Contenuto sponsorizzato

Violenza assistista in aumento, parlano le strutture di accoglienza: "I bambini hanno assoluto bisogno di essere ascoltati, un trauma che può accompagnarli per sempre"

Con l’istituzione del Codice rosso sono aumentate anche le denunce per violenza di genere e sui minori, che sono sempre più spesso vittime della violenza intrafamiliare: in Italia il 17,2% dei figli sopravvissuti era presente durante il delitto e il 30% di loro ha ritrovato il corpo della madre, riporta Save the Children. Il Villaggio del Fanciullo, Casa della Giovane e Casa Padre Angelo sono solo alcune delle strutture trentine che confermano come questo fenomeno si ripercuota sui bambini

Di Francesca Cristoforetti - 26 January 2022 - 11:56

TRENTO. “Femmicidi, i bambini sempre più spesso vittime, con le loro mamme, della violenza intrafamiliare, in aumento durante la pandemia”. È un triste resoconto quello di Save the Children che riporta un dato drammatico riguardo la situazione in Italia. L’organizzazione sottolinea come tra gli orfani di femminicidio, il 17,2% dei figli sopravvissuti (di cui oltre il 70% minori) era presente durante il delitto e il 30% di loro ha ritrovato il corpo della madre (di cui il 18% minorenne), con danni devastanti sulle loro vite: “Indispensabile rafforzare la rete per sostenere le donne e i bambini vittima di violenza assistita”.

 

Il Trentino non si discosta di molto da questo scenario, visto che solo nel 2021 sono raddoppiati gli interventi con 121 le richieste agli psicologi dell’Apss (a fronte dei 65 dell’anno precedente), di cui un 30% per ascolto di minori. L’attivazione del “Codice rosso”, quindi la conseguente collaborazione tra psicologi e le forze dell’ordine a supporto delle vittime di violenza di genere o minori, ha sicuramente dato una spinta nel denunciare. Sul territorio sono diverse le strutture che accolgono donne e bambini in difficoltà e che svolgono una funzione di protezione, dal Sos Villaggio del Fanciullo, alla Casa della Giovane, alla Casa accoglienza alla vita Padre Angelo.

 

“I minori hanno assoluto bisogno di essere ascoltati – sostiene Alberto Pacher, attuale presidente del Villaggio del Fanciullo ed ex sindaco di Trento – la violenza assistita è un trauma vero e proprio che non può essere sottovalutato, ma che deve essere trattato fin da subito altrimenti può accompagnare la persona per tutta la vita”. 

 

Questo fenomeno, sottolinea anche Save the Children, è una delle peggiori forme di maltrattamento sui minori, con effetti molto gravi dal punto di vista fisico, cognitivo, comportamentale e sulle capacità di socializzazione delle bambine, dei bambini e degli adolescenti, che proiettano nella propria vita lo stato di insicurezza sperimentato in un ambito familiare caratterizzato da comportamenti violenti agiti nei confronti di madri e figli (Qui l'articolo).

 

L’incremento sul territorio c’è stato “non perché la violenza assistita sia un fenomeno nuovo – prosegue Pacher – ma anche perché per fortuna ora c’è molta più attenzione a questo problema, sono maggiormente sviluppati i sistemi di protezione e di sicurezza per le donne e ci sono più denunce. Per troppo tempo questi traumi sono stati considerati ‘faccende personali e private’, ora le donne hanno preso coscienza che i maltrattamenti vanno denunciati”. Sono moltissimi “gli episodi di tipo traumatico che avvengono all’interno del sistema famigliare e che proprio per questo sono difficili da elaborare. I bambini e le bambine subiscono da una persona che dovrebbe proteggerli e questo crea una sofferenza acuta che ha bisogno di molto lavoro, pazienza, tempo e affetto. Ormai tutti gli studiosi concordano totalmente, e io anche, che questo fenomeno sia un trauma a tutti gli effetti”. Anche al Villaggio del Fanciullo, conferma Pacher “sia adesso che in passato ci sono stati casi di bambini che hanno subito questo trauma”.

