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Francesco Moser, storie di un campione: lo Sceriffo racconta le Olimpiadi del '72, la naja e l'incontro con Maradona

Le Olimpiadi del '72, la medaglia mancata e l'attentato, passando poi per la naja e concludendo con l'incontro con Maradona e il suo amore per il calcio. Il campione trentino Francesco Moser si apre davanti ai giornalisti e racconta la sua vita in occasione dell’apertura della mostra “Vite di corsa. La bicicletta e i fotografi di Magnum. Da Robert Capa ad Alex Majoli”

Pubblicato il - 21 July 2021 - 19:16

DIMARO-FOLGARIDA. Una medaglia potevo vincerla a Monaco 72, ma ho forato a 700 metri dal traguardo quando ero in un gruppetto di cinque. Davanti l’olandese Hennie Kuiper era ormai imprendibile ma un posto sul podio era lì a portata di mano”, così Francesco Moser, grande campione di ciclismo, parla delle sue Olimpiadi, raccontando la propria vita ai giornalisti in occasione dell’apertura della mostra “Vite di corsa. La bicicletta e i fotografi di Magnum. Da Robert Capa ad Alex Majoli”, ospitata a Castel Caldes, in Val di Sole.

 

Poi la memoria del campione corre ai drammatici momenti dell’attentato agli atleti d’Israele: “Eravamo a 10 metri dalla Nazionale israeliana, a pochi passi dal luogo dell’attentato dei Fedayn palestinesi. Le stanze erano proprio davanti alle nostre e abbiamo assistito alle scene. Ricordo i visi degli attentatori che ogni tanto sbucavano dalle tende per verificare ciò che avveniva all’esterno. Cambiò il nostro modo di percepire l’evento, venivamo controllati in ogni nostro spostamento”.

 

Un vero orrore che portò ad un severo aumento delle misure di sicurezza per gli atleti, che vennero messi sotto stretta sorveglianza. Una situazione purtroppo comparabile a quanto succede oggi col Covid alle Olimpiadi di Tokyo, su cui Moser commenta: “Hanno perso la magia del passato, un atleta poteva farle una volta sola, era meglio lasciarle ai Dilettanti come funzionava prima, oggi un ciclista può andare anche quattro o cinque volte alle Olimpiadi. Il mio ricordo più bello è che a Monaco sono stato ad un passo dalla medaglia, purtroppo ho forato la ruota all’ultimo chilometro”.

 

Poi un ricordo della naja: “Ero un bersagliere e nel mio museo a Villa Warth, sopra Trento, c’è la mia carriola, ovvero la bici utilizzata dai bersaglieri. Con lei a ottobre farò la Staffetta della Pace nel Centenario del Milite Ignoto: dal 18 al 28 ottobre con tappe al Brennero, Colle Isarco, Bolzano, Trento, Rovereto e poi in Veneto e Friuli Venezia Giulia sino alla Basilica di Aquileia dove 100 anni fa tra le 11 recuperate negli Ossari del fronte di Guerra venne scelta la salma del Milite Ignoto, poi trasferita a Ruma per la tumulazione all’Altare della Patria”.

 

I ricordi di Moser, però, non sono solo legati al ciclismo. Trova anche spazio per il calcio e in particolare per il Napoli, i cui giornalisti hanno approfittato del viaggio in val di Sole al seguito della squadra per presenziare all’apertura della mostra. E se si parla di calcio e Napoli, come non parlare di Maradona, che Moser ha incontrato durante la sua prima stagione in Italia?

 

“Il nostro rappresentante ha voluto dare una bici a Maradona – racconta -. Venni a Napoli prima della partita. Ma lui non ha fatto neanche un metro in bici. Si è appoggiato al muro e ha fatto una foto e basta, forse aveva paura di cadere”.

 

Segua anche un commento sul Napoli e sulla serie A partendo da Maurizio Sarri (il cui padre corse con il fratello di Francesco), che ha conosciuto proprio a Dimaro. “Maurizio mi ha fatto gli auguri per il compleanno – conclude -, sono curioso di vedere lui alla Lazio e di seguire il campionato dopo la giostra di cambiamenti degli allenatori. M’auguro che il Napoli vinca lo scudetto, mi farebbe molto piacere. L’Inter già ci è riuscita nell’ultima stagione. Adesso c’è Spalletti, è un personaggio un po’ autoritario ma a volte nel calcio c’è bisogno”.

 

La mostra espone 80 scatti dei maestri della celebre agenzia fotografica Magnum, alcuni dei quali mai esposti finora al pubblico. Un percorso visivo emozionante – che spazia dagli anni ’30 sino ai primi anni Duemila – ed oggi è stato visitato dai giornalisti al seguito de SSC Napoli con testimonial d’eccezione il campione trentino Francesco Moser e Laura Dalprà, direttrice del Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali e della Rete dei castelli del Trentino, accolti dal sindaco di Caldes Antonio Maini e dal vicepresidente dell’Apt Marco Katzenberger.

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