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Riforma della salute, il mondo della sanità: ''Grande delusione, demotivazione a tutti i livelli'' ma nonostante la bocciatura tecnica e politica la Lega tira avanti

Una tripla bocciatura in più o meno 48 ore: prima i sindacati, poi quella tecnica con la "memoria" di tutti gli Ordini delle professioni sanitarie e poi quella politica con il parere negativo in IV commissione provinciale con un voto schiacciante. Dovrebbero essere dei colpi da ko ma invece la riforma della sanità della Lega va avanti

Di Luca Andreazza - 26 agosto 2021 - 06:01

TRENTO. "Si doveva avere il coraggio di sospendere la trattazione. Un colpo di grazia ai professionisti e alle professioni". "Ribadiamo la posizione critica nelle modalità e nei contenuti: un piano troppo generico e poco articolato, un modello prettamente medico con pochi accenni al sociale e nessuna parola sulla psicologia". "Ora sarà l'assessorato ad andare avanti e prendere delle decisioni di cui sarà responsabile". A dirlo Marco Ioppi (presidente dell'Ordine dei medici), Roberta Bommassar (presidente dell'Ordine degli psicologi) e Daniel Pedrotti (Presidente dell'Ordine degli Infermieri). "Una riforma - continua il numero uno dei medici - può essere un'occasione per rivedere il sistema che così invece rischia di essere messo in difficoltà per i prossimi anni perché intervenire poi è complicato: non basta una cornice, servono i contenuti; non basta solo la quantità, serve anche la qualità".

 

Una tripla bocciatura in più o meno 48 ore: prima i sindacati, poi quella tecnica con la "memoria" di tutti gli Ordini delle professioni sanitarie (Qui articolo) e poi quella politica con il parere negativo in Quarta commissione provinciale con un voto schiacciante (Qui articolo). Dovrebbero essere dei colpi da ko ma invece la riforma della sanità della Lega va avanti: la delibera verrà portata in Giunta e poi via libera al regolamento.

 

Nel frattempo si è aggiunto al fronte del "fermi tutti" anche l’Ordine regionale degli assistenti sociali, "escluso dalle consultazioni che si sono tenute in questi giorni. Continuare a considerare la salute solo una questione sanitaria - commenta la presidente Angela Rosignoli - senza tenere presenti gli aspetti sociali è miope e decisamente poco lungimirante. Escludere il sociale significa non sentire la voce di chi si deve occupare di un parente anziano che viene dimesso dall’ospedale e non sa come muoversi, di chi è solo senza alcuna rete di sostegno e non conosce i propri diritti, di chi è più fragile e ha ancor più bisogno di essere tutelato".

 

E' stata la prima volta nella storia del Trentino che una decisione così importante e che riguarda direttamente la popolazione approda in Provincia con un parere negativo da parte della commissione competente. Un parere non vincolante, seppur significativo. Forse un'altra anomalia è quella che non ci sarà una discussione in Consiglio provinciale. Insomma, la proposta ha fatto il pieno "No" ma a quanto pare poco importa. Un "ospedale policentrico" per valorizzare i territori quando il Cal ancora non è stato sentito dalle autorità sanitarie e provinciali. 

 

Un piano definito "vago", "indefinito" e con "criticità che compromettono l'impianto complessivo" dai tecnici, dagli addetti ai lavori e dalla componente politica. A fronte delle rassicurazioni che poi il regolamento sarebbe stato completato con le osservazioni emerse (ma come detto non ci sarà una discussione in Provincia) a rendere ancora più superficiale una delibera a questo punto arrivata sbiadita e che avrebbe richiesto più d'un supplemento di riflessione su un comparto fondamentale, a maggior ragione oggi a causa pandemia Covid

 

"In questi quasi tre anni di legislatura - dice Ioppi - siamo passati dalla volontà di tagliare risorse (l'ipotesi di efficientamento da 120 milioni: 10 milioni di euro nel 2020, poi 20 nel 2021, 40 nel 2022 e infine 50 milioni di euro nel 2023) a questa riforma ma non si capiscono le motivazioni, le direttrici e gli obiettivi. Si parla di sistema diffuso e di rete, di prossimità e di territorio: belle e corrette parole, ma nei fatti non si conoscono i contenuti e come si intende realizzare la riforma. Tutto troppo nebuloso e generico: siamo naturalmente aperti a innovazione e miglioramenti, però in questo caso non si capisce il senso del cambiamento".