 

Flavia Fontana, la presidente di Casa della Giovane aggiunge che “il Codice rosso ha funzionato, aumentando la consapevolezza nelle donne, che nel momento in cui chiedono aiuto sanno che qualcuno le può ascoltare, per questo sono più spinte a comunicare. Adesso sono tante proprio perché prima non denunciavano”. Nella struttura l’accoglienza è indirizzata principalmente a tutte coloro che necessitano di protezione: “Le nostre ospiti sono donne – sostiene Fontana – e ogni tanto mamme con figli minorenni al seguito. Attualmente abbiamo cinque bambini, quindi due nuclei famigliari. La nostra missione è dare una mano a queste ragazze, indirizzandole anche verso una struttura adeguata in base alle loro esigenze, mettendole in contatto con Casa rifugio o il Centro antiviolenza”. Anche la presidente ha riscontrato un aumento delle vittime, anche a causa della pandemia, che “ha peggiorato la situazione perché molte non riuscivano ad allontanarsi e non sempre mariti e compagni vengono allontanati subito”.

 

La violenza assistita “è una forma di maltrattamento”, ribadisce Antonio Mazza, presidente di Casa accoglienza Padre Angelo. “Ci sono delle ricadute – sostiene Mazza – per i bambini che sono spettatori di stili violenti, perché sono senza difese. Le mamme accolte spesso hanno dei vissuti di relazioni violente, a cui i più piccoli hanno assistito. Noi abbiamo avuto situazioni di una certa gravità. All’inizio eravamo più di sostegno a maternità o gravidanze difficili, poi nel tempo c'è stato un cambiamento, ora abbiamo 5 o 6 bambini”. Il presidente di Casa Padre Angelo dichiara che “gli studi insegnano che un infanzia difficile si perpetra nel minore. Noi abbiamo esperienza anche con dei progetti in Uganda, in Africa, dove la violenza diventa un sistema educativo. Dobbiamo partire dalle scuole e insegnare che la cultura non si insegna con il bastone, ma basandosi sul rispetto”. Se da un lato si tutela la donna, dall’altro “si deve lavorare anche sui soggetti violenti”, partendo dall’educazione, fondamentale nelle scuole.

 

Secondo gli ultimi dati disponibili, riportati da Save the Children, al 2020 gli orfani di femminicidio erano 169 in totale, di cui il 39,6% minorenni (67 su 169), il 32,5% (55 su 169) è rimasto orfano anche del padre che si è tolto la vita dopo il femminicidio. Il 46,7% dei figli sopravvissuti (79 su 169) aveva assistito alle precedenti violenze del padre sulla madre e, di questi, il 54,4% era minorenne. “Perdere la propria madre in circostanze così violente – sostiene l’organizzazione – e a opera dell’altro genitore è un evento devastante per un bambino, che assume dei connotati ancora più tragici nel caso in cui i figli siano presenti all’omicidio o ritrovino il corpo della madre: in Italia sono rispettivamente il 17,2% e il 30% dei figli sopravvissuti, rispettivamente il 72,4% e il 18% era minorenne al momento del delitto”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 18 maggio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
19 maggio - 19:13
A Trento per Vasco sono arrivati in tanti: genitori con figli adolescenti, coppie di fidanzati e gruppi di amici. L'attesa sotto il sole non [...]
Cronaca
19 maggio - 18:21
I cuccioli sono stati salvati da una donna che stava correndo nei boschi quando ha sentito i guaiti. Ora sono stati presi in custodia dai volontari [...]
Cronaca
19 maggio - 18:43
Visto il grande afflusso di auto sulla zona di Trento Sud il traffico dell'autostrada viene deviato su Trento Nord. Ecco il piano della viabilità [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato