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Vendemmia, sarà un'ottima annata? Tra speranze e timori il rito agricolo riprende con l'uva bianca destinata a rendere vivaci gli spumanti

I chicchi ghiacciati hanno provocato danni che in qualche zona – Rovereto in primis – raggiungono il 50% del raccolto. Generalmente – in tutto il Trentino – la gradazione finora registrata è inferiore di almeno mezzo grado. E gli enologi certo non giudicano il raccolto 2021 come un ‘Cinque stelle’. Un giudizio simile anche da Assoenologi nazionale

Di Nereo Pederzolli - 27 August 2021 - 18:48

TRENTO. La vendemmia? Evento da ‘comunicare’ il più possibile. Per questioni d’immagine, per stimolare a future buone bevute. E’ appena partita la vendemmia 2021. Annunciata con una mirata sequenza di comunicati stampa. Tra speranze e qualche timore. Un rito agricolo che la modernità non riesce ancora scalfire. Lo dimostra questa splendida, rara immagine del ‘500 custodita nell’archivio del Castello del Buonconsiglio.

 

 


 

Il ciclo della vite nel cerchio iconico della vita. Simboli benauguranti, segni che ancora omaggiano le fatiche dei vignaioli che tagliano i grappoli maturi nel magico scambio tra morte e vita: l’uva che cessa il suo dovere e ci dona la vitalità del vino. Iconografia a parte la vendemmia è sempre suggestiva. Un rito che ogni vallata viticola applica con devozione. Vendemmia diversificata, per varietà, per zona di coltivazione, le ‘bacca rossa’ che attendono ancora i benefici di fine settembre, lasciate magari in vigna fino ai primi d’ottobre, meteo consentendo.

 

Nelle cantine dunque stanno giungendo le prime partite di uva bianca destinata a rendere vivaci gli spumanti, quelli per ‘vino base’ destinati alla successiva lenta rifermentazione in bottiglia. Vini speciali, che hanno bisogno della pigiatura di grappoli altrettanto particolari – il Pinot nero attende in pianta ancora qualche settimana - in perfetto equilibrio tra la dolcezza e l’acidità impregnata nei chicchi. Uve per la briosità dei blasonati Trento Doc. Produzione in continuo sviluppo. Solo un dato, sommario: quasi 60 le aziende che aderiscono all’Istituto di tutela Trentdodoc. Un numero considerevole al quale s’aggiungono almeno altre 20 piccole ‘maison’.

 

Non solo. Una nutrita serie di società commerciali, alcuni ‘fondi d’investimento’ e operatori enologici di regioni anche molto lontane dalle Dolomiti, stanno puntando a fondare nuovi ‘marchi’ per vini ‘atti a diventare spumanti Trento’. Col rischio di snaturare – si spera di no – l’originalità di una tradizione spumantistica trentina di grande storicità e altrettanto prestigio. Ma torniamo alla vendemmia 2021: aziende agricole tutte speranzose, nonostante le batoste estive delle grandinate, che in Vallagarina come sulle pendici di Faedo e altre pregiate zone enoiche hanno messo a dura prova non solo la maturazione delle uve, ma la vitalità stessa delle piante.

 

L’ottimismo – stando ai vari comunicati stampa e alle prime dichiarazioni dei tecnici di cantina – aleggia tra le righe, forse più che tra i filari. I chicchi ghiacciati hanno provocato danni che in qualche zona – Rovereto in primis – raggiungono il 50% del raccolto. Generalmente – in tutto il Trentino – la gradazione finora registrata è inferiore di almeno mezzo grado. E gli enologi certo non giudicano il raccolto 2021 come un ‘Cinque stelle’. Un giudizio simile anche da Assoenologi nazionale. Basato sui primi riscontri delle vendemmie in zone molto soleggiate o in aree con problemi di siccità, dalla Franciacorta al sud Italia. Dove già si possono assaggiare le primissime gioviali vinificazioni.

 

Tra le Dolomiti dunque c’è attesa e speranza. Dopo le uve per lo spumante – in attesa del Teroldego rotaliano e di altre uve per possenti rossi - inizierà il raccolto del Marzemino (Isera s’appresta a festeggiare la Vigna Eccellente) poi, a seguire, il taglio dei grappoli del redditizio Pinot grigio. Una varietà che in Trentino ha trovato massima espansione e produttività. Varietà solitamente chiamata Rulaender. Vitigno antico e per secoli tralasciato, recuperato solo nei primi del 1700 da Johan Seger Ruland, venditore di vino, pure acuto farmacista, esperto in botanica. Che pianta viti di Pinot grigio vicino casa sua, a Spira, città della Renania-Palatinato, nel bacino del Reno.

 

Attorno al 1720 vendemmia queste uve e inizia a vinificare un vino che – da allora – i germanici, e anche tra le Dolomiti, chiamano appunto con il suo nome: Rulaender. Storicità a parte, tra stemmi iconici come quello del Buonconsiglio, l’evoluzione della viticoltura, lo sfruttamento enologico di varietà come il Pinot grigio e altre ancora è prematuro azzardare un giudizio sui vini che ‘nasceranno’ da questa vendemmia. Accontentiamoci delle immagini che testimoniano la cultura del vino trentino. Indipendentemente dai roboanti comunicati stampa.

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