Un’ondata di fango e detriti che travolse tutto e spazzò via 268 vite: 37 anni fa la tragedia di Stava
Il 19 luglio 1985, di 37 anni fa, si verificava una delle più grandi tragedie del Trentino che costò la vita a 268 persone: il disastro di Stava

TESERO. Erano le 12e22 quando l’argine del bacino artificiale superiore crollò travolgendo anche il secondo bacino: una massa d’acqua, fango e detriti finì per abbattersi sulla valle sottostante. Travolse tutto, compreso l’abitato di Stava, nel comune di Tesero. Il 19 luglio 1985, di 37 anni fa, si verificava una delle più grandi tragedie del Trentino che costò la vita a 268 persone. Tra le vittime, oltre a una ventina di feriti, si contano anche 28 bambini con meno di 10 anni e 31 giovani non ancora maggiorenni.
La massa fangosa, circa 180mila metri cubi, raggiunse una velocità di 90 chilometri orari travolgendo ogni cosa: alberi, strade, ponti case, alberghi e persone. Il bilancio finale parla di 3 alberghi, 53 abitazioni, 6 capannoni, 8 ponti distrutti, danni stimati in circa 300 miliardi di lire ma soprattutto la rabbia per una tragedia che poteva essere evitata.
“Non poteva che crollare”, così la commissione ministeriale nominata per indagare sul disastro aveva commentato il crollo del bacino legato all’estrazione della fluorite, minerale utile nella fusione dell’alluminio. In località Pozzole infatti erano stati costruiti due bacini di decantazione dove veniva immesso il materiale di scarto della miniera. Il primo fu costruito nel 1961 e benché nel progetto iniziale dovesse misurare solo 9 metri d’altezza alla fine arrivò a 25. Poi, nel 1969 venne realizzato il secondo bacino di decantazione.
Nel dopoguerra le miniere erano state gestite dal gruppo Montecatini (poi Montedison), ma nel corso del tempo passarono di mano più volte tra cui Egam (Ente gestione attività minerarie) ed Eni. Al momento del disastro la miniera sul monte Prestavel era finita sotto la gestione della concessionaria bergamasca Prealpi mineraria.
Nonostante la tempestività dei soccorsi in pochi si salvarono. Furono oltre 18mila le persone impegnate per settimane a scavare, usufruendo di un’impressionante mole di mezzi. Per avere un’idea del disastro basti sapere che il numero esatto delle vittime fu ricostruito con certezza solamente a un anno di distanza.
Ben più lunga la vicenda giudiziaria che comunque portò a delle condanne. Come emerse dai processi in tribunale troppe e troppo gravi erano state le omissioni sulla sicurezza che portarono alla tragedia. Alla fine alcuni dirigenti delle società che avevano gestito la miniera, oltre ai responsabili della costruzione e della gestione del bacino superiore, dei direttori della miniera e di alcuni dirigenti della Provincia di Trento, vennero condannati per i reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo.













