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| 19 dic 2022 | 15:01

Giocattoli "stereotipati" per maschi e femmine, la psicoterapeuta: "Limitativi e dannosi, visione della realtà semplicistica e falsa"

In vista delle festività natalizie la Spagna ha deciso di introdurre un nuovo codice deontologico nelle pubblicità dei giocattoli per bambini con lo scopo di promuovere un'immagine priva di stereotipi di genere attraverso un linguaggio inclusivo. L'intervista a Pietrapertosa: "Obiettivo di offrire alle persone, sin dalla prima infanzia, pari opportunità in termini di crescita. Raramente ho visto regalare una bambola a un maschio e una scatola di costruzioni a una bambina"

Giocattoli "stereotipati" per maschi e femmine, la psicoterapeuta
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Giocattoli stereotipati per bambini e bambine? Limitativi, impongono un modello senza lasciare ai bambini il tempo di svilupparlo da sé. E sono anche dannosi perché impongono una visione del reale semplicistica, polarizzata e falsa". È questo il commento della psicologa psicoterapeuta Fulvia Pietrapertosa, intervistata da il Dolomiti. 

 

È proprio in vista dei regali sotto l'albero, per le festività natalizie, che la Spagna ha deciso di introdurre un nuovo codice deontologico nelle pubblicità dei giocattoli per bambini con lo scopo di promuovere un'immagine priva di stereotipi di genere attraverso un linguaggio inclusivo. Basta a bambole e fiocchi solo per le bambine e macchinine solo per i maschietti.

 

"La scelta della Spagna di vietare l’abbinamento a fini pubblicitari di giochi ed attività con il genere sessuale - aggiunge Pietrapertosa - è un importante novità: dietro vi è l’obiettivo di offrire alle persone, sin dalla prima infanzia, pari opportunità in termini di crescita delle loro competenze, di sviluppo della loro identità e di scelta dei loro percorsi formativi e professionali indipendentemente dal genere sessuale".

 

Come vede la scelta della Spagna nel promuovere la neutralità di "genere" senza stereotipare i giocattoli?

La scelta della Spagna di vietare l’abbinamento a fini pubblicitari di giochi ed attività con il genere sessuale è un importante novità: dietro vi è l’obiettivo di offrire alle persone, sin dalla prima infanzia, pari opportunità in termini di crescita delle loro competenze, di sviluppo della loro identità e di scelta dei loro percorsi formativi e professionali indipendentemente dal genere sessuale. Inoltre, questa scelta tutela il diritto di libertà dei bambini e delle bambine e punta a proteggerli dalle manipolazioni della pubblicità. Dobbiamo considerare che i bambini sono impropriamente al centro dell’interesse del marketing pubblicitario poiché è il gradimento che il prodotto riscuote in loro (e non negli adulti) che ne determina il successo di vendita. E l’obiettivo del marketing è la vendita del prodotto, non la buona crescita dei bambini e delle bambine.

 

Questa attenzione a dare una rappresentazione non stereotipata dei giocattoli può essere considerata una novità?

La non stereotipizzazione dei giocattoli è un argomento a cui la psico-pedagogia è in generale molto attenta. Dagli anni '70 in poi si è sviluppato un approccio al gioco che tiene conto di quanto giocare con materiali diversificati e con livelli molteplici di strutturazione (dai materiali grezzi reperiti in natura ai giocattoli veri e propri) promuova nel bambino lo sviluppo delle diverse forme di ragionamento e di competenza cognitiva. Similmente avere a disposizione materiali di gioco che stimolano il gioco di imitazione, la narrazione spontanea e il gioco simbolico sostiene i bambini nello sviluppo dell’intelligenza linguistica, emotiva e intra-interpersonale. Un approccio di questo tipo, orientato allo sviluppo delle intelligenze e della personalità, è di per sé libero dagli stereotipi di genere: ciascun bambino può inventare il proprio gioco, e 'approfondire' autonomamente la conoscenza nell’ambito che gli interessa. Questo è un approccio che è stato ampiamente sperimentato nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Pistoia e di Reggio Emilia, e si è poi esteso a molte realtà italiane. In Trentino è sicuramente l’approccio culturale dominante.

 

Cosa significa per i più piccoli vedere in TV una bambina che gioca con una costruzione o una macchinina o un bambino che spinge un passeggino?

