periodo del lockdown, grazie alle porte chiuse delle sale giochi, il numero dei giocatori è diminuito, quello che si è verificato è stato purtroppo un ritorno simultaneo degli stessi numeri appena riaperte le attività slot. Non c’è stata una migrazione del gioco sull’online, ma il trend in aumento dei giocatori virtuali degli ultimi anni è stato accelerato dalla pandemia”. 

 

La fascia della popolazione più debole sembra essere però quella dei giovani. Privati della scuola in presenza e della possibilità degli sport di squadra, stanno sperimentando più rinunce e cambiamenti, rimanendo chiusi in casa, spesso davanti a computer e videogame. “Tra loro purtroppo molti hanno fatto ricorso alle droghe, ma, l’impossibilità di reperire le sostanza nelle forme più abituali, ha però aperto la strada anche all’assunzione degli psicofarmaci. Non sono certo droghe, ma sono sempre rischio di dipendenze”. Dagli ospedali arriva poi anche un altro segnale d’allarme: gli atti di autolesionismo e di tentato suicidio tra gli adolescenti sono in vertiginoso aumento (Qui articolo). 

 

Dipendenze come quelle da internet e da videogame rischiano invece di innescare una prossima e temibile tendenza all’isolamento. "Quando le norme di distanziamento e le limitazioni agli spostamenti non ci saranno più, qualcuno potrà avere difficoltà a tornare alla vita di tutti i gironi - spiega ancora lo psicologo - casa è diventata per tutti il nostro rifugio, il rischio è che i soggetti più deboli possano aver paura di uscire dalla nuova zona di comfort. Si parla di ritiro sociale”.

 

Un quadro molto negativo, ma che apre ancora numerose vie di uscita. E' proprio nei momenti difficili che si gioca la scelta tra evasione o creazione di nuove realtà. Non si può vivere in attesa con soluzioni temporanee, immediate, violente, aggressive, che rischiano di farci cadere in un vortice compulsivo dal quale uscire è sempre più difficile. “Questa è l’occasione per inventarsi, essere creativi, andare a cercare piccole soddisfazioni nel vivere quotidiano, in una nuova dimensione - esorta Zagni - non dobbiamo negare che stiamo male, che stiamo peggio rispetto al nostro passato, ma possiamo chiederci cosa possiamo fare nel nostro piccolo per stare meglio”. Tante infatti le persone che hanno trovato risposta in nuove passioni, dal giardinaggio, alla modellistica, all’arte o aprendosi a nuovi studi. “Diamoci da fare”.

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