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| 01 mar 2023 | 18:55

Ddl ''zerosei'', la lettera di un'educatrice: ''Provvedimento che non cambia nulla e proprio per questo non va bene: serve una reale integrazione tra i servizi''

Diversi i nodi rispetto a questo ddl con l'educatrice che evidenzia anche le possibilità di sviluppo per il settore, "considerato figlio di un Dio minore", in riferimento all'opportunità di sfruttare le prerogative dell'autonomia. La lettera di un'educatrice in pensione dopo 42 anni di servizio nei nidi del Comune di Trento

Ddl zerosei'', la lettera di un'educatrice: Provvedimento che non cambia nulla e proprio per questo non va bene
di Redazione

TRENTO. "Il disegno di legge 'zerosei' è in un realtà una fotografia di quanto già esiste e non cambia nulla rispetto alla gestione di scuole e nidi d’infanzia". Queste le parole di Rosarita Ragozzinoeducatrice, in pensione dopo 42 anni di servizio nei nidi del Comune di Trento, nella sua lettera inviata a Il Dolomiti, pubblicata sotto in forma integrale. "Il provvedimento comunque non va bene proprio perché non modifica niente". 

 

Il tema è quello del disegno di legge "zerosei" con prima firmataria Vanessa Masè (La Civica), un provvedimento che prevede l'accorpamento di nidi e scuola materne. Un ddl contestato, criticato dalle parti politiche, ma anche dal personale scolasticoUna misura che non piace ai sindacati.

 

Diversi i nodi rispetto a questo ddl con l'educatrice che evidenzia anche le possibilità di sviluppo per il settore, "considerato figlio di un Dio minore", in riferimento all'opportunità di sfruttare le prerogative dell'autonomia, "per avviare una reale integrazione tra due servizi (che in Trentino dipendono da gestori diversi, con contratti e trattamenti normativi e economici diversi elemento non di poca importanza) che pur riconoscendo a entrambi uno specifico ruolo educativo e scolastico, possa realmente considerare la continuità nello sviluppo dei bambini da zero a sei anni e la continuità anche nei servizi che di loro si occupano".

 

LA LETTERA IN FORMA INTEGRALE

"Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione per l’infanzia”, altrimenti denominato "Legge zero sei". Non intendo entrare nel merito delle ragioni, più o meno condivisibili, delle insegnanti che hanno promosso questa raccolta, quanto piuttosto fare un po’ di chiarezza visto che questa proposta di legge coinvolge anche le educatrici, e tutto il personale, che opera nei nidi d’infanzia (che qualcuno si ostina ancora a chiamare asilo nido, affermando ancora una connotazione "assistenziale" di questo servizio).

 

Questo provvedimento, che nel titolo sembra riconoscere la necessità di considerare come un unicum i servizi che si occupano dell’infanzia, facendo pensare a chissà quale "rivoluzione, nei contenuti non è altro che il recepimento del decreto legislativo 65/2017 (applicazione della famosa  legge "Buona scuola") e per quanto riguarda la realtà trentina è una fotografia di quanto già esiste e non modifica nulla rispetto alla gestione di scuole e nidi d’infanzia. Norma alcuni servizi (sezioni primavera, poli educativi e così via) che sia in alcune realtà locali che nel resto d’Italia esistono e funzionano già.

 

E’ vero che questa proposta di legge non va bene, ma proprio perché in realtà non modifica niente. Secondo il dizionario Treccani integrare significa "Completare, rendere intero o perfetto, supplendo a ciò che manca o aggiungendo quanto è utile e necessario per una maggiore validità, efficienza, funzionalità". In questo senso un sistema può diventare integrato se considera alla pari, pur nelle reciproche diversità, tutti i suoi componenti.

 

In realtà (almeno nel nostro territorio) i nidi sono considerati "figli di una Dio minore", nati negli anni ’70 come servizio socio-assistenziale per sostenere le donne lavoratrici, nel corso dei decenni, laddove si è maggiormente sviluppato, è invece diventato un importante luogo educativo, che si occupa di un periodo fondamentale della vita. Come affermano tutti gli studi in questo settore, l’ambiente e le occasioni educative nei primi tre anni sono essenziali nella strutturazione della personalità del bambino e del futuro adulto.

 

Tutto questo non può prescindere dalla formazione e dalla preparazione teorica e professionale delle educatrici e per questo ruolo è prevista la formazione universitaria. Ancor oggi però, anche da parte di altri settori educativi, si considera solo l’aspetto sociale di "servizio conciliativo" di questo servizio, come se ciò fosse un “demerito” o non potesse “conciliarsi” con il fondamentale aspetto educativo.

 

Tornando al Ddl, quello che, anche grazie alla nostra autonomia, si poteva prevedere (o si potrebbe ancora prevedere) era iniziare una reale integrazione tra due servizi (che in Trentino dipendono da gestori diversi, con contratti e trattamenti normativi ed economici diversi elemento non di poca importanza) che pur riconoscendo a entrambi uno specifico ruolo educativo e scolastico, possa realmente considerare la continuità nello sviluppo dei bambini da zero a sei anni e la continuità anche nei servizi che di loro si occupano.

 

Rosarita Ragozzino 

Educatrice, in pensione dopo 42 anni di servizio nei nidi del Comune di Trento

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