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| 09 ott 2021 | 12:49

Ore 22.39 il disastro del Vajont: in pochi attimi scompaiono vite e paesi. Saranno 1917 i morti, 487 bambini con meno di 15 anni

Quella avvenuta 58 anni fa resta una delle tragedie più drammatiche di sempre. Dopo avvertimenti, inchieste, richieste e omissioni questa notte del 1963 una enorme frana si staccò dal Monte Toc sollevando 80 milioni di metri cubi d'acqua che spazzeranno via Longarone e i paesi vicini

Ore 22.39 il disastro del Vajont: in pochi attimi scompaiono vite e paesi

TRENTO. Ore 22.39 del 9 ottobre 1963. Duecentosettanta milioni di metri cubi di roccia e suolo (l'equivalente di 10 milioni di camion) si staccano dal Monte Toc e finiscono nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont a una velocità di oltre 100 chilometri all'ora. A quel punto si alzano tre onde gigantesche che sollevano 80 milioni di metri cubi d'acqua che scavalcano la diga lasciandola praticamente intatta. 

 

Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè vengono prima investiti da un enorme boato, poi dallo spostamento d'aria e in pochi attimi i cinque paesi scompaiono inghiottiti dalla furia dell'acqua. Altri borghi e paesi risultarono profondamente danneggiati o distrutti. I morti da piangere saranno 1917487 bambini con meno di 15 anni, 1466 sono sepolti al cimitero monumentale di Fortogna. 767 non hanno nome, 300 persone non sono state più trovate.

 

A distanza di 58 anni quella del Vajont resta la più grave tragedia causata da una frana in Europa nell'ultimo secolo. E tutto si annulla davanti al ricordo di quanto accaduto. Non dovrebbero essere necessari numeri e statistiche, a rievocare quel drammatico evento ma spesso questi dati servono per rendere meglio l'idea di ciò che accadde quella notte e ancora oggi impressionano per enormità e sproporzioni. Si pensi solo che si è stimato che ci vorrebbero 7 secoli per rimuovere il materiale della frana caduta nel bacino artificiale, usando 100 camion al giorno.

 

Questo fu il risultato di un lungo percorso di omissioni, negligenze e malaffare che ignorarono inoltre diverse avvisaglie di ciò che sarebbe successo per la diga del Vajont, il più grande e imponente bacino artificiale d'Europa.

 

La tragedia, solo dopo numerosi dibattiti processuali e interventi popolari, venne attribuita alla negligenza dei progettisti e della Sade, l'ente gestore dell'opera fino alla nazionalizzazione, che occultarono e coprirono la non idoneità dei versanti del bacino (Monte Toc deriva da ''patoc'' che in dialetto friuliano vuol dire marcio, fradicio): la diga infatti era costruita su un versante in franappoggio. Alla fine, ancora numeri, questi saranno i risarcimenti: 3 milioni di vecchie lire come risarcimento per la perdita del coniuge. Il nonno o il nipote vale 500 mila lire. ''Cifre previste per il risarcimento dall' Enel'', si legge sulla pagina internet sopravvissuti Vajont. 

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