Mestruazioni, il tabù delle sportive. Dalla campionessa di nuoto della Capri-Napoli alla rugbista della Nazionale Maris. Bridi: "In pre-ciclo? Netto calo delle prestazioni"
A pochi giorni dall'assegnazione della laurea honoris causa a Federica Pellegrini che ha proposto una lectio magistralis su questo tema, Il Dolomiti ha raccolto le testimonianze di celebri atlete trentine. La nuotatrice Bridi: "A livello di cronometro lo senti, sei più stanca e non riesci a rendere al massimo". La rugbista Maris: "Abbiamo 80 minuti di gioco e siamo in tante. Diverso dalle nuotatrici"

TRENTO. "Ciclo? Ogni donna reagisce a proprio modo. Per me i giorni pre-mestruazioni sono difficili: in acqua ho sempre avuto un netto calo delle prestazioni". E' così che anche Arianna Bridi, nuotatrice trentina, classe 1995, campionessa del nuoto di fondo e prima donna a vincere la Capri-Napoli parla di sport e ciclo mestruale (Qui l'intervista de Il Dolomiti). Se per uno sport "a cronometro" il ciclo può incidere per quelli di squadra il discorso cambia, come testimonia invece la rugbista Gaia Maris, classe 2001 tesserata nella squadra londinese Wasps Rugby Football Club (Qui l'intervista de Il Dolomiti), giocatrice della Nazionale italiana: "Nel rugby abbiamo 80 minuti di tempo e siamo in tante a fare il gioco. L'adrenalina gioca un ruolo fondamentale".
Un tema tabù che le atlete stanno cercando di infrangere, soprattutto nel mondo del nuoto, dove si sta cominciando a parlarne seriamente. Sono passati solo pochi giorni dalla consegna della Laurea Honoris Causa a Federica Pellegrini in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate da parte dell'Università San Raffaele di Roma, il 29 settembre scorso. Il titolo della sua Lectio magistralis? "La donna e la performance sportiva: come il ciclo mestruale può influenzare la prestazione".
La "Divina", proprio nel suo documentario su Amazon, "Federica Pellegrini - Underwater", ha mostrato un allenamento particolarmente faticoso a causa del ciclo: "Non sto facendo fatica, ma non vado più di così", sostiene. La risposta di Tiziana Balducci, medica sportiva a bordo vasca è stata: "E' inutile adesso puntare sull'allenamento, non c'è nulla da fare", rivolgendosi al suo allenatore e ora marito, Matteo Giunta. Pellegrini, tra le prime atlete a sollevare questo tema, dichiara nel documentario: "La mia sensazione era quella di spingere proprio al massimo, ma che i muscoli fossero proprio in stand-by".
Dopo di lei anche Benedetta Pilato, la giovanissima campionessa mondiale nei 100 rana, aveva dichiarato in un articolo di La Repubblica che la sua prestazione "non era stata delle migliori" perché si trovava in pre-ciclo, quando non doveva esserlo. Non è un caso che siano proprio le nuotatrici a parlare di ciclo mestruale, essendo sempre alla ricorsa del centesimo di secondo.
"Io sento proprio che non vado come vorrei, a livello di sensazioni - dichiara Bridi, campionessa trentina del nuoto di fondo nella 10 e nella 25 chilometri - noi siamo sempre sul filo del centesimo di secondo, ogni cambiamento del nostro corpo lo percepiamo tanto. Il ciclo per una sportiva può essere determinante come no, ma sicuramente può provocare dei forti rallentamenti a livello agonistico. Io ho peggiorato molto i miei tempi, che fosse durante un allenamento o durante una gara: a livello di cronometro lo senti, sei più stanca e non riesci a rendere al massimo. Sono giorni in cui percepisco uno sbalzo ormonale, è anche una questione di sensazioni e la testa le segue".
Per questo molte sportive fanno uso della pillola anticoncezionale: "Può essere una soluzione ma non per tutte - prosegue Bridi - di solito si usa per non avere il ciclo durante le gare importanti. La domanda è, meglio lasciare così o inibire a livello fisico?".
Il ciclo nello sport è ancora un tabù oggi? "Nel 2022 penso sia normale poter parlare di un aspetto fisiologico femminile. Tante atlete ne parlano ormai liberamente anche con i propri allenatori, perché deve essere trattato come un qualcosa di 'normale'. Il ciclo può influenzare parecchio le prestazioni di un'atleta, non bisogna avere paura a parlarne".
Il problema sussiste nel momento in cui se ne parla a livello mediatico: "Avere le mestruazioni e non andare bene viene intesa quasi come una scusa - conclude Bridi - non è una giustificazione, ma è un dato di fatto e bisogna normalizzarlo. Spesso per paura di essere accusate si tende a evitare di dirlo dopo una gara. Per un'atleta ricordiamoci però che non è mai facile dire che la prestazione è andata male".
Alle nuotatrici si aggiunge la testimonianza della giovane rugbista Maris, che contribuisce al dibattito offrendo un punto di vista di uno sport di squadra. "Su di me il ciclo non ha un grande effetto sulle prestazioni, ma prendo anche un anticoncezionale ormonale. La mia fortuna è che, a differenza del nuoto, in cui in tot di secondi devi dare tutto, in una partita è diverso, abbiamo 80 minuti per giocare in squadra, in un gruppo. Il disagio per esempio io l'ho eliminato utilizzando la coppetta mestruale. Il discorso non vale per tutte, altre giocatrici hanno un ciclo forte e dolori importanti. Una sensazione comune però è che spesso l'adrenalina mitiga la nausea o i sintomi che si possono avere durante il ciclo. E su 80 minuti ci aiutiamo tutte".















