Il soldato americano torna in Italia per incontrare i “bambini” che salvò nel 1944: “Questa volta non preparo il mio zaino per la guerra, ma per un viaggio di pace e amicizia”
Il veterano della Seconda guerra mondiale Martin Adler è tornato in Italia dopo 77 anni per incontrare Bruno, Mafalda e Giuliana Naldi, i bambini oggi diventati nonni e bisnonni, che salvò e fotografò nell’ottobre 1944. L’incredibile storia del soldato statunitense che da New York si trovò in Alto Adige a fare la guardia all’oro della Banca d’Italia trafugato dai nazisti

“Un solo piccolo movimento di due dita separava la quiete dal frastuono, la pace dalla guerra, la vita dalla morte. I due soldati americani erano pronti a far fuoco. Non si sarebbero lasciati cogliere di sorpresa da un nemico nascosto in quella cesta e pronto anche lui a uccidere. [...] All’improvviso l’urlo di una donna spezzò il silenzio. Proveniva da una stanza accanto. Si avvicinò rapidamente ai due soldati: «Bambini! Bambini! Bambini!”
da “I bambini del soldato Martin” di Matteo Incerti
BOLOGNA. “Questa volta non preparo il mio zaino per andare in guerra, ma una bella valigia per un viaggio di pace, solidarietà e amicizia”, è con queste parole che Martin Adler, veterano statunitense delle Seconda guerra mondiale ha inaugurato la partenza verso l’Italia. A spingere l’ex soldato, oggi 97enne, ad imbarcarsi per raggiungere l’aeroporto “Marconi” di Bologna è stata una fotografia. Un’immagine scattata nel 1944 che racchiude una storia eccezionale.
Ieri infatti, 23 agosto, ad attendere Martin allo scalo felsineo c’erano Bruno, Mafalda e Giuliana Naldi i bambini (nel frattempo diventati nonni e bisnonni) che vennero salvati, e poi fotografati, dal veterano quando si trovava a Monterenzio sull’Appennino bolognese in piena Seconda Guerra Mondiale. Da allora sono passati 77 anni.
Era la metà dell’ottobre ‘44, le truppe Alleate stavano risalendo la Penisola strappando una città dopo l’altra ai tedeschi. Adler e un commilitone si trovavano in avanscoperta in località Cassano di Monterenzio, nel Bolognese. Entrati in un’abitazione per ispezionarla e accertarsi che non vi fossero soldati nemici i due soldati avvertirono un fruscio provenire da una cesta. Con i nervi a fior di pelle dopo sette mesi in prima linea avrebbero potuto sparare, ma non lo fecero. All’interno c’erano nascosti tre bambini: Bruno, Mafalda e Giuliana. In un attimo la tensione si era sciolta. Il tempo di scattare una fotografia e poi ripartire perché la guerra non era ancora finita.

Da quel fortuito incontro le strade del soldato e dei “suoi” bambini si divisero senza più incrociarsi. Questo almeno fino allo scorso Natale quando sui social viene pubblicato l’appello della figlia di Martin che sta cercando di mettersi in contatto i bambini di Monterenzio. “Mi sono imbattuto nella fotografia scattata nel 1944 – racconta Matteo Incerti, giornalista e scrittore di Reggio Emilia che sarà l’artefice del ricongiungimento – così dopo un po’ di ricerche ho rilanciato l’appello in Italia e in pochissimo tempo è diventato virale”. Grazie all’interessamento di Incerti la notizia fa il giro del Mondo con migliaia di articoli e pubblicazioni. Tutti voglio trovare i “bambini del soldato”. L’appello diventa così virale che effettivamente Bruno, Mafalda e Giuliana si riconoscono nella foto ma non sanno come mettersi in contatto con Incerti. “Poco prima del Natale 2020 – prosegue il giornalista – ho ricevuto un messaggio dalla badante di un amico che aveva incontrato al parco i ‘bambini’ di Monterenzio. È così che siamo riusciti a organizzare l’incontro ed esaudire il sogno di Martin”. Non solo, perché l’incredibile vicenda è diventata anche un libro, scritto e curato dallo stesso Incerti, “I bambini del soldato Martin”, edito da Corsiero editore e corredato con 200 fotografie e disegni d’epoca inediti realizzati dal veterano statunitense.
Bruno, Mafalda e Giuliana però, non sono gli unici che si sono riconosciuti nelle tante foto scattate da Martin. Nei giorni scorsi infatti è emersa anche la storia di Pietro “Rino” Cima immortalato in una foto di Martin e scattata a Villa di Villa, in provincia di Belluno. Anche in questo caso il ricongiungimento è arrivato grazie a Incerti che tempo addietro si trovava nel Bellunese per presentare un altro suo volume e con sé aveva le stampe ingrandite delle foto scattate dal soldato. Rino, che all’epoca aveva 11 anni, appare in uno scatto che risale al 1945 quando gli americani stabilirono una sede nell’asilo locale dove distribuivano pasti alle persone del posto.

La vita di Martin Adler però è legata anche al Trentino-Alto Adige, non solo perché il padre, di origine ungherese, combatté con le truppe austroungariche sul fronte delle Alpi ma anche per il fatto che lo stesso veterano statunitense attraversò la regione durante l’avanzata degli Alleati. Martin si trovava a Santa Giustina, in provincia d Belluno, quando apprese della fine della guerra. I suoi compiti da soldato però non erano ancora finiti.
Il 3 maggio 1945 il 339° reggimento di Martin venne inviato al Brennero per sbarrare la strada ai tedeschi in fuga e mantenere l’ordine. Val Pusteria, San Candido, Dobbiaco e Vipiteno alcune delle località attraversate. A Monguelfo il soldato scattò delle foto della ritirata tedesca, in una di queste si vedono dei militari tentare la fuga in bicicletta. Fu così che il soldato americano si trovò a sorvegliare le riserve auree trafugate dai nazisti (con la complicità dei fascisti) dalla Banca d’Italia e custodie a Fortezza. A Campo Tures poi erano state nascoste le opere d’arte sottratte dagli Uffizi di Firenze e ad altri musei italiani. Terminate le operazioni al passo del Brennero Adler assieme ai commilitoni venne inviato nelle nelle vallate bellunesi tra Feltre e il Piave dove scattò la foto con Pietro “Rino” Cima. È ormai agosto inoltrato quando Martin poté finalmente fare ritorno a casa, negli Stati Uniti.

Nel 2020, a oltre settant’anni di distanza, verrà pubblicato il famoso appello firmato dal soldato Martin: “Autunno 1944, miracolo sulla linea gotica. Voglio ritrovare e abbracciare quei tre bimbi usciti da una cesta”. Il 23 agosto 2021, grazie alla passione e al minuzioso lavoro di molte persone, il miracolo si è finalmente compiuto.


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