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| 15 giu 2022 | 18:04

La banca del sangue in crisi di personale, 100 mila euro bloccati da 3 anni e piano provinciale scaduto da mesi. Le associazioni a Pat e Apss: ''Carenza organizzativa''

Avis, associazione donatori volontari sangue e plasma valli dell'Avisio, Lega Pasi Battisti di Trento e Gruppo autonomo donatori di sangue Vigolo Vattaro hanno elaborato un documento (LA LETTERA ALL'INTERNO) per Pat e Apss: "E' urgente aggiornare e rinnovare il piano sangue provinciale, scaduto a dicembre scorso. Programmare poi l'autosufficienza trentina, un obiettivo sostenibile e possibile"

La banca del sangue in crisi di personale, 100 mila euro bloccati da 3 anni e piano provinciale scaduto da mesi

TRENTO. Il piano sangue già prorogato e pure scaduto alla fine dell'anno scorso, la banca del sangue in affanno e sotto organico, tempi lunghi per analisi e prelievi con donatori rispetti a casa per l'assenza di addetti. Una situazione di crisi nella raccolta del plasma, la necessità di dotare il Trentino di un programma per raggiungere l'autosufficienza sostenibile di plasma e plasmaderivati in conto lavorazione. E 100 mila euro, già stanziati a bilancio da Avis per l'acquisto di un macchinario fermi da 3 anni nel silenzio e nell'assenza di indicazioni di Azienda provinciale per i servizi sanitari e Provincia. Questo l'allarme lanciato dalle associazioni trentine impegnate nella donazione di sangue e plasma: Avis, associazione donatori volontari sangue e plasma valli dell'Avisio, Lega Pasi Battisti di Trento e Gruppo autonomo donatori di sangue Vigolo Vattaro.

 

Le quattro associazioni hanno elaborato un documento perché ritengono fondamentale arrivare all'autosufficienza provinciale del plasma, essenziale per il trattamento di un gran numero di malattie e, contemporaneamente, diminuire la dipendenza del mercato delle multinazionali farmaceutiche e del rischio di carenza del prodotto.

 

Una lettera firmata da Elisa Viliotti (presidente di Avis), Paolo Silvestri (presidente Lega Pasi Battisti), Clerio Bertoluzza (presidente associazione donatori volontari sangue e plasma valli dell'Avisio) e Michele Sassudelli (Gruppo autonomo donatori di sangue Vigolo Vattaro) inviata ai vertici di piazza Dante, il presidente Maurizio Fugatti e l'assessora Stefania Segnana, e di Apss, il dg Antonio Ferro, il dirigente generale dipartimento salute Giancarlo Ruscitti e la direttrice facente funzione del servizio di immunoematologia e trasfusione Paola Boccagni. Per conoscenza è stata trasmessa alla quarta commissione della Pat, a tutti i consiglieri provinciali e al presidente della Consulta provinciale della Salute Renzo Dori.

 

 

"E' la prima volta che le 4 associazioni condividono problemi e preoccupazione per una situazione che penalizza oltre 24 mila donatori. Vogliamo migliorare il sistema, proponiamo un documento etico e sanitario: uniamo le forze per riuscire a far diventare il Trentino autosufficiente", dice Silvestri. "Le potenzialità non vengono sfruttate e qualcosa non va nella programmazione: così si mettono a rischio sopravvivenza e in difficoltà le associazioni più piccole". Un concetto ribadito anche da Sassudelli: "C'è una carenza organizzativa e una difficoltà di comunicazione con la banca del sangue che spesso non fornisce i dati e le informazioni corrette ai donatori. Inoltre i tempi sono molto lunghi per le visite di idoneità: 10 aspiranti donatori hanno dovuto attendere anche più di due mesi. L'impressione è quella che gli sforzi dei volontari non vengano considerati". 

 

I medicinali plasmaderivati sono specialità farmaceutiche prodotto a partire dalle proteine contenute nel plasma per integrare componenti mancanti nel sangue. "Nella maggioranza dei casi non hanno alternative terapeutiche - prosegue l'Avis, realtà da 21 mila soci - tanto da essere considerati farmaci salva vita e le immunoglobuline sono state definite dall'Oms come essenziali". 

 

La raccolta del plasma ha subito un duro colpo durante la pandemia Covid ma in Italia si è riusciti a reggere l'urto. Negli Stati Uniti la raccolta è crollata nel 2020 tra il 20% e il 40% mentre nella penisola solo dell'1,6%.

 

"Se il gesto della donazione è motivato da vocazione solidaristica e non dal vantaggio personale l'impegno è più forte, anche del timore di contrarre il virus. L'autosufficienza di plasma - spiega Viliotti - in un sistema di donazione volontaria quale quello italiano consente la fondamentale stabilità della donazione, dalla quale consegue anche la programmazione degli interventi chirurgici e la somministrazione delle cure. Una donazione consapevole è molto importante poi in chiave preventiva e più efficacie".   

