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Disse “no” a Hitler e venne messo a morte: la storia di Mayr-Nusser: “Figura isolata di cui la Chiesa si appropria in forma monca e strumentale”

Il 4 ottobre 1944, arruolato forzatamente nelle truppe tedesche, il bolzanino Josef Mayr-Nusser rifiutò di giurare fedeltà ad Hitler. Per questo fu condannato a morte e deportato, morendo nel viaggio verso Dachau. La sua figura è al centro anche quest’anno di diverse iniziative, dopo che nel 2017 la Chiesa lo ha beatificato. Lo storico Hannes Obermair: “Figura tanto più nobile perché si muove in società conformista. L’operazione della Chiesa è monca e strumentale a non fare i conti con le proprie responsabilità storiche”

Foto tratta da wikipedia (credits to OTFW e Pivari.com)
Di Davide Leveghi - 04 ottobre 2021 - 09:15

TRENTO. Cosa rende tanto importante il personaggio di Josef Mayr-Nusser, morto per stenti mentre veniva deportato per aver detto “no” alla prosecuzione della guerra nazifascista? Lo storico Hannes Obermair non ha dubbi: “Mayr-Nusser ci ricorda quanto la Resistenza, o per meglio dire la resilienza, in Alto Adige sia stata solitaria e legata a singole figure. Penso anche ai partigiani Franz Egarter e Mario Longon, sia tedeschi che italiani, a cui mancava un background culturale di opposizione ai totalitarismi fascista e nazista. Erano atomizzati nel loro agire politico”.

 

La giornata del 4 ottobre è anniversario del rifiuto di Mayr-Nusser, pronunciato nell’anno 1944. Importante rappresentante dell’Azione cattolica altoatesina – buona parte dell’attuale provincia di Bolzano faceva parte della diocesi di Trento – grande conoscitore degli scritti fondamentali del nazionalsocialismo, Mayr-Nusser fu esponente dell’Andreas Hofer Bund, movimento antifascista e antinazista dell’Alto Adige, nonché convinto Dableiber. Di fronte alla tremenda scelta imposta da fascismo e nazismo di optare tra la cittadinanza italiana (e così la permanenza nei confini italiani) e quella del Reich (con conseguente trasferimento oltre Brennero), scelse di rimanere: l’appartenenza all’Heimat tirolese, per lui, non poteva coincidere – neppure nell’inconsapevole o forzata cooptazione - con l’adesione al nazismo (QUI un approfondimento).  

 

La storia dell’Alto Adige, così come di tutti i territori del Nord-Est, subì però una brusca svolta dopo l’annuncio dell’armistizio di Cassibile, l’8 settembre 1943. Le truppe della Wehrmacht, da tempo intente a scendere in nutrite colonne verso il nuovo fronte del Sud Italia, imposero la propria forza, annettendosi di fatto diverse province italiane e trasformandole in zone cuscinetto a difesa del territorio del Reich – le due Zone d’operazioni delle Prealpi (Bolzano, Trento, Belluno) e del Litorale Adriatico (Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Lubiana, Fiume). Per molti sudtirolesi, l’arrivo dei tedeschi fu celebrato come una vera e propria liberazione dal giogo italiano e fascista (QUI l’articolo).

 

Per Mayr-Nusser, come per tutti gli uomini arruolabili rimasti ancora sul suolo provinciale, tale occupazione significò obbligo di leva. Ogni forza, sosteneva il commissario supremo (Gauleiter) Franz Hofer, doveva essere impiegata per lo sforzo bellico tedesco. E così, anche il Dableiber bolzanino Mayr-Nusser venne chiamato alle armi. Partito verso una caserma della Prussia occidentale per l’addestramento in un reparto di SS, oppose il suo “no” alla richiesta di giurare fedeltà ad Hitler. Per questo fu processato e condannato a morte, caricato su un treno diretto a Dachau. Morirà per i maltrattamenti e gli stenti, su un vagone bestiame, il 23 febbraio del 1945 ad Erlangen, in Baviera.

 

“Nell’Andreas Hofer Bund – spiega Obermair – v’erano poche persone, sempre a rischio d’essere denunciate. Le loro azioni si muovevano sul crinale del come come uscire da una dimensione privata per entrare in quella pubblica. Nella società dell’Alto Adige c’era un humus autoritario e predisposto all’obbedienza ed al totalitarismo. Questo le rende figure tanto più nobili, perché tennero alta la coscienza critica e morale, il concetto kantiano della legge morale”.

