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Francesco Bindi e le sue 'interviste casalinghe': ''Prima della pandemia non avrei mai immaginato di collegarmi ogni settimana con persone che provengono da posti così lontani''

Divulgatore e formatore nel campo delle nuove tecnologie, propone sul suo canale Facebook e Youtube, “WeBindi – Contributi per un web condiviso” delle chiacchierate che trovano spazio anche su il Dolomiti. Dopo una riflessione sul suo rapporto con le nuove tecnologie, l’intervistato si racconta e sceglie una frase, un’immagine, un libro, una canzone e un film tra quelli che preferisce. Ecco quali sono le sue di risposte

Di Marianna Malpaga - 04 aprile 2021 - 13:10

PERGINE. Quindici minuti sono il tempo di un caffè, ma anche delle chiacchierate che ogni settimana Francesco Bindi, divulgatore e formatore nel campo delle nuove tecnologie, propone sul suo canale Facebook e Youtube, “WeBindi – Contributi per un web condiviso”.

 

Bindi è toscano d’origine, ma abita a Pergine da quindici anni. Ha studiato arti applicate e, subito dopo le superiori, ha iniziato a lavorare come fotocompositore e impaginatore di libri d’arte in diverse tipografie. Dal 1995 tiene corsi d’informatica ludica in scuole di primo e di secondo grado, centri di formazione professionale, aziende, enti pubblici, università della terza età e circoli pensionati. Collabora anche con Il Dolomiti (che è lieto di ospitare le sue interviste ''casalinghe'') e con la trasmissione di Trentino Tv “Mattino Insieme”.

 

Il fil rouge che collega tutte le interviste di “WeBindi” – un’ottantina da novembre a oggi – è proprio l’uso delle nuove tecnologie, di cui Bindi si occupa per passione e per mestiere. “Il web è d’aiuto oppure è un ostacolo, nel momento in cui le persone sono costrette a stare in casa? Di solito le mie interviste partono da questa domanda – spiega il formatore -. La didattica a distanza, ad esempio, può essere uno strumento utile per docenti e studenti, ma al tempo stesso è chiaro che a bambini e ragazzi manca la scuola in presenza. Molti tra gli intervistati mi hanno raccontato che, ‘grazie alla pandemia’, hanno imparato a lavorare in smart working. Io stesso, un anno fa, non avrei mai immaginato di collegarmi ogni settimana con persone che provengono da posti così lontani”.

 

Dopo una riflessione sul suo rapporto con le nuove tecnologie, l’intervistato si racconta e sceglie una frase, un’immagine, un libro, una canzone e un film tra quelli che preferisce. Lo stesso Francesco Bindi, intervistato da Sara Conci per il suo canale “WeBindi”, ha risposto a queste domande. “La mia canzone preferita è “La leva calcistica del ‘68” di Francesco De Gregori – spiega dando la stessa risposta che aveva dato anche il nostro direttore Luca Pianesi alla sua intervista -. Il film, invece, è ‘The social dilemma’. L’immagine è la ‘Guernica’ di Picasso, a cui sono legato per motivi di studio: anni fa, assieme a una classe, ne avevo realizzato una riduzione in marmo. Il libro, infine, è ‘Il capitalismo della sorveglianza’, di Shoshana Zuboff, che parla del controllo delle aziende digitali”.

 

Tra le ultime interviste, c’è quella a Guido Guglielminetti, il bassista di Francesco De Gregori, che ha lavorato anche con Lucio Battisti. Nel corso delle chiacchierate, infatti, intervengono sia personaggi conosciuti, come Giuliano Marrucci di Report, sia persone meno note, ma molto attive a livello locale (e non). Il primo intervistato è stato il giornalista centenario di Tione Mario Antolini, conosciuto come “Musòn”, che ha vissuto in prima persona lo scoppio della bomba atomica a Nagasaki. In questo caso non si è trattato di una videointervista, perché Antolini, nonostante usi i social attivamente, non si destreggia ancora bene con le videochiamate. “Mi ha promesso però che in futuro faremo una videointervista”, racconta Bindi. Qual è la chiacchierata che gli è rimasta più impressa? “Rispondo maliziosamente, e dico: la prossima”, scherza il formatore.

 

Ma torniamo all’utilizzo del web. Bindi tiene una serie di corsi nelle scuole in cui cerca d’insegnare ai ragazzi a smascherare le bufale che corrono in rete e a usare in modo corretto e sicuro internet. “Noto un grosso scollamento tra la vita ‘reale’ di questi ragazzi e loro vita virtuale – dice -. Quest’ultima spesso non è conosciuta dalle famiglie, con cui non sempre i giovani interagiscono”. L’utilizzo scorretto della rete non coinvolge solamente bambini e ragazzi. “Lavoro con gli anziani da cinque, sei anni – riprende Bindi – e posso dire che anche per loro il rischio di usare i social troppo e male è alto. In particolare Whatsapp, ma anche Facebook perché, diciamocelo, ormai è un social per ‘anziani’. Nei miei corsi non parlo di etica della rete: spiego solo che è necessario sapere a cosa si va incontro quando si condividono un sacco di immagini e di pensieri. Prima del Covid, vedevo circa trecento, quattrocento persone a settimana. Tante di queste erano anziani. Ora come ora è molto importante insegnare a gestire in modo corretto lo smartphone, che è lo strumento più usato. Le mie videointerviste, ad esempio, vengono viste soprattutto da apparecchi mobili”.

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