Rifiuti abbandonati e falò con la legna del rifugio (portata in quota con l'elicottero): ''Manca cultura della montagna. I comportamenti a 2 mila metri hanno tutt'altro peso''
Dopo lo sfogo sui social degli scorsi giorni, Alberto Bighellini, gestore del rifugio Marchetti, ribadisce la funzione educativa e di tutela del territorio svolta dalle strutture ricettive in alta montagna. Nella notte di sabato scorso – mentre il rifugio era chiuso – un gruppo di persone ha deciso di lasciarsi alle spalle bottiglie di birra vuote, mozziconi di sigarette, mascherine e sporcizia

ARCO. Inciviltà e maleducazione in alta quota, il gestore del Marchetti “la montagna esige rispetto: il nostro ruolo come rifugio è anche quello di riuscire a trasmettere a chi ci si avvicina i valori coi quali approcciarsi a questo ambiente”.
Dopo lo sfogo sui social degli scorsi giorni, Alberto Bighellini, gestore del rifugio Prospero Marchetti (sulla sommità dello Stivo, a oltre 2.000 metri d’altitudine), ribadisce la funzione educativa e di tutela del territorio svolta dalle strutture ricettive in alta montagna. Nella notte di sabato scorso infatti – mentre il rifugio era chiuso – un gruppo di persone ha deciso di incamminarsi verso la vetta del monte, lasciandosi alle spalle bottiglie di birra vuote, mozziconi di sigarette, mascherine e sporcizia (Qui articolo).
Una sorpresa piuttosto spiacevole (per usare un eufemismo) da cui è nato il post di denuncia del gestore. “La cosa che fa più arrabbiare – sottolinea però Bighellini – è che abbiano usato la nostra legna per accendere il fuoco, la stessa legna che facciamo tagliare e trasportare con un elicottero a nostre spese”.
Quello che in molte persone manca, secondo il gestore del Marchetti è “la cultura della montagna, la comprensione che certi comportamenti a 2.000 metri assumono un altro significato, hanno un altro peso”. Una mancanza di sensibilità che ha spesso risvolti al limite dell'incredibile – come quando l'estate scorsa Bighellini è stato costretto a specificare che il rifugio era raggiungibile “solo a piedi”, dopo le lamentele di alcuni turisti che pensavano di poter arrivare fino al Marchetti in macchina (Qui articolo) – ma che ogni tanto si spinge troppo oltre, come accaduto lo scorso fine settimana.
“Il rifugio – continua Alberto – è anche quella realtà che aiuta le persone meno esperte a vivere la montagna con rispetto: a mio parere il nostro proposito dev’esser di trovare quel delicato punto d’equilibrio che corre tra il ruolo ‘educativo’ e quello ‘attrattivo’, per continuare a lavorare riuscendo al contempo a diffondere la cultura della montagna”.
Un obiettivo non facile, soprattutto in periodo di emergenza sanitaria Covid-19. Dopo un’estate in cui non sono mancati gli escursionisti infatti, le restrizioni autunnali hanno colpito anche i rifugi, che oggi sono chiusi al pubblico e possono servire cena e colazione solamente agli ospiti che pernottano nelle strutture, in cui si lavora comunque a capienza limitata.













