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"Lo vedete cosa ci state facendo? Che le vostre, signori uomini, non siano lacrime da coccodrillo. Cambiamo il mondo insieme", la lettera de "La casa delle donne"

In una lettera, "La casa delle donne" di Rovereto riflette sul ruolo degli uomini e della politica in tema di violenza di genere. "Qui ne va della fiducia nella politica: le donne non sono una specie da proteggere, ma le donne non possono vivere senza, anche se spesso cadono sotto l’inganno e il tradimento dei loro uomini"

Di L.B. - 26 febbraio 2021 - 19:06

ROVERETO. A pochi giorni dal terribile femminicidio avvenuto a Cortesano, dove Deborah Saltori, mamma di 4 figli, è stata brutalmente uccisa dal compagno Lorenzo Cattoni, non si accenna a smettere di parlare di violenza sulle donne. E meno male. Bisognerebbe farlo ogni giorno, ogni minuto, perché le parole, in questo verso, non sono mai abbastanza. 

 

Una piaga, quella dei femminicidi, che affligge la nostra società. E che sparirà solo attraverso l'educazione nelle scuole, attraverso la cultura e attraverso le parole. Ma non solo. Tutto deve prima partire dalla politica, dai provvedimenti necessari che devono essere presi in questo verso.

 

Proprio a proposito di questo, a parlare ora è "La casa delle donne" di Rovereto, luogo che dalla sua inaugurazione nel 2014 si è prefissato l'obiettivo di essere punto di relazione e riflessione politica tra donne di diverse provenienze e generazioni. E lo fa con una lettera che pubblichiamo integralmente:

 

"Noo! Ancora! Un grido disperante e soffocato ci prende di fronte alla ripetitività della tragedia dell’ennesima vittima della forza bruta di un uomo sulla donna che lo aveva amato (Deborah).

 

Le donne non hanno più quasi voce, parole, forza per gridare agli uomini: “Ma non vedete? Non vedete che cosa ci state facendo? Cosa state facendo a donne amate, o anche solo a voi vicine? Cosa state facendo ai vostri figli e a voi stessi? Ma questa volta, anche in Trentino, qualcosa si è mosso (finalmente! speriamo) e uno spiraglio di un diverso futuro possibile si apre con la presa di posizione pubblica di alcuni uomini: appare infatti su L’Adige di mercoledì 24 febbraio l’appello di un gruppo di politici, intellettuali, sindaci, religiosi, sindacalisti … per contrastare una cultura violenta: “Uomini contro la violenzaIl problema siamo noi”.

 

Ci voleva tanto? Cosa dovremo dire, come donne, di fronte ad una verità così lapalissiana che sembra addirittura sconcertante?! Ma questa presa diposizione sembra quasi rivoluzionaria perché la narrazione delle tragedie perpetrate da uomini che colpiscono le donne, per anni, si è concentrata quasi esclusivamente sulle vittime, le donne uccise; si parla infatti quasi sempre di violenza sulle donne (e per questo grande è la responsabilità della stampa!) quando basterebbe restare ai fatti: il problema non è la vittima, ma chi usa violenza su di essa! Questo è il problema! Meno male! meglio tardi che mai!

 

Ma, adesso, dopo anni, anzi millenni di violenze maschili sul corpo femminile (e non solo), di logiche di violenza, questa tardiva presa di posizione pubblica è necessaria ma non sufficiente: se questa presa di posizione ci fa dire “Finalmente ve ne siete accorti! Era ora!”, il dibattito politico sul “che fare”, sull’agire politico che tutti e tutte ci coinvolge, apre una strada lunga che vi e ci costringe a cambiare rotta! Se questa consapevolezza è reale, non può essere una parentesi momentanea, ma ogni lettura della realtà, ogni decisione, ogni provvedimento, dev’essere orientato a trasformare i rapporti tra uomini e donne nella politica, nella società nel vivere comune!

 

Ed ecco che è proprio lì, sulle posizioni da prendere, su quale linguaggi usare, a partire da quali prospettive, su come investire il denaro pubblico che si gioca la credibilità di questa presa di posizione! E allora ecco, il resoconto del dibattito in Consiglio Provinciale su questa ennesima tragedia: gli interventi mostrano quanta strada ci sia ancora da fare!

 

Non si può pensare ancora di fare ricorso alla logica repressiva contro i violenti invocando nuovi leggi e nuove restrizioni (le normative ci sono, il codice rosso, basta applicarle bene!) perché nella logica repressiva, molto maschile, si radica proprio quella violenza che poi si ritorce contro di noi; poi, benissimo gli interventi di sostegno economico (fondamentali), ma rispetto alle campagna pubblicitarie, spot e manifesti per educare, è necessaria la consapevolezza che l’educazione è un compito culturale profondo che chiede in primis di cambiare noi stessi/e, la consapevolezza dei propri sentimenti, della propria fragilità, della propria dipendenza da altri/e, di una dimensione relazionale complessa.

 

Si invoca l’educazione: ma allora, perché non sono stati finanziati i corsi alla cultura di genere (bocciati nel settembre 2019) che prevedevano interventi per educare a tutte le differenze, condizione di convivenza umana? Perché è stata bocciata la proposta di rifinanziamento dei percorsi di sostegno per rieducare gli uomini maltrattanti (percorso lungo, ma il solo efficace per ridurre la violenza contro le donne e promuovere un percorso di consapevolezza, non solo di repressione)?

 

Quanto ascolto viene dato dalle istituzioni politiche, non tanto e solo alle vittime quando è troppo tardi, ma alle donne, a quei gruppi di donne che hanno molto da dire e che sanno agire mettendo in campo sapienza relazionale, capacità come sensibilità, empatia, intuizione, per amore del mondo.

 

Che le vostre, signori uomini, non siano lacrime di coccodrillo, non siano un generico mea culpa per assolvervi momentaneamente e poi tutto ritorna come prima; sappiamo che ci sono uomini di buona volontà e solo se cambia il vostro/nostro modo di stare nella politica, avendo la capacità di ascoltare e sostenere ciò che le donne fanno e dicono si potrà costruire un riconoscimento effettivo fondato sugli scambi tra differenze che può cambiare la cultura di fondo di cui quella violenza si alimenta.

 

Qui ne va della fiducia nella politica: le donne non sono una specie da proteggere, ma le donne non possono vivere senza fiducia, anche se spesso cadono sotto l’inganno e il tradimento dei loro uomini! Facciamo in modo che questa fiducia non sia tradita! Le donne da più di 40 anni stanno cambiando il mondo; aspettiamo che lo facciate anche voi con noi".

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