Per il bambino può essere rivelatore di nuove opportunità perché magari prima di allora non ha immaginato di poter giocare con giocattoli socialmente definiti per il sesso opposto. Qui si apre il tema di quanto il maschile e il femminile siano definiti a livello culturale e anche di quanto le diverse culture famigliari veicolino dei messaggi rispetto a ciò che è più o meno adeguato rispetto al genere sessuale di appartenenza. Ci sono studi molto interessanti che mostrano come i genitori consolino i loro bambini di 1 anno in modo molto diverso a seconda del fatto che siano maschi o femmine. Il punto è che da qui in poi si vanno a definire delle strade molto specifiche: per i maschi una vita fatta di esplorazioni, avventure e vita fuori di casa; all’opposto per le femmine. Per entrambi, però, dover stare solo sul fronte esterno o solo su quello interno costituisce una significativa perdita di opportunità.

 

Rimane ancora forte oggi la distinzione di generi nel far giocare i propri figli?

Molto dipende dalla formazione e dall’attività lavorativa dei genitori, da quanto siano in grado di scegliere materiali di gioco aperti, flessibili e scarsamente strutturati e da quanto consentano ai bambini di sperimentare il maschile quanto il femminile. Non teniamo conto che in ciascuno di noi ci sono componenti simbolicamente associate all’universo maschile e a quello femminile, e che con tali elementi i bambini si confrontano quotidianamente. In generale, nella stereotipizzazione del gioco, le attività per i maschi sono costituite dai giochi di intelligenza (come le costruzioni, i puzzle) dai giochi corporei e da quelli di astuzia, da fare singolarmente o in gruppo. Le attività per le femmine sono invece costituite da giochi delicati spesso statici e solitari: disegnare e dipingere, vestire le bambole, fare collanine e braccialetti di perline. In tali proposte è insito ciò che pensiamo del maschile e del femminile e quale progetto di vita riteniamo adeguato per l’uno o per l’altro.

 

I genitori riescono ad andare oltre lo stereotipo di genere nel gioco quando essi stessi vivono con sufficiente flessibilità la quotidianità: se un papà è abituato a spingere il passeggino con dentro il figlio neonato o a cambiargli il pannolino o a stendere il bucato, non si stupirà se il figlio maggiore giocherà a spingere il passeggino o ad accudire le bambole o a riordinare la casa. Similmente, una bambina che ha una madre professionalmente affermata forse avrà più possibilità di giocare a fare la scienziata o di essere il capo al lavoro. In generale, comunque, per quanto alcuni genitori possano essere aperti rispetto all’argomento, raramente ho visto regalare una bambola ad un maschio e una scatola di costruzioni "neutre" a una bambina.

 

Come incidono i giocattoli "stereotipati" sulla crescita del bambino?

Sono certamente limitativi perché impongono un modello senza lasciare ai bambini il tempo di svilupparlo da sé. E sono anche francamente dannosi perché impongono una visione del reale semplicistica, polarizzata e falsa. Si pensi a tutto ciò che c’è dietro alcuni brand indirizzati alle femmine: quella narrazione e le rappresentazioni sociali legate a essa entrano nella testa di queste bambine, creano in loro un modello del femminile e del maschile completamente desintonizzato rispetto alla realtà, creano aspettative e visioni di futuro che sono profondamente lontane e incompatibili con la vita concreta. E forse anche molto più brutte della vita concreta. Se un gioco “neutrale” promuove una maggiore libertà di pensiero non c’è dubbio che sia meglio di uno che propone il pacchetto all inclusive.

 

Bambini e bambine di loro giocherebbero con tutto quindi?

I bambini si abituano a quanto gli viene offerto, e poi attorno a quello strutturano i loro interessi. Ogni bambino ha delle predilezioni per un gioco o per un altro, in base a ciò che trova più piacevole ed appagante, più divertente o più immersivo, più stimolante intellettivamente. A volte la scelta del gioco preferito dipende dal momento evolutivo. Ad esempio, è facile che i bambini di 7-8 anni amino giocare con piste da costruire per le biglie: alla loro età iniziano ad avere un pensiero in grado di indagare per prove ed errori il funzionamento delle cose e mettersi alla prova in tale ambito li coinvolge ed affascina molto. In ogni caso, la cosa migliore sarebbe lasciare che i bambini sperimentino, scelgano e cambino liberamente i loro interessi quando è il momento.

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