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Quando una frana spazzò via tre villaggi, dando vita ad uno dei bacini più amati delle Dolomiti. Il lago di Alleghe compie 250 anni

L'11 gennaio 1771 una frana staccata dal monte Spiz cancellò interi paesi, sbarrando la strada al torrente Cordevole e dando così vita al lago di Alleghe. Attorno alla formazione del bacino sono fiorite leggende, tra draghi, croci di ferro e pellegrini che lanciano la propria maledizione

Di Davide Leveghi - 12 gennaio 2021 - 11:59

BELLUNO. Ogni luogo ha una storia che si intreccia con la leggenda. Così vale anche per il lago di Alleghe, bacino formato dalle acque del torrente Cordevole dopo una gigantesca frana avvenuta l'11 gennaio 1771, ben 250 anni fa. Era notte quando un enorme cumulo di rocce si staccò dal monte Spiz, travolgendo gli abitati di Marin, Riete e Fusine. Sul posto rimasero una cinquantina di vittime, mentre l'acqua, la cui via verso il mare era stata sbarrata, cominciò a formare quello che sarebbe diventato un lago.

 

Nato dai ghiacci del Passo Pordoi, il Cordevole scende da Livinallongo segnando il confine fra le Dolomiti occidentali e quelle orientali. Principale affluente del Piave, dopo quella notte del 1771 avrebbe dato vita ad uno dei più amati e incantevoli laghi dolomitici. La bellezza che noi possiamo godere ora, però, fu pagata con oltre 50 vittime, provocate sia dalla prima frana di gennaio che da una seconda, il primo maggio dello stesso anno, quando la montagna collassò definitivamente nel lago, spazzando via ciò che rimaneva degli abitati.

 

Sotto ai massi e poi sotto all'acqua rimasero non solo i tre villaggi di Marin, Riete e Fusine, ma anche Sommariva, nota per il suo castello, Torre Costa e Perone Sopracordevole. Oltre 300 persone rimasero senza un tetto, mentre le vittime finirono per essere 52. Il volto della valle, nondimeno, non sarebbe più stato lo stesso.

 

Attorno al lago e ai paesi scomparsi fiorirono così le leggende. “Cime inviolate e valli sconosciute – commentava la turista inglese Amelia Edward a quasi un secolo di distanza dalla tragedia – c'è chi afferma che in inverno, quando il lago è gelato e il ghiaccio non è troppo spesso, o nelle calme giornate estive, si possono ancora intravedere i tetti e i muri di uno dei villaggi sommersi, a grande profondità sotto la superficie dell'acqua, una stufa e una fuga di scalini in pietra”.

 

Secondo la leggenda, annotata dalla stessa testimone nel suo diario di viaggio, sott'acqua si poteva scorgere anche il vecchio campanile intatto della chiesa. A ogni mezzanotte, le campane avrebbero suonato in memoria dei morti insepolti – una leggenda simile si può trovare anche a Curon Venosta, località sul lago di Resia, bacino artificiale noto per il campanile sommerso (leggenda a cui si è ispirata anche la serie di genere horror-fantastico chiamata appunto Curon).

 

Secondo un altro racconto mitico, le frane vennero prodotte dall'antica conformazione vulcanica del Col di Lana, a nord di Alleghe. Il monte, riconoscibile dalla caratteristica forma conoide, secondo la leggenda era un camino dell'inferno che come un vulcano eruttava fiamme e lava. Il pievano di Livinallongo, però, salì sulla sua cima e lì vi piantò una croce di ferro che penetrò le viscere della terra conficcandosi nella testa del drago di San Giorgio.

 

Il mostro da quel momento non poté più sputare fiamme dal cratere della montagna, ma la croce gli provocò forti convulsioni che fecero tremare la terra. All'origine della doppia frana del 1771 vi sarebbero quindi dei sussulti del drago. Ai rumori causati dallo slittamento del terreno, si aggiunsero inoltre le grida e gli sghignazzi di creature misteriose della mitologia ladina come i salvani e le bregostane.

 

Un'altra storia vuole infine che l'11 gennaio 1771, poche ore prima del disastro che avrebbe dato vita al lago, un vecchio pellegrino stanco e intirizzito proveniente da Avoscan, attuale frazione del Comune di San Tomaso Agordino, avesse chiesto cibo e alloggio nell'abitato di Riete, ottenendo però un diniego. “Riete, Riete, oggi siete, domani non siete”, avrebbe detto allontanandosi e prefigurando la catastrofe.

 

Proseguendo il cammino, il pellegrino sarebbe stato accolto da una vedova molto povera e madre di 5 figli, che gli fornì la cena e un giaciglio. Dopo aver ringraziato, l'uomo ammonì la donna invitandola a restare a letto se di notte avesse sentito dei rumori. Quella obbedì e l'indomani la famigliola era l'unica superstite della frana che spazzò vie interi villaggi.

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