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''Tutte per uno, Pinot Nero per tutte'', una masterclass ''alla cieca'' con 9 degustazioni delle Donne del vino al Merano Wine Festival

Degustazione per capire, per onorare il blasone del vitigno e omonimo vino. Originato da uno spontaneo incrocio di viti nel convento di Beze nel VII secolo, accudito poi dai certosini nel XII secolo, con la Borgogna che diventa la patria di questa varietà. Che lentamente ha contribuito alla creazione di altri vitigni europei

Di Nereo Pederzolli - 03 novembre 2022 - 20:37

MERANO. Il via è scandito dal tintinnare dei bicchieri, dal vocio della folla di oculati bevitori che cercano di assaporare quanto di meglio propone una minuziosa selezione di vini e l’altrettanta meticolosa operazione di marketing. In ogni caso il Merano Wine Festival è l’apoteosi del buon bere. Che quest’anno lascia spazio anche alle Donne del Vino.

 

Quote rosa, ma non per onorare il gentil sesso: rosa per dimostrare l’autorevolezza di una schiera di vignaiole, enologhe, imprenditrici di tutto quanto valorizza il buon bere enoico. Donne che in apertura della kermesse propongono una prestigiosa degustazione di Pinot Nero, il vino forse intrigante e - sicuramente -uno dei più difficili da realizzare.

 

Una sfida raccolta al Merano Wine Festival da Romina Togn, delegata delle Donne del Vino del Trentino Alto Adige, imbastendo una Masterclass "alla cieca" con ben 9 diverse declinazioni di Pinot Nero. Lei, caparbia giovane imprenditrice con le due sue sorelle è abituata alle sfide. Infatti porta avanti con successo i progetti ultradecennali avviati dal padre Luigi Togn, un sapiente "patriarca" che continua a stimolare nuove iniziative vitivinicole.

 

Così la "quota rosa" si tinge dei colori suadenti del Pinot Nero. Il motto scelto da queste donne enoiche non lascia dubbi: "Tutte per uno, Pinot Nero per tutte". Con Togn guideranno la degustazione alcune delle più note interpreti del buon bere.

La guida alla degustazione sarà di Rosaria Benedetti, la più competente tra la sommelieres, affiancata da 4 produttrici altoatesine, altrettante trentine e dalla sorella di Romina, Valentina Togn. Il Pinot Nero non teme confronti. Così l’ospite d’onore è Ottavia Giorgi di Vistarino, una Donna del Vino Lombardia, nonché importante produttrice di vino nell’Oltrepò pavese.

 

Degustazione per capire, per onorare il blasone del vitigno e omonimo vino. Originato da uno spontaneo incrocio di viti nel convento di Beze nel VII secolo, accudito poi dai certosini nel XII secolo, con la Borgogna che diventa la patria di questa varietà. Che lentamente ha contribuito alla creazione di altri vitigni europei.

 

Infatti il Pinot Nero è il risultato di un incrocio spontaneo tra il Traminer e un Pinot ancestrale simile al Pinot munier, così chiamato per la singolare peluria delle sue foglie. Il Pinot Nero quindi, incrociato con queste varietà provenienti da Oriente, ha dato origine allo Chardonnay e ad altri quindici vitigni della regione borgognona tra quali i più importanti sono il Melon e i Gamays. Tracce genetiche di Pinot Nero sono riscontrabili anche nel Lagrein e nel Teroldego.

 

In Italia malgrado sia un vitigno adatto soprattutto alle regioni temperato-fresche, si diffuse lungo tutta la Penisola fino alla Sicilia, a partire dalla fine del 1800 per la sua costante produttività e per l’elevato tenore zuccherino. L’Oltrepò pavese è oggi la zona italiana che presenta la maggiore superficie di Pinot nero, con circa  2.000 ha, ma che lo vinifica soprattutto in bianco per la presa di spuma.

 

Il clima temperato del Trentino Alto Adige, simile per alcuni aspetti a quello più continentale della Borgogna (esposizione ad Ovest, altitudini intorno ai 300-400 metri, presenza di brezze di monte che consentono buoni sbalzi termici tra giorno e notte, e così via), è quello che consente una produzione di Pinot neri vinificati in rosso comparabile, per descrittori sensoriali, a quella francese. Sensazioni e riscontri che le Donne del Vino invitano a scoprire nelle degustazioni del Merano Wine Festival.

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