Dalla cantina alla medaglia d'oro, Mosaner campione olimpico. L'azienda agricola: ''Aveva ottime qualità e lo consideriamo uno di noi: pronti a festeggiarlo''
Protagonista a Pechino con Stefania Constantini, Amos Mosaner lavorava per l'azienda dei fratelli Zanotelli, vignaioli fondatori dei Cembrani Doc, congrega che promuove il vino della vallata: "E’ stato con noi fino alla vendemmia del 2017, fino a quando ha vinto il concorso per entrare come sportivo nell’Aereonautica Militare. Siamo pronti a festeggiarlo appena torna a casa"

CEMBRA LISIGNAGO. E’ ora sulla bocca di tutti anche se il curling è una rarità sportiva per certi versi ritenuta assurda. Eppure è una disciplina che da oggi parla oro (Qui articolo). Quello delle medaglie del duo Stefania Constantini e Amos Mosaner. Undici partite vinte su 11 incontri e a Pechino umiliano i "mostri delle bocce sul ghiaccio" ritenuti imbattibili. Una vittoria che parla decisamente trentino. Per tanti motivi.
Anzitutto perché Amos Mosaner è un cembrano decisamente Doc, un ragazzo di granito diventato d'oro. Due i motivi: perché è nato a Cembra, dove vive e dove - fino a qualche vendemmia fa - lavorava nella locale azienda vitivinicola dei fratelli Zanotelli, vignaioli fondatori dei Cembrani Doc, congrega di 6 cantine locali che promuove il vino della vallata.
Senza tralasciare che a Cembra il curling è di casa, nell’apposito stadio del ghiaccio. Altra similitudine, forse troppo ardita: per farle scivolare sul ghiaccio, bisogna conoscerle bene le bocce granitiche del curling. Le stone che richiamano le pietre porfiriche di Cembra, i blocchi mirabilmente sistemati da schiere di generazioni contadine lungo il perimetro dei vigneti. Muri a secco per ben 708 chilometri, segnali inconfondibili di un paesaggio vitato protetto dall’Unesco.
Con la vittoria di Pechino tutta la valle s’è mobilitata. Campane e bòtti delle bottiglie stappate. Brindando al curling, ad Amos e alla compagine azzurra. Ricordando proprio come il "ragazzo d’oro" possa vantare un recente passato da autentico vignaiolo cembrano. Amos Mosaner è figlio di vignaioli. Ha sempre aiutato ad accudire pergole di schiava e filari di pinot nero che i Mosaner curano con grande dedizione sui pendii a rischio d’equilibrio lungo l’Avisio.
In vigna con nonno Alessandro - 90 e più vendemmie alle spalle - e con papà Adolfo, per una viticoltura eroica, in una valle dove la vite è vita. E dove da oggi è anche patria delle bocce che scivolano sul ghiaccio. Perché il curling è una filosofia di comportamento. Senza barare, senza mai insultare l’avversario. A prescindere dal risultato. Amos ha subito imparato il significato di fatica e l’importanza della precisione.
Riuscendo a conciliare la passione per questo sport con la sua innata bravura di cantiniere. Lo ricordano con grande affetto i tre fratelli Zanotelli, azienda nel cuore di Cembra, specialisti in vini decisamente di montagna, dal Mueller Thurgau al Riesling, senza tralasciare varietà stanziali, Schiava su tutte.
"E’ stato con noi fino alla vendemmia del 2017, fino a quando ha vinto il concorso per entrare come sportivo nell’Aereonautica Militare - ricorda con orgoglio e ammirazione Orietta Zanotelli - dimostrando ottime qualità, in ogni mansione enologica. Siamo stati tra i suoi primi sponsor e lo consideriamo ancora uno di noi, pronti a festeggiarlo al meglio quando tornerà a casa".
Curling, Cembra e vino. Un legame che non riguarda solo l’oro di oggi a Pechino. Tra i primi campioni di questa disciplina la citazione d’obbligo è per Andrea Pilzer, cembrano di Faver, figlio di Bruno, uno dei "mastri distillatori" più rinomati d’Italia.
Il giovane Pilzer è stato della compagine azzurra fino alle Olimpiadi di Seul e ha tralasciato l’agonismo solo perché costretto da importantissimi incarichi internazionali in qualità di massimo esperto nelle ricerche scientifiche sull’intelligenza artificiale. E’ da qualche anno ad Helsinki e sicuramente a tifato per Amos, col quale - assieme a Daniele Ferrazza, Simone Gonin e Joel Retornaz - aveva gareggiato in numerosi campionati, olimpiadi di Torino e Seul su tutte.
Andrea Pilzer non ha certo dimenticato il suo sport, neppure suo papà Bruno. Che sull’etichetta di un portentoso gin - ideato e prodotto a Faver - compare proprio l’immagine di una "pietra del ghiaccio". Gin, l’alcol e la botanica che si sposano col ghiaccio. Abbinamento sincero proprio con il curling. Per ulteriori momenti festosi: curling, il gioco sull’acqua dura. Liscio. Gentile, per il piacere della sfida.