 

In Trentino nel 2021 sono stati raccolti 7.216 chili di plasma che equivalgono a 13,2 chili ogni 1.000 abitanti e a una copertura del 75% del fabbisogno provinciale, un dato che vale solo la 14esima posizione tra le Regioni e Province Autonome rispetto alla soglia di indipendenza dal mercato che corrisponderebbe a 18 chili/1.000 abitanti.

 

Negli ultimi dieci anni la raccolta di plasma in Provincia è oscillata da 6.384 chili del 2010 a 7.601 chili del 2014 per passare a privilegiare la raccolta di tipo A (si parte da 3.438 unità nel 2011 per una riduzione graduale fino alle 933 unità del 2021) rispetto a quella di tipo B da separazione di sangue intero. 

 

"Moltissimi donatori di plasma sono stati progressivamente dirottati alla donazione di sangue intero che è così passata da circa 18 mila unità (che corrispondeva al fabbisogno trentino) a più di 25 mila unità, consentendo di contribuire all’autosufficienza nazionale attraverso l’esportazione di 6/7.000 sacche corrispondenti a un’entrata di bilancio di circa 1.800.000 euro: non si deve perdere di vista il fabbisogno e questa scelta non può essere condivisa. Un raccolta equilibrata consente una migliore gestione dei costi e un vantaggio sul fronte delle risorse pubbliche".

 

E il Trentino potrebbe fare di più nella raccolta. "L’indice di penetrazione dei donatori sulla popolazione residente è tra i più alti in Italia (4%) a fronte di un indice donazionale di solo 1,1 (contro una media nazionale di 2,1), quindi c'è ampio margine per aumentare le plasmaferesi e raggiungere l’autosufficienza di plasmaderivati. Si evidenzia - spiega Viliotti - il pericolo di un aggravamento della non autosufficienza trentina nonché l’aumento della dipendenza dal mercato con conseguente rischio di difficoltà di approvvigionamento in un momento storico caratterizzato dalla scarsità del prodotto".

 

Nel periodo gennaio-marzo 2022 il conferimento del plasma trentino all'industria per la lavorazione è notevolmente diminuito: plasma di tipo A 210 chili nel 2021 e 134 chili nel 2022 (-36,10%), plasma di tipo B 1.833 chili nel 2021 e 1.759 chili nel 2022 (-4%). "L'anno scorso il calo del 10% era atteso perché sono state differite le attività programmate, le sale operatorie sono state chiude e la richiesta dell'Apss sono diminuite. A fronte però di dati inferiori - spiega Silvestri - siamo riusciti a rispondere alle esigenze".

 

Un altro nodo è sulla difficoltà della banca del sangue. "Le associazioni sono consapevoli del ruolo e questa attività è sempre più professionalizzata. Inoltre mettiamo a disposizione il personale medico e infermieristico. Ma ci sono forti difficoltà di carattere strutturale: per esempio a Cavalese la situazione non è felice mentre a San Giovanni di Fassa gli spazi sono adattati. L'emergenza Covid ha acuito le carenze, ormai ci misuriamo da 3 anni con provvedimenti tampone. Noi siamo propositivi nel trovare soluzioni ma manca il dialogo e la possibilità di aprire un confronto", continua Bertoluzza mentre Silvestri evidenzia: "Criticità che riguarda anche la carenza degli organici: il primario è in aspettativi e c'è una facente funzione, Paolo Gottardi va in pensione a fine luglio e un'altra professionista ha vinto un concorso fuori Regione. Manca personale e mancano operatori esperti. Una situazione complicata sul fronte organizzativo, tanto che alcuni donatori in questi sono stati mandati a casa per l'assenza di addetti in determinate giornate".

 

Le associazioni evidenziano la necessità di rinnovare i macchinari e riqualificare le strutture. "A Trento in via Malta gli spazi non sono più idonei, si può fare meglio anche a Rovereto. Le strumentazioni sono sotto utilizzate - aggiunge Viliotti - vengono impiegate per un quarto della capacità: si aggiunge che sono molto datate e andrebbero cambiate per un centro moderno e all'avanguardia. Come Avis abbiamo bloccato a bilancio 100 mila euro per l'acquisto di una nuova attrezzatura di ultima generazione. Ci è stato detto di aspettare per portare a termine la riorganizzazione: sono passati 3 anni e non abbiamo più saputo nulla, nonostante le sollecitazioni". 

 

Il mondo della dotazione di sangue e plasma chiede un cambio di passo alla politica. "Questo settore non può essere esclusivamente demandato ai tecnici: servono scelte e linee della Provincia. Serve una pianificazione seria, condivisa e concertata. E' urgente aggiornare e rinnovare il piano sangue provinciale, scaduto a dicembre scorso. Programmare poi l'autosufficienza trentina, un obiettivo sostenibile e possibile. E co-progettare una campagna promozionale per la sensibilizzazione della raccolta del plasma e poter contribuire alla elaborazione degli obiettivi del nuovo bando del conto lavorazione plasma dell'accordo Naip (un accordo interregionale, in questo caso il capofila è il Veneto con altre 8 Regioni per la fornitura in conto lavorazione di 190 tonnellate di plasma)", conclude Viliotti.

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