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| 10 mar 2021 | 12:49

Settantasei anni fa venne ucciso il "più bell'italiano di mezzo secolo". Mario Pasi, il ravennate che lavorò a Trento e morì sulle montagne

Il 10 marzo 1945 veniva impiccato nel Bosco delle Castagne di Belluno il partigiano Mario Pasi. Medico originario di Ravenna, lavorò a Trento nel 1943, prima di prendere la strada della guerriglia in montagna. La sua città "adottiva" lo ricorda anche quest'anno

Settantasei anni fa venne ucciso il "più bell'italiano di mezzo secolo"
di Davide Leveghi

TRENTO. Era il 10 marzo 1945 quando, dopo mesi di inimmaginabili sevizie, il partigiano Mario Pasi veniva impiccato a un albero poco fuori Belluno. Vani erano stati i tentativi di farlo parlare. Il medico ravennate, di stanza a Trento nel 1943, non aveva fatto il nome di alcun compagno – le atroci sofferenze a cui era sottoposto lo spinsero nondimeno a chiedere del veleno ai comandi per porre fine al supplizio e non cedere.

 

Impiccato assieme a 9 compagni, Pasi venne giustiziato per rappresaglia. Il 7 marzo 1945, infatti, al poligono di tiro di Belluno i soldati tedeschi vennero attirati con una stratagemma su un campo minato. In 4 persero la vita, mentre altri 14 rimasero gravemente feriti. In quella provincia incastonata fra l'Operationszone Adriatisches Küstenland e la Zona d'Operazione delle Prealpi (di cui Belluno faceva parte), dove a differenza che a Trento e Bolzano era permesso reclutare soldati per le milizie saloine, la guerriglia partigiana creava scompiglio.

 

Le rappresaglie sulla popolazione non mancavano. E per effettuarle, i tedeschi non disdegnarono di appoggiarsi anche al Cst, il Corpo di sicurezza trentino. Le scorribande della Resistenza veneta lambivano infatti anche il territorio provinciale, ormai finito sotto il controllo di fatto del Terzo Reich, che “sognava” un ritorno di queste terre nel seno del mondo germanico.

 

Proprio nelle formazioni partigiane che si muovevano tra il Trentino e il Veneto entrò a far parte Mario Pasi. Nato nel luglio del 1913 a Ravenna, era finito tra le Alpi dopo aver combattuto in Francia e Albania. Tornato in patri per motivi di salute, riprese il suo lavoro da medico proprio a Trento. E fu qui che si legò all'insegnante Ines Pisoni (nome di battaglia “Serena”), altra importante figura della Resistenza comunista in Romagna, punto di riferimento per il sindacalismo femminista nel secondo dopoguerra.

 

Venuto dal mare, Pasi prese il nome di battaglia di “Montagna”. Dopo aver aiutato diversi soldati sbandati in seguito all'8 settembre del '43, due mesi dopo lasciò il suo lavoro di medico all'ospedale Santa Chiara di Trento per prendere la via della lotta armata, ricoprendo mano a mano compiti sempre più importanti. A fine '44, poco prima di essere tratto in arresto, Pasi fu nominato commissario del Comando unico di zona del Cln.

 

Arrestato a seguito di una delazione, venne torturato per mesi dal comandante della Gestapo Georg Karl, trovando finalmente la morte nel Bosco delle Castagne il 10 marzo 1945. A testimoniare il suo sacrificio, Trento ne diede il nome a una piazza e una targa all'ingresso dell'ospedale Santa Chiara – inverando quanto da lui scritto: “Quando uno si mette per una strada come la mia, la sua vita non appartiene a lui solo”. Al poeta Mario Tobino, invece, il compito di lasciare impresso il suo ricordo nella memoria collettiva: “Lui lo impiccarono i tedeschi/ dopo sevizie che non ha piacere sia sappiano – scrisse nella poesia 'Il Pasi' del 1955io ho un cappotto di anni/ ma, o Pasi, sei stato/ il più bell’italiano di mezzo secolo”.

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