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Riforma sanità, Nord-Sud-Est e senza Ovest: ecco i tre Distretti sanitari. I medici: ''Ok se non aumentano i dirigenti. Ma difficile fare piani se non si coinvolgono gli operatori''

I tre distretti sono stati individuati dalla Pat, Segnana: "Due aree si configurano a maggior vocazione turistica mentre il distretto Nord ha caratteristiche più prossime alla realtà urbana". Marco Ioppi: "Serve coinvolgere gli operatori che sono ormai fiacchi, stanchi e demotivati a rischio burn out: serve un piano per rendere questo ambito attrattivo per i professionisti migliori. E mancano troppi primari per esempio"

Di Luca Andreazza - 03 gennaio 2022 - 11:55

TRENTO. Tre distretti sanitari: Nord, Sud e Est. Manca solo l'Ovest. Questo prevede la riforma della sanità della Provincia a trazione leghista. Un piano che inizia a prendere forma dopo le bocciature ricevute a più livelli nei mesi scorsi. Intanto emerge un tassello del piano elaborato da piazza Dante e dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

"L'individuazione dei Distretti sanitari - spiega l'assessora Stefania Segnana - era prevista dalla riorganizzazione dell'Apss approvata da questo esecutivo nel corso dell'estate. L'obiettivo è quello di avvicinare i servizi territoriali e ospedalieri al cittadino, garantire equità di accesso e di cure, assicurare una presa in carico integrata del paziente, in collegamento con una rete ospedaliera diffusa".

 

La proposta ha ricevuto il parere favorevole del Consiglio delle autonomie locali il 2 dicembre. "In questo contesto - dice Segnana - il Distretto svolge un ruolo di coordinamento che si esprime prioritariamente tramite il lavoro integrato e la promozione di una collaborazione multiprofessionale, che comprende anche i professionisti della medicina convenzionata. La composizione dei tre Distretti è caratterizzata da un equilibrio per popolazione residente, due aree si configurano a maggior vocazione turistica, quello Sud e quello Est, mentre il distretto Nord ha caratteristiche più prossime alla realtà urbana".

 

I tre Distretti sanitari sono stati organizzati in questo modo: Nord (Comunità Val di Non, Valle di Sole, Rotaliana Koenigsberg, Paganella, Valle dei Laghi e Territorio Val d'Adige); Sud (Comunità Giudicarie, Alto Garda e Ledro, Vallagarina e Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri); Est (Comunità Alta Valsugana e Bernstol, Valsugana e Tesino, Primiero, Comun General de Fascia, Val di Fiemme e Valle di Cembra).

 

I Distretti sanitari nel disegno provinciale dovrebbero quindi favorire, tramite un forte coordinamento, l’equità di accesso ai servizi e l’omogeneità delle cure sul territorio provinciale. Al centro dovranno essere messi i bisogni, sempre più complessi, dei pazienti, soprattutto cronici, con necessità di essere seguiti in continuità tra ospedale e territorio. All'interno dei Distretti andranno istituite reti professionali locali, dove promuovere un approccio integrato dal punto di vista professionale e organizzativo nello svolgimento dei processi assistenziali e per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi.

 

In questo ambito troverà collocazione la direzione dei dipartimenti territoriali e dei dipartimenti transmurali ospedalieri-territoriali, secondo un modello di “territorio policentrico”, mentre presso l'ospedale della rete aziendale sarà collocata la direzione dei dipartimenti ospedalieri, secondo un modello di “ospedale policentrico".

 

"Si possono adottare tutte le organizzazioni che si reputano funzionali - commenta Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici - purché non si aumentino i ruoli dirigenziali e la burocrazia ma si agevoli invece il contatto diretto con i bisogni dei pazienti e la vicinanza alle persone. C'è questa speranza e tre aree possono anche andare bene; certo il piano di Trimarchi era suggestivo e razionale con 6 Distretti più omogenei e uniformi, senza il rischio di zone di serie A e di serie B".

 

Il riferimento va al "Cubo di Rubik". La riorganizzazione in questo caso avrebbe previsto 6 servizi distrettuali più o meno omogenei per bacino di popolazione: "valli di Non e Sole - Paganella-Rotaliana-Konigsberg" (90.114 abitanti); "valli di Cembra-Fiemme-Fassa" (41.289 abitanti) e "Alta e Bassa Valsugana-Primiero" (91.844 abitanti), "valli Giudicarie-Alto Garda e Ledro" (88.210 abitanti), "Vallagarina e Altipiani Cimbri" (96.155 abitanti) e "valle dell'Adige/valle dei Laghi" (133.486 abitanti).

 

Un piano sviluppato da un professionista molto stimato nel settore della sanità e che, seppur ancora in fase embrionale, stava trovando un certo apprezzamento trasversale. La Giunta provinciale invece aveva preferito fermare quel progetto per portare avanti quello un'altra ipotesi di organizzazione che in 48 ore aveva ricevuto la bocciatura di tutti sindacati, tecnica con la "memoria" di tutti gli Ordini delle professioni sanitarie (Qui articolo) e infine politica con il parere negativo in Quarta commissione provinciale con un voto contrario schiacciante (Qui articolo).

 

Nonostante la delusione dei vari comparti (Qui articolo), la riforma della sanità procede e si lavora al regolamento (Qui articolo). "Non c'è più stato un vero e proprio confronto ma veniamo informati di quanto di volta in volta viene deciso. Noi proponiamo alcune osservazioni ma per il momento non sembrano essere considerate più di tanto. Anche se ogni piano può avere un suo senso permangono diverse criticità. A ogni modo una riforma non può essere portata avanti senza il coinvolgimento degli operatori che sono ormai fiacchi, stanchi e demotivati a rischio di burn out".

 

La chiave per l'Ordine è quella di valorizzare il capitale umano, messo particolarmente sotto pressione dalla lunga emergenza Covid. "Il contratto è fermo dal 2004 e c'è una carenza ormai strutturale di personale: ci sono zone senza medico di base e reparti, per esempio al Santa Chiara, senza primario, come rianimazione, medicina interna, pneumologia, malattie infettive, protonterapia e ginecologia. Settori essenziali e vitali per una struttura di riferimento, bisogna rimediare e risolvere queste situazioni, altrimenti l'operatività viene messa a rischio in tutto il sistema. Dopo 2 anni molto intensi, il personale sanitario deve sopperire ai mancati reintegri e alle sospensioni dei sanitari no vax. Il problema è sempre più grande e più complesso, però non ci sono indirizzi o previsioni di investire sui professionisti. Nelle altre Regioni le persone vengono richiamate e costruiscono ponti d'oro per assicurarsi i migliori, qui invece non c'è un piano per rendere il comparto più attrattivo, l'unica idea che abbiamo sentito a suo tempo è quello dello skipass, un'idea offensiva: abbiamo visto poche proposte concrete e che abbiano possibilità di essere attuate", conclude Ioppi.

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