 

E ora le incertezze potrebbero riguardare anche l'attuazione del regolamento che richiederà un grandissimo lavoro per convincere un mondo sanitario a dir poco scettico. "Ancora una volta è stata minata la missione di un professionista alla base. C'è già una forte demotivazione a tutti i livelli - aggiunge Ioppi - l'operatore sanitario dovrebbe essere centrale nelle decisioni, avere autonomia e responsabilità. Invece sono sempre gli ultimi a venire a sapere tutto perché l'impostazione è ancora troppo verticistica: anche se molto tardivi ci sono stati degli incontri, ma mancano gli spazi del dibattito. I tavoli vengono convocati solo per formalità, vengono mostrate le slide e spesso non ci sono domande perché c'è una sfiducia generale o perché c'è un rapporto di subordine troppo stretto che non favorisce le discussioni e un dipendente non sempre si fida a contraddire un superiore".

 

Metodo e modo che non tornano. "Non abbiamo avuto la possibilità di partecipare in maniera attività. In particolare - evidenzia Bommassar - gli aspetti bio-psico-sociali vengono ancora una volta sottaciuti: l'infermiere di prossimità è fondamentale e si dovrebbe prevedere lo psicologo di prossimità per poter agire al primo livello. L'emergenza Covid evidenzia l'importanza dell'inter-professionalità e di un'organizzazione integrata a favore del cittadino. C'è delusione sulla riforma e non si può accettare una presentazione vaga e aspettare il regolamento: tecnicamente non si può accettare di lasciare carta bianca e un atto di fiducia per un provvedimento che andrà a influenzare per i prossimi anni il benessere e la salute della popolazione".

 

Un piano a ridosso dalla scadenza. "Siamo stati sentiti solo 8 giorni prima della scadenza dei termini e abbiamo dato il nostro contributo - continua Pedrotti - pur dichiarando che ci sono forti criticità, anche di metodo. Noi ci aspettiamo che l'assessora valuti in modo attento le nostre istanze e che vadano a integrare la delibera. Sono proposte che hanno visto la forte condivisione tra tutti gli Ordini e che riguardano importanti contenuti di indirizzo per l'Apss per il suo potenziamento e per la valorizzazione delle professioni sanitarie. La necessità è quella di coinvolgere i professionisti ma la responsabilità ora è dell'assessorato".

 

Ritornano sul punto anche i sindacati. "La Giunta ha voluto bruciare le tappe per arrivare all’approvazione della riforma, ma con la bocciatura arrivata in IV commissione, l’esecutivo non può andare all’approvazione di un provvedimento che rischia di scontentare tutti, ma soprattutto di non migliorare in termini di efficienza e di qualità l’assetto della sanità trentina, lasciando anzi completamente irrisolti i nodi critici", spiegano Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "Auspichiamo che con umiltà l’assessora Segnana prenda atto del parere negativo espresso dalla quasi totalità dei consiglieri di maggioranza e di minoranza e avvii un confronto concreto e non solo formale sui contenuti del nuovo disegno organizzativo. Se così non fosse sarebbe un vero schiaffo al Consiglio provinciale".

 

I dubbi delle parti sociali restano. "Perplessità su un provvedimento estremamente vago e indefinito in molti punti, una vera e propria 'mini controriforma', più attenta a logiche di consenso elettorale che miglioramento dell’assistenza sanitaria per i cittadini e le cittadine; più orientato a tracciare una linea di demarcazione rispetto all’attuale modello più che a valutare in modo critico e costruttivo le eventuali disfunzioni", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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