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Il “caso Cagol” e le strumentalizzazioni della destra per far ritirare il libro sulle donne trentine: “Celebra una brigatista”. La replica: “Mai esaltato la sua figura”

Dopo la pubblicazione di “33 trentine” alcuni consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia gridano allo “scandalo” arrivando a chiedere di ritirare il libro perché al suo interno c’è la biografia della brigatista Margherita Cagol. Ma come stanno davvero le cose?

Di Tiziano Grottolo - 10 maggio 2021 - 17:31

TRENTO. In Trentino-Alto Adige pare che sia scoppiato un nuovo “caso” che riporta la provincia indietro agli anni di piombo. Ad animare il dibattito alcuni esponenti della destra locale in veste di inquisitori che hanno deciso di prendere di mira la Commissione provinciale Pari opportunità tra donna e uomo. Recentemente infatti, la Cpo ha pubblicato un libro “33 trentine” che al suo interno riporta le biografie di altrettante donne nate in Trentino “o che hanno attraversato nei secoli la provincia”. La ricerca storica e la stesura dei testi sono stati affidati all’Università di Trento. Fra queste biografie rientra anche quella della fondatrice delle Brigate Rosse, la trentina Margherita Cagol, anche nota con il nome di battaglia “Mara”.

 

Il nome della brigatista non è passato inosservato negli ambienti della destra locale che in merito ha deciso di sollevare un polverone. Il primo a intervenire è stato il Alessandro Urzì, consigliere provinciale in Alto Adige: “Nessuna tolleranza, e non si faccia finta di non capire: il volume ‘Trentratrè trentine’ edito dalla Commissione pari opportunità va semplicemente ritirato”, taglia corto l’esponente di Fratelli d’Italia. Secondo Urzì tutto ciò “costituisce una offesa a tutte le donne che con la loro tenacia, il loro sacrificio, la loro passione, la loro intelligenza si sono meritate gli onori delle cronache e della vita – perché – Mara Cagol è un esempio negativo”. Il consigliere sempre riferendosi a Cagol sostiene:Che questo nome sia dimenticato, altro che celebrato in un volume delle istituzioni. Questa opera sia ritirata, gli autori e autrici rendano conto delle loro scelte ma soprattutto non si faccia finta di non capire la gravità di questo episodio”. Insomma per Urzì non sbasta la censura ma anche gli autori dovrebbero cospargersi il capo di cenere.

 

 

A stretto giro anche il consigliere trentino della Lega, Devid Moranduzzo, ha fatto sentire la sua voce: Pessimo esempio da parte di coloro che vogliono proporre a dei ragazzi degli esempi da seguire per le giovani generazioni. Non si può in alcun modo mettere una persona come Mara Cagol in un libro che andrà nelle scuole. Un fatto vergognoso che rovina il lavoro svolto per le Pari Opportunità tra uomo e donna. Un lavoro che non dovrebbe essere danneggiato in questo modo e non vale a riguardo nessuna possibilità di giustificazione”. Per la cronaca Moranduzzo è lo stesso consigliere che dopo essere stato in visita al campo di concentramento di Dachau aveva messo “mi piace” al commento di un utente che suggeriva di lasciare lì (nel campo di concentramento) i centri sociali.

 

 

Dopo le denunce dei consiglieri provinciali le polemiche sul volume “33 trentine” sono sbarcate anche su alcune testate nazionali. Forse però è necessario fare un po’ d’ordine per inquadrare meglio la portata delle critiche che vengono mosse. Effettivamente fra le 33 donne trentine citate nella pubblicazione c’è anche Mara Cagol, tuttavia quello che quasi tutti si sono dimenticati di ricordare è che la biografia in questione è accompagnata da una didascalia eloquente, che solo chi non ha nemmeno aperto il libro potrebbe non aver notato (visto che è stata pure scritta in grasseto).

 

La Commissione pari opportunità infatti ha messo nero su bianco: “Abbiamo scelto di riportare, fra tanti esempi positivi, anche questa biografia, per sottolineare che la forza delle donne, come quella degli uomini, può essere anche distruttiva se non è ispirata a valori quali la convivenza pacifica e la non violenza e per introdurre un ulteriore elemento di riflessione a ragazze/i: obiettivi e ideali vanno perseguiti e raggiunti con le sole armi della determinazione, della cultura e della legalità”. Il testo si trova proprio accanto alla biografia, ergo risulta difficile sostenere che si sia voluto celebrare la figura della brigatista. A quanto pare però il boccone per una facile polemica in grado di portare un po’ di visibilità era troppo ghiotto. 

 

Di per sé non ci sarebbe molto da aggiungere anche se la presidente della Commissione per le pari opportunità Paola Maria Taufer si dice “dispiaciuta” del fatto che un’opera di questo valore stia facendo parlare di sé per delle polemiche strumentali. Il nostro intento, come abbiamo spiegato nella nota allegata alla biografia, non è mai stato quello di esaltare la figura di Cagol come un esempio. Ma la storia non può essere cancellata, a fronte di 32 esempi positivi abbiamo ritenuto opportuno citarne uno negativo proprio per introdurre un elemento di riflessione in più”.

 

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