 

Il lavoro anti-totalitario di Mayr-Nusser non si limitava alle sole importanti scelte in occasione delle Opzioni e del giuramento a Hitler. La sua attività si svolgeva nell’ambito dell’Azione cattolica – tra i pochi ambiti che ancora godevano di qualche libertà nell’Italia fascista – e nell’educazione dei giovani. “Non sappiamo purtroppo quale fosse il suo modo di formare i giovani, le testimonianze sono andate perse”, prosegue lo storico bolzanino.

 

Altrettanto importante è poi la figura della moglie, Hildegard Straub, grande dimenticata nel processo di beatificazione cominciato dalla Chiesa cattolica negli anni ’10 del nuovo millennio. Nell’ambito laico, invece, è stata ricordata, perché ogni decisione di Mayr-Nusser è condivisa. Lui e lei condividevano la presa di coscienza, sono due soggetti che parlano da eguali. L’uomo sposato, con famiglia e un figlio piccolo, non si sottrae alle conseguenze della propria scelta. E la famiglia sostituisce la società, che è invece uniformata ai modelli autoritari”.

 

Sulla memoria di Mayr-Nusser, come accennato da Obermair, si è giocata e si gioca una partita importante. La carica morale e la superiore qualità umana di questa figura hanno spinto diversi soggetti a cercare di appropriarsene. È un’operazione, però, che rischia di offrire appigli per evitare di fare i conti con le responsabilità nell’ascesa e nel consenso verso i totalitarismi neri, del fascismo prima e del nazismo poi.

 

“Per breve tempo la sua memoria fu funzionale all’Svp, come elemento legittimante in quanto convinto antinazista – prosegue – passato quel momento, questo patrimonio si disperse. La salma venne recuperata dalla famiglia solamente nel 1958 e portata da Erlangen al Renon. È una memoria sottotraccia, la sua, che ricompare negli anni '10 del nuovo secolo grazie al processo di beatificazione”.

 

Riconosciuto martire nel 2016, Mayr-Nusser è stato poi beatificato. I suoi resti sono stati esumati e traslati nel Duomo di Bolzano. Sulla scelta della Chiesa, però, Obermair è netto nel suo giudizio: “E’ frutto di un dibattito tutto interno, un recupero rituale e monco. La Chiesa cattolica altoatesina e più in generale il Vaticano rispetto all’interesse per Mayr-Nusser si collocano in una posizione unidimensionale e istituzionalmente ipocrita. Non solo la scelta della beatificazione è riduttiva ed apolitica, amputando Mayr-Nusser della sua parte più nobile, ma omette ancora una volta di fare i conti con il ruolo che la Chiesa locale ed il Vaticano ebbero durante le dittature”.

 

“Il vescovo di Bressanone Geisler, ad esempio, decise di optare per la Germania – continua Obermair – quello di Trento Endrici appoggiò il fascismo. Così fece il Vaticano, parlando di Mussolini come dell’uomo della Provvidenza. La Chiesa si accordò con i regimi fascista e nazista. Non è un caso dunque che l’elemento politico venga completamente meno nel processo di beatificazione. Nel ricordo ecclesiastico tutto si riduce alla venerazione delle ossa, ad una ritualità vandeistica frutto degli elementi più reazionari del cattolicesimo”.

 

Lasciato solo – e solo ora recuperato con una memoria depoliticizzata – Mayr-Nusser sarà al centro di incontri e tradizionali cerimonie, come quella che la sezione altoatesina dell’Anpi fa alle 11 di lunedì 4 ottobre presso la stele in suo onore a Ponte Campiglio, vicino al maso che gli diede i natali. Lo stesso Obermair, invece, modererà l’incontro organizzato da Anpi, Pax Christi ed Emi di sabato 16 ottobre alla Chiesa di Stella sul Renon, dove in compagnia dello storico Leopold Steurer, del regista Massimo Tarducci, della teologa Erna Putz, dello studioso Giampiero Girardi e dell’autore, verrà presentato il libro Solo contro Hitler di Francesco Comina, volume sulla vita del contadino cattolico Franz Jägerstätter, sorta di “omologo” austriaco di Mayr-Nusser, anch’egli messo a morte per essersi rifiutato di arruolarsi nelle truppe tedesche.

 

“L’iniziativa su Jägerstätter rientra in una logica di conflitti memoriali, come nel caso di Mayr-Nusser – conclude Obermair – queste figure furono prima lasciate sole e dimenticate dalla Chiesa, invischiata con fascismo, austro-fascismo e nazismo, poi recuperate dalla stessa per farne una sorta di coppa, di testimonianza castrata e utile per l’istituzione ecclesiastica ora in declino”.

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