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| 24 set 2022 | 06:01

Olimpiadi 2026, Malagò a Il Dolomiti: ''A Piné interventi comunque necessari''. Ai giovani che manifestano: ''Giochi poco impattanti, ci sono già quasi tutte le opere''

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò: "Atlete e atleti vittime del cambiamento climatico". E sui rincari: "La crisi economica morde, in alcuni casi ci sono situazioni drammatiche. Penso però che bisogna guardare avanti e cercare di andare avanti: se ci cristallizziamo a ieri oppure a oggi si resta paralizzati"

TRENTO. "Abbiamo costruito un dossier, che è stato votato a livello internazionale e ha vinto la candidatura: questo piano prevede Baselga di Pinè e quindi l'intenzione è chiara". A dirlo a Il Dolomiti è il presidente del Coni nazionale, Giovanni Malagò, che conferma anche la scelta della pista da bob a Cortina: "Le parole delle scorse settimane di Thomas Bach (presidente del Cio) hanno chiarito ogni aspetto". 

 

La cornice del Festival dello sport di Trento è un'occasione per fare il punto sull'avanzamento lavori per arrivare pronti all'appuntamento a cinque cerchi. I campi gara più discussi sono quelli di Cortina e di Baselga di Pinè. In Trentino ci si avvia verso la fine della progettazione degli interventi per poi avviare i cantieri il più velocemente possibile (Qui articolo). Ma il numero uno del Coni ribadisce che l'impegno è preso, il dado è stato tratto e da queste ipotesi di venues non si torna indietro, salvo causa di forza maggiore.

 

"Ogni tanto qualcuno cerca di entrare a gamba tesa - dice Malagò - ma queste situazioni richiedono conoscenza e competenza della materia. Ci sono interventi di persone intelligenti e capaci ma che non possono avere in mano tutti gli elementi. Mi sembra che l'incontro con Bach abbia definitivamente chiarito ogni aspetto". Insomma, la pista da bob viene ancora una volta puntellata; discorso simile anche per l'Ice rink. "Dobbiamo metterci nell'ordine di idee che abbiamo lavorato per costruire un dossier per svolgere delle Olimpiadi su più territori: qui a Baselga di Pinè abbiamo l'unico impianto per il pattinaggio velocità. E' anche un Centro federale che dobbiamo valorizzare, sostenere e migliorare. Sono le procedure utilizzate anche per Anterselva con il fondo, Bormio e Cortina per la parte alpina".

 

Insomma, si parte dal dossier. "L'Italia - evidenzia Malagò - è stata votata e ha ottenuto fiducia su quel piano: si dovrebbe cercare di cambiare il meno possibile rispetto a quanto scritto e presentato. Naturalmente si possono avere altre idee e non condividere alcune scelte, si rispettano tutte le posizioni ma cambiare non sarebbe serioQuesto è il mio pensiero di base e penso che sia valido anche per il Cio: gli impegni devono essere rispettati". 

 

In particolare il mondo ambientalista si è più volte schierato contro la scelta di Baselga di Pinè e, soprattutto, del bob a Cortina. Nelle scorse ore il corteo di Fridays for Future ha manifestato più di una preoccupazione per gli impatti ambientali e per il rischio degli interventi per portare avanti le Olimpiadi.

 

Ma il presidente del Coni appare deciso sulla bontà delle Olimpiadi. "Rispettiamo le posizioni di tutti, anche se alcune sembrano contrarie a prescindere e per principio. Poi ovviamente rappresento il mondo sportivo - spiega Malagò  - questi sono i Giochi olimpici invernali con meno impatto e con la maggior parte degli impianti già realizzati e operativi. In Trentino, per esempio, si sarebbe dovuti intervenire comunque, questo grandissimo evento diventa un'occasione per migliorare determinate infrastrutture".

 

Inverni più secchi, un'estate caratterizzata dalla siccità e temperature elevate. Il cambiamento climatico è un tema da affrontare. A Pechino l'innevamento artificiale è stato strategico. Le Olimpiadi invernali si sono rivelate, ancora una volta, una manifestazione strategica per l'economia delle aziende altoatesine: i sistemi di innevamento sono targati Technoalpin, i mezzi battipista invece sono griffate da Prinoth e quelli per il ghiaccio da Engo, le viti per l'impianto di slittino sono firmate Rothoblass. Le seggiovie sono invece di Doppelmayr, realtà austriaca ma con una sede operativa anche a Lana (Qui articolo). Le Alpi presentano conformazioni diverse e la neve naturale non dovrebbe mancare.

