Ore 22.39 il disastro del Vajont: in pochi attimi scompaiono vite e paesi. Saranno 1917 i morti, 487 bambini con meno di 15 anni
Quella avvenuta 58 anni fa resta una delle tragedie più drammatiche di sempre. Dopo avvertimenti, inchieste, richieste e omissioni questa notte del 1963 una enorme frana si staccò dal Monte Toc sollevando 80 milioni di metri cubi d'acqua che spazzeranno via Longarone e i paesi vicini
TRENTO. Ore 22.39 del 9 ottobre 1963. Duecentosettanta milioni di metri cubi di roccia e suolo (l'equivalente di 10 milioni di camion) si staccano dal Monte Toc e finiscono nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont a una velocità di oltre 100 chilometri all'ora. A quel punto si alzano tre onde gigantesche che sollevano 80 milioni di metri cubi d'acqua che scavalcano la diga lasciandola praticamente intatta.
Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè vengono prima investiti da un enorme boato, poi dallo spostamento d'aria e in pochi attimi i cinque paesi scompaiono inghiottiti dalla furia dell'acqua. Altri borghi e paesi risultarono profondamente danneggiati o distrutti. I morti da piangere saranno 1917, 487 bambini con meno di 15 anni, 1466 sono sepolti al cimitero monumentale di Fortogna. 767 non hanno nome, 300 persone non sono state più trovate.
A distanza di 58 anni quella del Vajont resta la più grave tragedia causata da una frana in Europa nell'ultimo secolo. E tutto si annulla davanti al ricordo di quanto accaduto. Non dovrebbero essere necessari numeri e statistiche, a rievocare quel drammatico evento ma spesso questi dati servono per rendere meglio l'idea di ciò che accadde quella notte e ancora oggi impressionano per enormità e sproporzioni. Si pensi solo che si è stimato che ci vorrebbero 7 secoli per rimuovere il materiale della frana caduta nel bacino artificiale, usando 100 camion al giorno.
Questo fu il risultato di un lungo percorso di omissioni, negligenze e malaffare che ignorarono inoltre diverse avvisaglie di ciò che sarebbe successo per la diga del Vajont, il più grande e imponente bacino artificiale d'Europa.
La tragedia, solo dopo numerosi dibattiti processuali e interventi popolari, venne attribuita alla negligenza dei progettisti e della Sade, l'ente gestore dell'opera fino alla nazionalizzazione, che occultarono e coprirono la non idoneità dei versanti del bacino (Monte Toc deriva da ''patoc'' che in dialetto friuliano vuol dire marcio, fradicio): la diga infatti era costruita su un versante in franappoggio. Alla fine, ancora numeri, questi saranno i risarcimenti: 3 milioni di vecchie lire come risarcimento per la perdita del coniuge. Il nonno o il nipote vale 500 mila lire. ''Cifre previste per il risarcimento dall' Enel'', si legge sulla pagina internet sopravvissuti Vajont.


















