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| 11 feb 2022 | 12:51

Sputi, sangue, uomini incappucciati che picchiano gli altri tifosi, la lettera di un papà: ''Ecco perché mio figlio mi ha detto che non vorrà più tornare allo stadio''

Il bambino aveva chiesto espressamente al papà di essere portato per la prima volta allo stadio Meazza a vedere il derby Inter-Milan. Ecco cosa è successo nel racconto di un papà e che non ha avuto eco sui media: ''Ben presto il clima festoso si è trasformato in un incubo. Mio figlio, di fronte a tanta violenza, si è impressionato e si è messo a piangere a dirotto. Chiedendomi di tornare subito a casa''

Sputi, sangue, uomini incappucciati che picchiano gli altri tifosi

MILANO. Porta il figlio di 9 anni per la prima volta allo stadio per vedere il derby Inter-Milan. Dovrebbe essere l'occasione in cui il piccolo si innamora del calcio, delle luci di San Siro, dei suoi beniamini che scendono in campo e dei colori della sua squadra del cuore e invece l'esperienza si concluderà con il bambino che implora il padre di riportarlo a casa dopo aver ricevuto sputi, insulti, gettate di birra dagli altri ''tifosi'', dopo aver visto un ragazzo cadere dall'alto e sbattere la testa sul cemento per rialzarsi grondante di sangue, dopo aver temuto per la sua vita all'arrivo di un gruppo di ultrà incappucciati che hanno cominciato a picchiare chiunque trovassero davanti.

 

E' una lettera davvero colma di tristezza quella pubblicata oggi dal Corriere dello Sport che merita di essere ripresa perché dà il segno del livello (pessimo) in cui versa il calcio italiano. Lontani dalle telecamere, dagli pseudo campioni, dalle pubblicità e dai milioni spesi per i trasferimenti, i procuratori e gli stipendi dei calciatori, lontani dalle lamentele perché si gioca a capienza ridotta e dai piagnistei delle società per chiedere al Governo sostegni economici questo è quel che succede in uno stadio italiano. A scrivere tra le altre cose è un magistrato, Roberto Spanò, presidente della sezione Penale del Tribunale di Brescia. E' lui che ha portato il suo bimbo a vedere il big match della Serie A domenica ed è rimasto letteralmente scioccato. 

 

Caro direttore, scrivo per segnalare gli incresciosi episodi di cui sono stato – purtroppo – spettatore nella giornata del 5 febbraio. In occasione del derby Inter-Milan. Verificatisi, a mio giudizio, anche e soprattutto a causa delle gravi manchevolezze evidenziate dal servizio d’ordine gestito dalla società ospitante''. Scrive il papà spiegando che sabato pomeriggio si era recato al Meazza ''a seguito delle insistenze di mio figlio di 9 anni, che mai aveva assistito prima di quel momento dal vivo a una partita di calcio''.

 

Padre e figlio si sono ritrovati nel primo anello blu. Assiepati lungo la ringhiera dell’anello superiore però ecco i tifosi della squadra avversaria. ''Una volta raggiunti i posti assegnati, il clima festoso vissuto all’esterno si è infatti ben presto trasformato in un incubo. Dall’alto è cominciato a piovere di tutto. Acqua, birra e, soprattutto, sputi. Per sottrarre me e il bambino al tiro al bersaglio mi sono avvicinato alla ringhiera dietro la porta. Giusto in tempo per vedere sotto i miei occhi un ragazzo cadere nel vuoto a testa in giù a un altezza di più di due metri in un eccesso di esultanza dopo la rete segnata dall’Inter. La scena è stata di notevole impatto. Dapprima il tifoso non ha dato segni di vita. Poi, quando si è girato, aveva il volto completamente imbrattato di sangue. L’incidente è sfuggito del tutto agli steward, intervenuti solo a seguito di ripetute invocazioni di soccorso da parte dei presenti”.

 

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Successivamente, infatti, ''un gruppo di persone vestite di nero e incappucciate si è materializzato all’improvviso nel nostro settore iniziando a colpire con calci e pugni tutti coloro che trovavano sulla loro strada, provocando un fuggi-fuggi generale''. Gli steward? Non pervenuti. ''Mio figlio, di fronte a tanta violenza, si è impressionato e si è messo a piangere a dirotto. Chiedendomi di tornare subito a casa. Mentre cercavo di tranquillizzarlo, anche con l’aiuto di altri spettatori che, vedendo la scena, si erano inteneriti, sono proseguiti gli sputi e il lancio di oggetti. Tra cui due bottiglie di plastica che hanno reso vano ogni ulteriore tentativo di sdrammatizzare ciò che accadeva''.

 

Un disastro collettivo, una sconfitta di tutti per un bambino che se ne è andato dallo stadio con il peggior ricordo possibile di quella drammatica esperienza. ''Con grande amarezza - conclude il padre - ma senza poter ribattere, nel rincasare ho appreso che mio figlio non ha intenzione di mettere più piede in uno stadio di calcio. Aggiungo che quanto accaduto non ha avuto nessuna eco, per quanto a mia conoscenza, sui mezzi d’informazione. Men che meno sono state mostrate le riprese televisive dei disordini. Evidentemente si è preferito nascondere la polvere sotto il tappeto per non danneggiare l’immagine che si vuole dare all’estero del campionato italiano''. 

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