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| 12 lug 2021 | 13:02

“Un uomo di conflitto”: vita e opere di Cesare Battisti. Saltori: “La morte gli diede la celebrità, ma fu molto di più di un interventista irredento”

La figura di Cesare Battisti è rimasta schiacciata dalla sua tragica fine per mano degli austriaci, il 12 luglio 1916. Eppure la sua esistenza, seppur breve, è stata particolarmente intensa, fra l'attività politica, quella giornalistica e quella scientifica. Lo storico Mirko Saltori: "La morte ne ha inghiottito la vita"

di Davide Leveghi

TRENTO. “Cesare Battisti fu uomo di conflitto”. Descrive così, il socialista trentino, lo storico Mirko Saltori. Impegnato da tempo (assieme a Fabrizio Rasera) in un mastodontico lavoro di scavo nell’enorme produzione battistiana, l’esperto della Fondazione Museo storico del Trentino traccia i contorni di una figura di cui c’è ancora molto da studiare. Di Battisti, infatti, si è sempre parlato di più della morte che non della vita.

 

Eroe/traditore, martire/spia, internazionalista/nazionalista, Cesare Battisti è stato sempre ingabbiato in binomi incapaci di raccontarne fino in fondo le sfaccettature e le contraddizioni. Per questo un’analisi approfondita dei suoi scritti, letterari o scientifici, politici o privati, risulta decisiva – seppur estremamente complessa – per restituirlo alla complessità della Storia, sommamente visibile in una terra di confine.

 

La sua importanza, dunque, si ritrova nelle instancabili attività di politico e di scienziato, nell’alacre impegno per il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi conterranei trentini, nella battaglie combattute per elevare le condizioni materiali e spirituali della popolazione della propria città, Trento, e non solo.

 

Nato il 4 febbraio 1875, studente al ginnasio di via Santissima Trinità (ora Liceo Prati), Battisti sin da giovanissimo dimostra un’intelligenza affamata e vivace. Il suo impegno politico, nondimeno, comincia una volta approdato all’università, vissuta fra l’Austria e l’Italia. Laureato in geografia, è animatore di svariate iniziative editoriali e scientifiche, per osservare e conoscere il territorio in cui è nato. Ma il suo non è un interesse legato esclusivamente agli aspetti naturalistici del Trentino, a cui fu proprio lui ad affibbiare la celebre immagine della farfalla: antropo-geografo, Battisti era interessato anche a studiare la vita nelle valli, così da migliorare le vite delle persone che vi vivevano.

 

L’attività nel movimento socialista, dunque, si accompagnerà tra le aule del Consiglio comunale di Trento (dove viene eletto quattro volte), della Camera di Vienna e della Dieta di Innsbruck, a quella di giornalista. Tra la pubblicistica di partito e la fondazione del Popolo, condurrà aspre battaglie per rivendicare l’autonomia del Trentino dal Tirolo, attaccare il dominante clericalismo e denunciare la mala amministrazione.

 

Perché, allora, Cesare Battisti fu figura tanto importante per il territorio trentino? “La sua importanza si lega al sorgere dei partiti socialisti, negli anni ’90 del XIX secolo – spiega Saltori – così come nel mondo austro-ungarico i partiti social-democratici e cristiano-sociale si diffusero con forza, anche in Trentino comparve un movimento socialista importante, di cui Battisti si impose come protagonista. Nella stampa, nella politica, nella lotta contro le cattive amministrazioni del Trentino, conduce grandi battaglie che lo portano anche a conseguenze giudiziarie”.

 

“Per farlo, inoltre, Battisti peregrina per il Trentino, trovando sia consenso che opposizione intollerante – continua – in diversi comizi viene preso a sassate dai sostenitori del movimento cattolico, essendo d’altro canto una figura di spicco nella laicizzazione della politica trentina. In un’epoca di grandi contrasti, fu certamente figura partigiana. Il motivo? Battisti era un uomo di conflitto, immagine che spesso una certa storiografia ha distorto, cercando di unire attorno a temi come la lotta autonomistica personaggi completamente diversi, in un vero e proprio piallamento della storia e delle sue incrinature”.

 

Battisti, ancor prima che interventista democratico e  “martire della causa irredenta”, fu figura centrale del socialismo e della politica trentini. “A volte si tende a proiettare indietro il suo ruolo di interventista e irredentista, dimenticando il socialista e il politico che girano per il Trentino. Battisti venne eletto più volte in Consiglio comunale a Trento, una volta a Vienna ed una ad Innsbruck. I cittadini della sua città lo premiano, dimostrano fiducia e appoggio. Non è quindi un estraneo all’ambiente in cui si muove”.

 

In bilico sulle faglie della storia novecentesca, Battisti è stato spesso presentato come un personaggio dal respiro europeo. Lettura che Saltori non condivide del tutto. “E’ un elemento a mio giudizio un po' esagerato – spiega – lo stesso Claus Gatterer, nella sua straordinaria opera (Cesare Battisti. Ritratto di un ‘alto traditore’), calca un po’ troppo la mano sulla questione del socialismo mitteleuropeo, con cui a mantenere i contatti sono più che altro figure come Piscel e Avancini, altri esponenti del socialismo trentino. I suoi contatti e il suo mondo di riferimento sono invece italiani. Se c’è una dimensione internazionale, semmai, è perché Battisti agisce nella compagine austro-ungarica e in quella scientifica”.

 

Messa posteriormente sotto una lente che ne distorce i connotati, la figura di Battisti è come detto più conosciuta per la tragica morte che non per la breve ed intensa vita. Ma perché? “La morte è ciò che gli diede la celebrità, se no staremo parlando di un personaggio oscuro del socialismo trentino – risponde Saltori – nella morte, infatti, si sclerotizza la persona in una mitologia difficile da scrostare. Una mitologia, nondimeno, che ora non possiamo non studiare come parte del personaggio in quanto essa stessa dato storico”.

 

Mi viene in mente la figura di Matteotti, spesso accostato, anche impropriamente, a Battisti – continua – anche nel caso del socialista polesano, infatti, l’elemento del martirio oscura la sua attività a favore della scuola, delle riforme economiche e così via. Il martire del fascismo è svuotato del suo corpo, così come Battisti, l’impiccato dall’Austria. Le morti, in questi casi, inghiottono le vite”.

 

Mitizzato e martirizzato dal nazionalismo italiano, Battisti è stato parallelamente oggetto della costruzione di un anti-mito che lo vuole infido traditore. Cosa sostanzia, però, questo mito al contrario?Non credo il socialismo, dai più ignorato, quanto l’interventismo e l’irredentismo – spiega lo storico trentino – l’anti-mito, il simbolo al contrario di Battisti, si caratterizza per una serie di narrazioni volte a fissare un canone di trentino etnico puro. E così la Grande Guerra diventa lo scontro fra i trentini che vogliono rimanere nell’Impero e dieci esaltati che vogliono il Trentino italiano. Il ruolo di informatore di Battisti, che pone certamente dei problemi storici, è dimostrazione del suo essere traditore. Come può infatti un socialista coniugare il suo anti-bellicismo con l’invio di carte geografiche ai militari italiani?”.

 

“E così il suo ruolo di informatore viene continuamente retrodatato per dimostrare il suo carattere di traditore genetico – conclude – si legge con malizia ogni dettaglio biografico per trovare la manifestazione del suo essere infido. Tutto questo è figlio dell’etno-nazionalismo di adesso. Ciò che non rientra nel canone del trentino etnico è espunto come corpo estraneo”.

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