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Un sudtirolese di fronte alle Opzioni: il trasferimento nel Reich nel racconto di Joseph Zoderer

Nel suo breve racconto "L’abbandono", lo scrittore sudtirolese Joseph Zoderer racconta la propria esperienza delle Opzioni, aprendo uno squarcio sui sentimenti provati da una famiglia partita per il territorio del Reich a seguito dell’accordo ratificato il 21 ottobre 1939 da parte dei regimi fascista e nazista

Di Davide Leveghi - 21 ottobre 2021 - 18:39

TRENTO.Speriamo di non dover andare in Polonia”. Era questa la preoccupazione del padre di Joseph Zoderer, scrittore sudtirolese che in tenera età visse la tragedia delle Opzioni. Era il 21 ottobre 1939 quando il console generale di Germania a Milano Otto Bene ed il prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei mettevano in atto quanto deciso in estate dai dirigenti nazisti e dalle autorità diplomatiche italiane: ogni cittadino di lingua tedesca della provincia di Bolzano (ma non solo) avrebbe dovuto decidere volontariamente se mantenere per sé e per la propria famiglia la cittadinanza italiana, rimanendo così sul territorio altoatesino, o acquisire quella del Reich, optando così per il trasferimento.

 

Le “Norme per il rimpatrio dei cittadini germanici e l’emigrazione di allogeni tedeschi dell’Alto Adige” si proponevano così di risolvere la questione altoatesina, punto d’attrito fra il regime fascista e quello nazista. Il pangermanesimo tedesco che animava l’ideologia hitleriana trovava così nell’Alto Adige un’eccezione, inserendosi ad ogni modo in un insieme di operazioni di trasferimento diffuse sul continente (QUI l’articolo). Tra quanto specificato da Hitler nel Mein Kampf e la firma del Patto d’acciaio, i sudtirolesi si trovarono in una situazione unica e alquanto paradossale (QUI l’articolo).

 

I punti principali dell’intesa raggiunta dai due regimi neri comprendevano il rimpatrio dei circa 10mila cittadini germanici presenti in Alto Adige (tra cui molti ex cittadini austriaci, divenuti del Reich dopo l’Anschluss del marzo ’38, QUI l’articolo), l’opzione volontaria dei cittadini italiani di lingua tedesca per la cittadinanza germanica o il mantenimento di quella del Regno, la liquidazione dei beni immobili attraverso commissioni paritetiche italo-germaniche e l’apertura a Bolzano e in altri sedi periferiche dell’Amtliche Deutsche Ein-und Rückwanderungsstelle, noto con l’acronimo Aderst, cioè l’Ufficio germanico per l’emigrazione e il rimpatrio.

 

Due termini temporali, nondimeno, venivano fissati: le operazioni di opzione sarebbero dovute finire entro il 31 dicembre del ’39, mentre il trasferimento nel Reich fu stabilito entro la fine del 1942. Come noto, lo scoppio della guerra rallentò non poco le operazioni, portando alla partenza di solamente un terzo degli optanti, pari a circa 70mila persone. Tra le mete dei trasferimenti, come testimoniato dalla vicenda di Zoderer, raccontata nel breve romanzo L’abbandono (1989), v’era anche la Polonia, recentemente occupata dalle truppe tedesche (QUI l’articolo).

 

La scoperta dell’accordo raggiunto fra nazisti e fascisti, nell’esperienza dello scrittore meranese, è brusca. La propaganda per l’Opzione diventa sempre più penetrante (QUI un esempio), contenuta a fatica dalle autorità italiane. “Quelli che come noi dormivano in case al pianterreno senza pavimento di legno furono istruiti, abbindolati, invischiati dai propagandisti dei nazisti e dei fascisti”, racconta Zoderer.

 

“Allora non fu detto: emigrare o restare – continua – allora non fu detto: se vuoi rimanere tedesco, un tirolese, devi andare, e se voti italiano puoi restare a casa. Non fu detto: conservare la Heimat e quindi votare per l’Italia nel cui territorio statale la Heimat sul momento si trovava. Non fu detto: rimanere a casa proprio in Italia, oppure tradire la Heimat, abbandonarla e cioè votare per il grande Reich tedesco. Non fu detto come si sarebbe dovuto dire: tenersi la Heimat con una scheda bianca, oppure abbandonare la Heimat, tradirla e optare tedesco con una scheda arancione. No, fu detto: rimanere tedeschi o diventare italiani. E questo fu ovunque martellato nelle teste dai nazisti e dai loro aiutanti”.

 

Come raccontato nelle dense pagine de L’abbandono, uscito in originale con il titolo Die Option, la martellante propaganda nazista, capillarmente organizzata sul territorio, riuscì così a spingere gran parte dei sudtirolesi ad optare. In pochi s’opposero e per il loro il trattamento fu durissimo. “Non furono molti in grado di resistere – spiega Zoderer – e su quelli che lo furono fu versato dello sterco, furono insultati come traditori, come Walsche, ai contadini che non volevano lasciare i luoghi dove riposavano al cimitero i loro avi furono insudiciate di merda le porte di casa, furono sfondate le finestre, avvelenati i cani. E molti fienili bruciarono”.

 

Le condizioni di fronte a cui si trovarono i sudtirolesi, una volta giunti nel Reich, furono particolarmente dure. Sradicati, malvisti, ben presto disillusi, gli optanti videro scorrere dai finestrini dei treni la loro terra, giungendo in luoghi ostili, spesso al posto – in Cecoslovacchia, Polonia – di famiglie slave strappate ai loro possedimenti, fuggite o cacciate. Non è un caso, dunque, che il libro di Zoderer si apra con l’imprecazione dialettale del padre – Ich hab’ eninen Bock geschossen!, letteralmente “Ho colpito un capriolo!, che nel gergo dei cacciatori indica l’aver compito un errore fatale. La scelta, dunque, si rivelò terribilmente sbagliata: “Noi eravamo gli schiocchi che credevano di fare la cosa giusta perché i più attorno a noi, nel paese, ne parlavano in questi termini”.

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