 

"E' un dato di fatto. E' giusto fare delle riflessioni - continua il numero uno del Coni - ma non si fanno più le Olimpiadi? E proporzionalmente quindi anche le tappe di coppa del mondo e cancelliamo l'agenda internazionale? Alle nostre atlete e ai nostri atleti cosa raccontiamo?  Le atlete e gli atleti non sono responsabili ma vittime del cambiamento climatico. Tanti sono testimonial per sensibilizzare sul rispetto dell'ambiente e se si impedisce a queste figure di essere un sostegno a queste idee e progetti, forse c'è un cortocircuito".

 

Il presidente del Coni, però, evidenzia la necessità di dover accelerare sulle infrastrutture, le Olimpiadi come motore di sviluppo delle aree. "Qualcuno dice che è un grido di allarme - aggiunge - ma siamo a tre anni e cinque mesi dall'appuntamento. Serve cambiare passo e il mio è un intervento che vuole essere da stimolo. Ognuno ha i propri momenti complicati da affrontare nel corso della quotidianità, però è chiaro che se non c'è un immobile, uno stadio, un palazzetto o una venue, allora non si riesce a fare nulla".

 

Un commissario ad hoc? "Non mi piace usare il termine 'serve' - prosegue - ma sicuramente può essere una soluzione. Abbiamo due piani, propositivo e realistico. Tutti gli eventi e tutte le manifestazioni organizzate in Italia sono apprezzate e spesso invidiate, ma si arriva sempre sul filo di lana, all'ultimo secondo utile. Il tempo da perdere inizia a essere poco, le procedure devono rispettare le regole e le leggi ma forse bisogna cambiare metodo".

 

Capitolo villaggio olimpico. "A Milano si procede a pieno ritmo tra iter organizzativo e urbanistico: la finalità è poi importante per rispondere alla carenza di alloggi universitari. Il dossier affronta per Cortina questo aspetto con una filosofia e una tipologia di provvisorietà diversa: ci sono a mio parere idee a livello locale da ascoltare".

 

Un'Olimpiade Milano-Cortina (con Trentino e Alto Adige) che evidenzia la necessità di vie di comunicazione di livello per poter collegare i campi gara. "I finanziamenti ci sono - evidenzia - alcuni progetti sono a terra. Poi le incertezze sono i tempi di attuazione. Qualcosa sarà già pronto per l'appuntamento a cinque cerchi, qualcosa sarà pronto a cavallo del 2026 e qualcosa dopo. Questi eventi possono migliorare alcuni aspetti della viabilità, opere che verrebbero comunque appaltate: la storia insegna che le Olimpiadi possono accelerare la realizzazione di determinate infrastrutture. A Roma c'era solo l'aeroporto di Ciampino, Fiumicino era in previsione: l'hub è entrato a regime dopo le Olimpiadi e credo che sia servito".

 

L'oggi, però, è costellato dalle incertezze sul fronte economico: i rincari delle materie prime e le bollette mettono in ginocchio diversi settori. Una bolletta cinque volte superiore al normale ha portato il Comune di Alleghe a chiudere lo storico centro alpino dell'hockey su ghiaccio (Qui articolo). In Trentino non ci sono chiusure degli impianti in vista ma serpeggia comunque molta incertezza sui costi che interessano le infrastrutture pubbliche: le piscine di Cavalese sono costate in un anno 80mila euro in più, il Palaghiaccio di Trento perde già 60mila euro (Qui articolo).

 

"Abbiamo affrontato questo argomento nella Giunta e nel consiglio nazionale. E' necessario un intervento mirato e preciso della politica, tutti hanno problemi spaventosi. "Ci sono società e discipline sportive più energivore di altre, le piscine e le attività collegate, per esempio, sono in difficoltà ma il settore del ghiaccio è quello messo peggio di tutti. Sono in costante contatto con il presidente della Federghiaccio, Andrea Gios è presente e pressante, ha descritto con competenza il grido di allarme di 55 impianti a capo della filiera, tutti in gravissima crisi: qualcuno non ha aperto, qualcuno ha aperto ma è in procinto di chiudere, qualcuno sarà costretto a chiudere se non si inverte il trend. Rischia di essere un disastro epocale. E' urgente che il nuovo governo predisponga un intervento, prima che il malato muoia: non si parla di cifre clamorose e si potrebbe fare velocemente un intervento tampone con un contributo ai costi energetici che sono cresciuti tantissimo per poi vedere quanto dura questa crisi". 

 

L'Italia è chiamata alle urne domenica 25 settembre. "Mi aspetto dal governo complicità, collaborazione e condivisione. Sono molto fiducioso e non sono preoccupato. La crisi economica morde, in alcuni casi ci sono situazioni drammatiche, anche sul fronte sport di base. Penso però che bisogna guardare avanti e cercare di andare avanti: se ci cristallizziamo a ieri oppure a oggi, si resta paralizzati. Fermare gli investimenti in conto capitale è un errore e non si può durare a lungo. Non solo nel nostro Paese", conclude Malagò.

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