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Parte la prima edizione di "Fiemme Trekking Gourmet", un percorso gastronomico all'ombra delle cime fiemmesi

Dall'antipasto al Rifugio Chalet 44 al dessert presso la Baita Bucaneve, Alessandro Gilmozzi porta i suoi ospiti attraverso un percorso studiato nei minimi dettagli per far "recepire ogni sfumatura d’identità territoriale della Val di Fiemme". Il tutto accompagnato dai vini e dalla grappa dei sapienti maestri cembrani

Di Nereo Pederzolli - 14 giugno 2021 - 10:42

VAL DI Lassù con bramosia a godere di panorami dolomitici e altrettante leccornie, in un mix di genuinità abbinata alla più innovativa ricerca gastronomica. Quella che si basa su ingredienti assolutamente ‘vicini’. Anzitutto produzioni montanare frutto dell’intuito, del quotidiano impegno di autentici ‘custodi del gusto’. Il tutto per la prima edizione di Fiemme Trekking Gourmet, itinerario goloso tra rifugi, baite e prati del Castelir, stazione sopra Bellamonte di Predazzo e le cime che portano a Penia, verso Moena e la comunità ladina fassana.

 

Iniziativa ‘coccolata’ da Visitfiemme, l’APT di Cavalese, che ha subito messo in pratica l’idea di Alessandro Gilmozzi, chef tra i più preparati in campo nazionale e assoluto interprete della spontanea naturalità del bosco dolomitico. Perché questo cuoco-botanico da anni stuzzica i nostri palati con elaborazioni basate su sapienti metodi di coltura d’erbe, licheni e muschio compresi, per rendere memorabile ogni piatto da lui elaborato. Una ricerca, la sua, eseguita con massima competenza e mirata sempre a coinvolgere i più veraci, autentici quanto sinceri produttori locali di materie prime. La conferma viene da questo Trekking gourmet.

 

Perché non è stata una spettacolare esibizione gastronomica tra cuochi in candida divisa o imprenditori d’alimenti mirabolanti, l’immagine forse più accattivante della sostanza. No, sul Castelir s’è davvero integrata ogni sinergia operativa mirata a difendere le peculiarità agronomiche dell’ambito fiemmese. Compresa l’attigua valle di Cembra, come del resto prevede la recente ristrutturazione delle APT del Trentino.

 

Cucina d’autore basata sulla sincerità degli ingredienti, abbinata a vini altrettanto stanziali, recuperando produzioni zootecniche vicine, il ruolo dei rifugi, pure quello degli impiantisti. Sempre con uno stile turistico inconfondibile, come del resto garantiscono l’esperienza e la dinamicità di Fiemme.

 

Volevamo fare squadra, volevamo condividere esperienze diverse, per coinvolgere i turisti più attenti, pronti a recepire ogni sfumatura d’identità territoriale. Senza spettacolarizzazione, lasciando libertà di movimento, pure di fantasia. Alessandro Gilmozzi spiega così, in estrema sintesi, il concetto di ‘Trekking gourmet’. Lui nelle vesti pure di cuoco-regista, sul set magnifico sopra Bellamonte. Dove il cibo è identitario di una precisa cultura locale, acqua (quella fassana della sorgente Cedea, minerale tra le più esclusive d’Europa) e vini compresi.

 

Basta scorrere l’elenco delle pietanze e le ‘soste’ dove gustare i manicaretti delle ‘brigate di cucina’ coinvolte, tutte composte da giovanissimi cuochi tra i fornelli dei rifugi di questo enclave sciistico.

 

Ancora una considerazione: quella sui vini. Decisamente azzeccato il coinvolgimento dei CembraniDOC un sodalizio enoico dell’attigua valle di Cembra, un gruppo di vignaioli, cantinieri e grappaioli decisi a superare assurdi campanilismi e ‘fare squadra’, proponendo congiuntamente i loro vini, ognuno con l’autonomia aziendale, ma pronti ad una promozione unitaria, quasi indissolubile. Ecco allora i brindisi alla partenza, prima di salire sui modernissimi impianti di risalita. Calici di Trento DOC made in Cembra abbinati a sfiziosi finger food, per ‘carburare’ quanti hanno scelto di raggiungere a piedi le strutture in quota.

 

Stecco de formae al miele e mais, frollino alle erbe, tartare di Grigio Alpina e sesamo tostato, nonché praline profumate al profumo di bosco.

 

Ma eccoci alla prima tappa, al Rifugio Chalet 44, dove Alessandro Gilmozzi ha curato l’antipasto con Carpione al gin, morchelle e caviale di salmerino. Una sfizioseria abbinata ai Mueller Thurgau dei Cembrani DOC.

 

Davanti ad un corollario di vette ancora innevate è poi stato messo in tavola il primo piatto, preparato dallo staff di cucina di Chalet 44. Una composizione a base di patate rosse coltivate in valle, cipollotto, burro affumicato e porcino a velo, pietanza in sintonia con il vino rosso, Schiava rustica quanto sincera di quattro cantine cembrane.

 

Giusto il tempo per godere della splendida giornata – e altrettanta delizia gastronomica – per scendere verso valle, fino alla Baita La Morea, dove è stata servita una squisita carne (lentissimamente cotta, per esaltarne peculiarità gustative) da Grigio Alpina, i bovini che meglio interpretano la montagna dolomitica. Nel piatto il trancio di carne era ingentilito da un mazzolino di fieno e da una composta di cavolo cappuccio rosso, mele e un tocco di pane rustico. Per il vino, il Pinot Nero, rigorosamente del team CembraniDOC.

 

In chiusura, sempre più in basso, vicino la stazione intermedia della funivia, ecco il dessert della Baita Bucaneve: Latticello di prima scrematura, abete e cirmolo. Questa volta l’abbinamento alcolico è stato con la grappa, sempre e doverosamente cembrana.

 

Che dire, un percorso coinvolgente. Sicuramente per i 120 partecipanti, pronti e disposti ad una replica.

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