Un migrante al posto del Gesù bambino. Il presepe del Santissimo in difesa dei diritti: “Per l’Europa non c’è posto nemmeno per il bimbo siriano di 2 anni”
La chiesa del Santissimo ha allestito anche quest’anno il presepio fuori dal suo ingresso principale, questa volta con particolare attenzione alla tematica della migrazione: “Umanità negata alle porte dell'Europa dove persone vengono private del diritto di avere diritti”

TRENTO. Niente bue e asinello quest’anno nel presepe allestito fuori dalla chiesa del Santissimo Sacramento in corso Tre novembre: filo spinato e cartelli di divieto di oltrepassare il confine circondano le figure di Maria e Giuseppe, con un Gesù bambino “migrante” al centro, chiara allusione al piccolo profugo siriano annegato in mare durante una traversata nel 2015.
È un’accusa forte quella che ha voluto trasmettere la chiesa del Santissimo per questo Natale. Dietro la culla, un cartellone con un Qr code con cui viene spiegato il messaggio dello speciale presepio, in cui è esplicito il riferimento a tematiche molto attuali.

“Anche quest'anno Gesù nasce ultimo tra gli ultimi – si legge nel comunicato – perché per lui non c'è posto nelle comode locande. Arriva nei panni di chi non ti aspetti e ancora una volta stentiamo a riconoscerlo. Da 2000 anni la storia si ripete nell'indifferenza generale. Siamo tutti troppo presi dalle nostre cose, chiusi nelle nostre case, lontani dalle nostre chiese. In questo anno di pandemia abbiamo imparato a esibire un pass per accedere in ogni luogo, ma abbiamo smarrito quello per entrare nelle nostre coscienze”.
Non manca il riferimento al distanziamento sociale, ma soprattutto al tema principale, l’umanità negata alle porte dell’Europa e al bambino siriano di soli due anni, trovato riverso senza vita su una spiaggia in Turchia: “Abbiamo imparato a vivere distanziati dagli altri – prosegue il messaggio – restando a distanza di sicurezza dal nostro cuore. Per preservare la salute pubblica abbiamo nostro malgrado contratto malattie sociali. Ormai ci distinguiamo in base al numero di dosi di vaccino fatte, senza pensare che avremmo tutti bisogno di una grossa dose di umanità. Quella umanità che viene drammaticamente negata alle porte dell'Europa dove persone vengono private del diritto di avere diritti. Nel gelo dei boschi tra Polonia e Bielorussia ci sono ammassati da mesi mamme, papà e bambini siriani, iracheni e afghani, che richiedono asilo inutilmente, perché per loro nella locanda Europa non c'è posto. Neanche per un bambino siriano di soli 2 anni morto di stenti al freddo e al gelo, perché considerato nemico o ancor peggio invasore”.
Quel bambino, ora ha trovato un posto nella culla del presepe. Non a caso infatti i colori dei vestiti che ha addosso sono gli stessi del piccolo siriano, la mattina in cui fu ritrovato nel 2015 con una maglietta rossa e dei pantaloncini blu.
“Esattamente come Erode aveva considerato Gesù – continua il messaggio – siamo a quello che papa Francesco ha definito il naufragio della civiltà, una deriva da cui ci si salva solo se si scorge una luce in porto che mostri la via della salvezza. Una luce verde come quella che splende nelle tante lampade accese sull'uscio delle case polacche e bielorusse, per indicare ai migranti in fuga che presso quelle case c'è qualcuno che li accoglie, li aiuta, li protegge e li salva. Le lanterne verdi brillano eroicamente congiungendo umanità che il filo spinato e gli assurdi confini si ostinano a tenere separate. Sono raggi di sole che brillano nel nero dell'indifferenza in una delle pagine più buie della storia d'Europa. Lì, dove in nome della ragione di Stato si giustificano follie umanitarie, il verde di una lampada torna a essere il colore della speranza. Il bagliore di quelle luci lontane ridesti in noi le coscienze spesso abbagliate e ipnotizzate dal luccichio delle luci natalizie”.
Un’accusa esplicita che completa i cartelli bianchi e rossi del varco doganale, posti di prassi ai confini dei Paesi fuori dalla comunità europea, appesi qui invece sul filo spinato che circonda le figure di cartone, insieme ai cartelli blu stellinati, simbolo dell’Unione Europea.
“A Natale Dio si fa uomo perché ogni uomo possa riconoscersi in lui – si conclude – viene al mondo per donare speranza a chi troppo spesso la ripone in qualcosa o qualcuno di sbagliato. Nasce tra gli ultimi, dentro una grotta, perché per lui non c'è posto nelle locande dei comodi egoismi. Si fa carne per smuovere le membra dell'umanità. Si fa luce per illuminare tutte le oscurità. Si fa piccolo per spronarci a prenderci cura degli indifesi. Si fa fuoco per scaldarci di amore fraterno e per accendere una luce verde nel buio delle nostre coscienze”.




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