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Trento
15 settembre | 17:50

Professionismo femminile per le atlete? "Tema fondamentale". La presidente del Coni Mora: "Altissimo abbandono delle ragazze ai 16-17 anni"

Il non riconoscimento del professionismo femminile nello sport è solo la punta dell'iceberg di un problema ben più complesso. L'intervista a Mora in occasione della quinta edizione del Festival dello Sport che prenderà il via dal 22 settembre: "Abbandono dello sport per le ragazze è una questione culturale: necessario un cambio di paradigma"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Professionismo femminile nello sport? Dovrà diventare il tema. E dobbiamo allargare il discorso a 360 gradi sullo sport al femminile". E' questo il commento di Paola Mora, presidente del Coni provinciale intervistata da Il Dolomiti in occasione della presentazione del programma della quinta edizione del Festival dello Sport di Trento che prenderà il via giovedì 22 settembre.

 

"Bisogna partire da molto più lontano - spiega la presidente - secondo le statistiche intorno ai 16-17 anni ci sarebbe un grandissimo abbandono dello sport da parte delle ragazze per una questione culturale: è necessario un cambio di paradigma. L'abbandono precoce dello sport è un problema attenzionato al quale si prova a dare risposte. Il nostro impegno è comunque costante anche se non sempre proficuo".

 

Il non riconoscimento del professionismo femminile è infatti soltanto la punta dell'iceberg di un problema ben più complesso. Si consideri che in Italia soltanto alle calciatrici è stato riconosciuto lo sport come lavoro: solo da luglio scorso è entrata in vigore la nuova normativa della Figc che ha introdotto il professionismo nella serie A femminile. "Anche se - commenta Mora - le stesse giocatrici di calcio non hanno ottenuto gli stessi diritti e gli stessi compensi dei colleghi uomini, non è la stessa cosa. Questo perché il calcio femminile, ma in generale tanti altri sport femminili, trovano meno risalto e molto meno spazio anche sui media".

 

Non è un caso che molte sportive cerchino opportunità migliori all'estero, come la giocatrice di rugby trentina Gaia Maris che oltre ad aver collezionato numerosi successi da ben 2 anni veste la maglia della Nazionale italiana. Proprio in questi giorni la giocatrice passerà dal Valsugana Rugby Padova, con cui a fine maggio ha vinto il Campionato italiano, alla squadra londinese Wasps Rugby Football Club, entrando a far parte del campionato femminile più forte al mondo, quello inglese.

 

"Ci giochiamo testimonial importanti per le nostre bambine - conclude Mora - ci vuole un cambiamento culturale. Si dovrebbe partire dalla base, iniziando già da piccole con attività promosse da associazioni, dalla scuola per riuscire ad attirare le ragazze sempre più verso tutti gli sport".

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